Archivio fotografico

Fotografico2L’Archivio fotografico della Soprintendenza è costituito dal fondo della ex Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Firenze, cui si è aggiunto il fondo della ex Soprintendenza Archeologia della Toscana nel 2016, a seguito della confluenza nella nuova Soprintendenza delle competenze archeologiche territoriali.

Oltre al patrimonio pregresso, l’Archivio si arricchisce costantemente di nuova documentazione riguardante i vari interventi di tutela, restauro, valorizzazione del patrimonio culturale frutto dell’attività istituzionale svolta dalla Soprintendenza nelle province di Firenze, Pistoia e Prato.

Accesso, consultazione e richiesta di duplicati

L’Archivio consente l’accesso, la consultazione e le richiesta di duplicati agli utenti esterni secondo le indicazioni fornite nella seguente modulistica e documentazione:


• Richiesta di consultazione dell’Archivio Fotografico (fino al termine dell’emergenza COVID-19, l’accesso agli uffici resta limitato e regolato secondo quanto indicato nell’avviso “Accesso del pubblico agli uffici” pubblicato sulla home page)
• Richiesta di fornitura/uso di immagini e video di beni culturali (link )
• Tariffario (link )

Le richieste devono essere inoltrate a: sabap-fi@beniculturali.it

Per i beni culturali in consegna a questa Soprintendenza, questo Ufficio rilascerà una concessione d'uso (artt. 106, c. 1-2 e 107 del D.Lgs. 22/01/2004 n. 42 e ss.mm.ii), fatte salve le disposizioni in materia di diritto d’autore e di terzi.
Per i beni culturali in consegna ad altri enti o istituzioni cui spetta il rilascio della concessione d’uso, questo Ufficio rilascerà un’autorizzazione dopo aver verificato che le modalità di esecuzione delle riprese, qualora necessarie, garantiscano la tutela del bene e che l'uso dell'immagine sia compatibile con il carattere culturale del bene (art. 106, c. 2bis del D.Lgs. 22/01/2004 n. 42 e ss.mm.ii).
Lo stesso vale per i beni culturali di proprietà privata. In questo caso, il richiedente deve allegare alla richiesta anche l'autorizzazione del proprietario del bene ripreso. 

L’articolazione dell’Archivio

L’attuale lavoro di catalogazione e ordinamento, pur all’interno di un unico archivio, mantiene le diverse caratteristiche dei due fondi, architettonico-paesaggistico e archeologico, attraverso un’articolazione in due sezioni distinte
• Sezione Beni Architettonici e Paesaggistici
• Sezione Beni Archeologici

 

BENI ARCHITETTONICI E PAESAGGISTICI

Archivio fotografico ex Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggistici

Apertura al pubblico: MARTEDÌ, dalle 9.00 alle 13.00 (il Servizio di Vigilanza consentirà l'accesso per recarsi all'ufficio fino alle ore 12.00). E' consigliabile accertarsi dell'apertura dell'ufficio il giorno precedente. Telefono: 055 2651813 (fino al termine dell’emergenza COVID-19, l’accesso agli uffici resta limitato e regolato secondo quanto indicato nell’avviso “Accesso del pubblico agli uffici” pubblicato sulla home page)

Responsabile: Francesco Fortino
Informazioni: Giustino Di Sipio

L'importanza che avrebbe avuto la fotografia - pur riconoscendone solo il suo valore documentario piuttosto che la sua funzione interpretativa - per la conoscenza e la conservazione del patrimonio artistico, risulta evidente sin dai primi anni della sua scoperta, annunciata all'Accademia delle Scienze e delle Arti di Francia il 19 agosto 1839 dallo scienziato Aragon, quando venne illustrato il procedimento per ottenere il dagherrotipo.
Già nel 1851 in Francia, l'Administration des Beaux Arts - Commission des Monuments Historiques, dà luogo ad un grande censimento fotografico (Mission Héliographiques) dei monumenti e delle opere d'arte più importanti dell'architettura e dell'arte francesi, affidandone il compito a cinque fra i più grandi fotografi dell'epoca. In seguito la scoperta di nuovi materiali sensibili, oltre allo sviluppo tecnologico e, negli ultimi anni, informatico fa si che la fotografia sia sempre più presente nelle varie fasi che portano alla conoscenza del manufatto da tutelare, restaurare e conservare.
Gli storici dell'arte e gli studiosi adatteranno mano a mano le loro capacità analitiche ai nuovi mezzi messi a disposizione dalla fotografia. Valga fra tutti il giudizio di Adolfo Venturi per il quale la fotografia aveva fornito allo studioso “un metodo più corretto e più sicuro”.
Fra le applicazioni attuali della fotografia, quelle che più da vicino ci riguardano sono:

- la fotografia all'infrarosso, che utilizza pellicole sensibili a questa banda di radiazioni luminose e può fornire, in presenza di superfici dipinte, indicazioni utili sulle “discontinuità cromatiche” e sugli strati preparatori immediatamente sottostanti e comunque non visibili ad occhio nudo. L'immagine che si ottiene è in toni di grigio o, in caso di impiego di negativi a colori, a falsi colori e mostra, appunto, nelle sue differenze “cromatiche”, la diversa origine dei pigmenti colorati presenti. La possibilità di ottenere immagini selettive a partire da diverse frequenze infrarosse, permette di ottimizzare le successive fasi di ricerca (analisi chimiche) riducendo i prelievi necessari alle stesse.
- la fotografia agli ultravioletti (UV), che utilizza normali pellicole a colori e in bianco e nero e che mostra, registrandone la fluorescenza, la presenza di determinate sostanze opportunamente esposte ai raggi ultravioletti di una lampada di Wood.
- la fotografia a luce radente, che risulta utile per evidenziare piccole corrugazioni superficiali.
- la fotogrammetria, che viene utilizzata per rilievi metrici ad alta precisione (si veda il numero 2 di "Notizie di Cantiere" per una descrizione della tecnica e dei lavori effettuati dalla Soprintendenza con il suo Laboratorio di Fotogrammetria Architettonica).
In Italia le prime norme sull'utilizzo della fotografia per la documentazione del patrimonio artistico le troviamo in un Regio Decreto del novembre 1907 “concernente la formazione del catalogo delle cose di interesse storico, archeologico e artistico”. Fra l'altro, vi si precisa che “il catalogo...comprenderà una serie di volumi illustrati per la cui compilazione verranno di volta in volta affidate speciali missioni dal Ministro della Istruzione Pubblica a persone di riconosciuta competenza negli studi archeologici e della storia dell'arte” (da “Storia d'Italia” - l'Immagine Fotografica 1845-1945 Annali 2**, pag 262).

Il Gabinetto Fotografico della Soprintendenza per i Beni Architettonici di Firenze è attivo da più di 50 anni e il suo archivio conserva circa 200.000 pezzi fra lastre e pellicole di vario formato.
Non c'è dubbio che in sè rappresenti, oltre ad un documento importante per la storia del restauro a Firenze, anche un patrimonio da conservare e divulgare.
Ci preme segnalare la necessità e la volontà di realizzare un “archivio elettronico” delle fotografie conservate che permetterà una più agevole e veloce consultazione delle stesse da parte dei funzionari e degli studiosi che quotidianamente usano il nostro archivio

Per ulteriori informazioni storiche e tecniche:

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SEZIONE BENI ARCHEOLOGICI

Personale

Ursula Wierer (funzionario archeologo)
055-2651741 / ursula.wierer@beniculturali.it
Stefano Anastasio
055-2651885 / stefano.anastasio@beniculturali.it

Apertura al pubblico

Previo appuntamento via e-mail a: sabap-fi@beniculturali.it (fino al termine dell’emergenza COVID-19, l’accesso agli uffici resta limitato e regolato secondo quanto indicato nell’avviso “Accesso del pubblico agli uffici” pubblicato sulla home page)

Descrizione

A seguito della ristrutturazione del Ministero nel 2016, e della conseguente confluenza delle competenze archeologiche nelle Soprintendenze ABAP, è stata creata una nuova sezione dell’Archivio Fotografico, dedicata ai Beni Archeologici.

E’ stata acquisita copia della documentazione fotografica della ex Soprintendenza Archeologia della Toscana, con immagini di scavi, monumenti e materiali dai principali contesti archeologici delle provincie di Firenze, Pistoia e Prato. A questa base si aggiungono le documentazioni fotografiche relative ai nuovi interventi di tutela territoriale. Attualmente, il catalogo conta circa 11.000 tra foto digitali e foto digitalizzate da negativi e diapositive.

A questi documenti, si aggiungono quelli del fondo chiuso dell’ex Centro di Restauro Archeologico, che contiene la documentazione fotografica delle analisi e dei restauri eseguiti tra 1966 e 2016. Il fondo è conservato presso la Certosa del Galluzzo e consiste in circa 11.000 negativi, 21.000 diapositive, 3300 radiografie e 600 video (su nastro e digitali), oltre ad alcune migliaia di immagini digitali, in corso di catalogazione. Il fondo documenta, fra gli altri, importanti restauri quali ad esempio quelli dei Bronzi di Riace e di quelli di Cartoceto, così come quelli di molti reperti esposti al Museo Archeologico Nazionale di Firenze (Vaso François, Chimera, Idolino di Pesaro, Minerva, Sarcofago delle Amazzoni per citare i principali) e vari interventi di restauro in importanti cantieri e musei archeologici, toscani e non.

 

ultimo aggiornamento: 24/05/2021