Limonaia grande

Localizzazione: Firenze
Proprietà: Demanio dello Stato

Tipo di intervento: Restauro architettonico

Inizio lavori: 2002
Termine lavori: 2005

Progettisti: Giorgio Galletti; Paolo Mazzoni; Mario Lolli Ghetti; 
                    Paola Grifoni; Loris Stefanini
Direzione lavori: Giorgio Galletti; Paola Grifoni; Mario Lolli Ghetti; 
                             Paolo Mazzoni; Loris Stefanini
Imprese esecutrici: Cellini s.r.l.(opere di decorazione e restauro);
                                 Cerbioni s.r.l. (opere edili);
                                 Rangoni s.r.l.(opere di falegnameria);
                                 Artemusiva (restauro vetri); 
                                 RAM s.n.c. (restauro decorativo);
                                 Nenci e Scarti s.n.c. (fabbri);
                                 Eredi Sabini s.r.l. (ponteggi); 
                                 C.R.C. s.r.l. (opere edili);
                                 Berchielli Gino s.r.l. (impianti termo- idraulici);
                                 Fanfani Bandinelli s.r.l. (impianti elettrici); 
                                 Kerakoll s.p.a. (fornitura Biocalce per intonaci)


Inquadramento storico

Costruita per volere del granduca Pietro Leopoldo tra il 1777 e il 1778 su progetto di Zanobi del Rosso, la Limonaia o Stanzone degli agrumi è uno degli edifici più caratteristici del Giardino di Boboli, arrivato a noi quasi intatto, grazie alla continuità d’uso che ne è stata fatta nei secoli. L’ambiente, infatti, è ancora adibito al ricovero delle collezioni di agrumi (circa cinquecento conche), molto apprezzati dai Medici, sia per le qualità terapeutiche e aromatiche del frutto, sia per la sua bellezza e singolarità. Ancora oggi vi si conservano varietà assai rare o addirittura uniche. La facciata, uno dei pochi esempi del gusto rococò presenti a Firenze, conserva, tuttora, intonaci ed infissi originali.
La Limonaia fu progettata per sostituire il primo ricovero dei vasi che Giorgio Galletti individua con lo Stanzonaccio (vedi alla scheda relativa), una grande tettoia sorretta da pilastri in muratura di pietrame, situata nel Giardino degli Agrumi lungo le mura urbane trecentesche, edificio che si rivelò inadatto a tale uso, forse anche per la sua ubicazione.
Il ‘Nuovo Stanzone per i Vasi’ fu edificato nel luogo in cui Cosimo III, nel 1677 aveva fatto costruire il Serraglio degli Animali, in cui erano tenuti animali esotici delle specie più disparate, ed animali per la caccia e per la cucina. Il luogo, tuttavia, era in pieno decadimento, tanto che nel 1776 Pietro Leopoldo lo fece dimettere, trasferendo gli animali più importanti alla menagerie del Belvedere di Vienna.
Il nuovo edificio, a pianta leggermente trapezoidale, si sviluppa con una lunghezza di circa 106 m, per una profondità di 9 m; orientata verso sud, consente anche nei mesi invernali di accumulare calore tramite le grandi vetrate sul fronte, svolgendo la funzione di serra.
La ripartizione della facciata, scandita da lesene, consiste nella ripetizione regolare di quattro campate ognuna costituita da quattro finestroni sormontati da finestre incorniciate. Tale successione è interrotta da tre portali di uguali dimensioni che, coronati da grandi cartigli decorati da festoni di frutta di gusto barocco, colorati a bianco calce, si sovrappongono alla disadorna impaginatura di matrice pre-neoclassica; le specchiature riprendono quel colore verde Lorena che caratterizza cromaticamente gran parte delle architetture monumentali di tale periodo. Un lungo cornicione modanato conclude le facciata.
Davanti all’edificio, Del Rosso realizzò un giardino con quattro grandi aiuole prative, delimitate lungo il perimetro da piante di agrumi in vaso, coltivati ad alberello.
A chiudere il giardino lungo il Viale Carrozzabile Ovest, fu realizzata una spalliera verde terminante in due pilastri in pietra lavorata a bozze lisce, sormontati da vasi in terracotta. Tra i due pilastri un piccolo cancello e due panchine.
La costruzione della Limonaia terminò nel 1778 e non subì modifiche fino al 1816, quando l’architetto Giuseppe Cacialli propose un ampliamento dell’edificio che consisteva nell’estensione del lato sinistro pari alla larghezza di due finestre a cui accostare un nuovo stanzoncino, da destinare a deposito di materiali ed attrezzi vari, con annesso un locale per il Capo Giardiniere. I due corpi di fabbrica furono realizzati subito, mentre la cancellata prevista in sostituzione di quella in legno fu costruita nel 1822, semplificando il disegno di progetto di Cacialli.
Nel 1881 vennero restaurati gli infissi e la facciata, come richiesto già nel 1879 dall’ingegnere Antonio Rambaldi; un successivo restauro di tutti gli infissi fu eseguito nel 1888. Nel 1903 un nuovo intervento modificò in modo sostanziale l’aspetto cromatico della facciata; il restauro generale interessò intonaci, infissi e coloriture prevedendo la verniciatura dei serramenti di grigio, invece che di colore verde rame, mentre tale tinta venne impiegata nella facciata, conferendole toni molto intensi rispetto alle originarie coloriture a pastello. In tale contesto si procedette alla ricostruzione di intonaci cadenti delle pareti interne e alla stuccatura delle parti alternate della facciata dello Stanzoncino.
Nel 1918 furono eseguiti alcuni interventi di manutenzione, con la sostituzione di vetri rotti e la revisione dell’impianto di alimentazione dell’acqua delle cannelle all’interno della Limonaia.
Nel 1966, a seguito dell’alluvione della città, l’edifico fu adibito a deposito e laboratorio di restauro dei dipinti danneggiati: al suo interno furono realizzate una controsoffittatura provvisoria e una piccola centrale termica nella parte destra, adiacente ai locali dei Giardinieri.
Dal 1968 la Limonaia tornò a svolgere la sua funzione; vennero rimosse la controsoffittatura e la caldaia, mentre vennero mantenute le altre superfetazioni.

 


Inquadramento tecnico

Il restauro della Limonaia ha interessato il tetto, l’interno e la facciata principale dell’edificio e i prospetti degli Stanzoncini laterali.
Particolare attenzione è stata prestata al restauro degli intonaci del fronte principale su cui sono stati effettuate due campagne di indagine con saggi stratigrafici nel 1997 e nel 2002 che hanno consentito di redigere un’attenta mappatura del degrado e hanno portato alla scelta di un’accurata metodologia di intervento per gli intonaci e le tinteggiature, condotta con le stesse modalità che guidano il restauro delle pitture murali. La filosofia dell’intervento è stata quella di consolidare e conservare tutto ciò che era possibile salvare dell’intonaco originale, evitando rimozioni indiscriminate e successivo rifacimento con nuove malte.
È per questo motivo che il progetto è stato scelto dal Laboratorio Europeo per il Patrimonio come esempio di riferimento metodologico per qualsiasi intervento di salvaguardia e conservazione di intonaci di valore storico ancora esistenti.


Il tetto

La struttura di copertura, in legno di abete, è costituita da 16 puntoni su cui poggiano tre arcarecci che reggono una fitta orditura secondaria, il pianellato in cotto e il manto di copertura in tegole e coppi fatti a mano.
Effettuato lo smontaggio, la verifica degli incastri e dell’inflessione dei puntoni ha rilevato un buono stato di conservazione che non comprometteva le funzioni statiche della struttura, mentre è stato necessario consolidare alcuni puntoni nelle zone che mostravano segni di marcescenza, intervenendo con l’inserimento di barre in acciaio inox filettate e iniezioni con resine epossidiche.
Ogni elemento del tetto è stato accuratamente pulito o sostituito ove ammalorato, come nel caso di alcuni correnti e delle tegole e dei coppi non più affidabili o mancanti, integrati con elementi in cotto imprunetino fatto a mano.
Al fine di ripartire uniformemente i carichi, sopra lo scempiato è stato realizzato un massetto in calcestruzzo di cemento alleggerito, armato con rete metallica legata a ferri tondi del diametro di 12 mm, disposti a 45 gradi e inghisati al muro; sul massetto è stata posta una guaina impermeabilizzante.
Si è proceduto anche al restauro della tinteggiatura a calce della struttura lignea del tetto, facendo riaderire, ove possibile, la pellicola originaria al legno con iniezioni di resine acriliche e leggera azione meccanica e consolidando con acqua di calce, dopo opportuna pulitura della superficie dallo sporco depositato.
Le lacune sono state reintegrate con più mani di calce additivate con ossidi minerali per raggiungere la originale tonalità colore ‘aria’, dal nome dalle sfumature tra il verde e l’azzurro che il cielo assume nelle giornate coperte.


La facciata

La facciata della Limonaia presentava un grave stato di degrado degli intonaci, che tendevano al distacco dal supporto murario, delle coloriture, dilavate dalle piogge, e degli infissi che, perduto il potere protettivo delle verniciature, cominciavano a mostrare segni di un serio deterioramento.
Nel 1997 e nel 2002 sono state effettuate due campagne di saggi per individuare le coloriture originali, alle quali hanno seguito le analisi chimico-petrografiche; tali studi si sono rivelati indispensabili per la scelta di restauro della facciata.
Le zone con intonaci e coloriture originali sono state rimesse in luce rimuovendo gli strati che le occultavano tramite bisturi e lame idonee; le parti di intonaco non più recuperabili sono state rimosse.
Il consolidamento degli intonaci originali è avvenuto mediante iniezioni di adesivi idonei e leggera azione meccanica; ove necessario, soprattutto dove lo spessore dell’intonaco distaccato era consistente, sono state eseguite delle microimperniature.
Tutto il perimetro degli intonaci originali è stato sigillato con un preparato di calce aerea e inerti selezionati steso a ‘scarpa’ in modo da favorire la successiva ricucitura del nuovo intonaco, ricostruito con malta di calce aerea e sabbia di lago selezionata.
Tutti i cretti e le lacune esistenti sono stati stuccati ed è stata risarcita una lesione strutturale ormai stabile che attraversava la facciata.
Le coloriture originarie e gli intonaci originali e nuovi sono stati consolidati con acqua di calce.
Da ultimo sono stati eseguiti la tinteggiatura di tutta la facciata ed il restauro pittorico, mediante la coloritura a calce e terre ed ossidi naturali, ripetendo le cromie originali con più mani di colori a calce molto diluiti.
Anche per gli infissi l’intervento è stato strettamente conservativo ed è consistito nella sostituzione delle sole parti interamente deteriorate, reintegrate con la medesima essenza (cipresso). Le ferrature sono state accuratamente rimesse in funzione e l’intervento si è concluso con una nuova verniciatura a smalto, nella colorazione originale.


Gli interni

Nell’interno erano presenti ancora superfetazioni a seguito del temporaneo mutamento di destinazione d’uso della Limonaia in laboratorio di restauro, dopo l’alluvione del 1966; si è provveduto a ripristinare lo stato originario dell’edificio demolendo gli elementi ad esso estranei.
La campagna di saggi stratigrafici per individuare le coloriture più antiche che sono risultate di colore calce hanno messo in luce sulla facciata interna contrapposta alla principale due disegni al vero, di colore ocra gialla, probabilmente gli studi preparatori per il cancello del nuovo ingresso di Annalena e delle cancellate di separazione del giardino della Specola, attribuibili a Giuseppe Cacialli.
Gli intonaci interni si presentavano in generale ben conservati; le uniche lacune erano quelle lasciate dopo la rimozione della controsoffittatura del 1966; dagli intonaci originali sono state asportate le vecchie coloriture ossidate, tramite bisturi e lame idonee, mentre si è proceduto alla ricostruzione di quelli mancanti o fortemente compromessi con malta a grassello e rena fine e con una nuova malta appositamente studiata per interventi di restauro, utilizzata nella parete destra.
Infine, è stato compiuto un consolidamento generale con acqua di calce ed è stata tinteggiata la superficie con la stesura di due mani di colore a calce colorata con terre naturali ed ossidi minerali.
Sono stati restaurati anche i muretti su cui vengono collocate le conche e i vasi degli agrumi nel periodo invernale, consolidando le parti degradate in pietra del gradino inferiore e ricostruendo gli intonaci delle alzate e le parti mancanti dei piani di appoggio in cemento con idonei materiali.


Le facciate degli Stanzoncini

Le facciate di entrambe le costruzioni si presentavano con un elevato stadio di degrado: intonaci ormai completamente compromessi e paramenti lapidei con ampie zone di esfoliazione e caduta di materia, nonché presenza diffusa di muschi, licheni e muffe.
Il paramento lapideo è stato accuratamente pulito e lavato e sottoposto a trattamento antivegetativo. Le parti non recuperabili sono state rimosse.
Il consolidamento è stato condotto con iniezioni a tergo nelle zone distaccate seguito da una leggera azione meccanica per favorire la riadesione delle sfogliature.
Nella trabeazione sono stati ricostruiti i tratti di gocciolatoio mancante servendosi di un’armatura sagomata in rete di acciaio inox, ancorata a perni su cui è stata ricostruita la cornice con stessa tonalità e finitura superficiale della pietra. Per uniformare il tono al resto del paramento le stuccature e le sigillature sono state ritoccate con velature.
Per gli intonaci si è proceduto come per la facciata della Limonaia, consolidando il poco sanabile e ricostruendo con malta di grassello e sabbia di lago selezionata tutte le parti non recuperabili.
Le sei finestre affrescate dello Stanzoncino di sinistra, definitivamente compromesse, sono state ricostruite fedelmente, rispettando le linee del disegno, i materiali e le tecniche di esecuzione originali.



Bibliografia

Mario Lolli Ghetti, Lo Stanzone Nuovo de’ vasi del Real Giardino di Boboli, in Mario Lolli Ghetti, Giorgio Galletti, Litta Medri, Daria Cervini, Il Giardino Botanico di Boboli, Firenze, Centro Di, 1996, pp. 3-4.

Loris Stefanini, La ‘fabbrica’ della Limonaia tra Sette e Ottocento, in Paola Grifoni (a cura di), La Limonaia del Giardino di Boboli. Storia e restauro, Livorno, Sillabe, 2005, pp. 33-35, con bibliografia precedente.

Loris Stefanini, Modifiche e trasformazioni tra Otto e Novecento, in Paola Grifoni (a cura di), La Limonaia del Giardino di Boboli. Storia e restauro, Livorno, Sillabe, 2005, pp. 36-37, con bibliografia precedente.

Loris Stefanini, L’intervento di restauro, in Paola Grifoni (a cura di), La Limonaia del Giardino di Boboli. Storia e restauro, Livorno, Sillabe, 2005, pp. 62-73, con bibliografia precedente.