Chiesa di Santa Maria a Vallombrosa

Localizzazione: Reggello (Firenze)
Proprietà: Demaniale

Tipo di intervento: Consolidamento e restauro pitture murali

Inizio lavori: 2002
Termine lavori: 2004
Importo lavori: Finanziamento del Ministero dell’Interno (FEC) € 125.000,00
Progettazione: arch. Paolo Mazzoni, dott.ssa Roberta Passalacqua
Direzione lavori: arch. Paolo Mazzoni, dott.ssa Roberta Passalacqua
Direttore operativo: geom. Enzo Cacioli
Imprese esecutrici: Decoart s.r.l., Firenze


Inquadramento storico

Fondata nel 1035 da S. Giovanni Gualberto, l'Abbazia fu iniziata a costruire a seguito della donazione del terreno da parte della badessa di S. Ellero (3 luglio 1039). I possedimenti vallombrosani divennero vastissimi a seguito delle numerose donazioni delle quali fondamentale è quella della contessa Matilde (novembre 1103), da cui ha origine la vera e propria signoria rurale di Vallombrosa, che cesserà soltanto nel 1808 con la soppressione napoleonica. Nel 1866, con la soppressione sabauda, l'Abbazia fu destinata a sede dell'Istituto Forestale Nazionale. Nel 1963 torna ad essere sede della Congregazione Vallombrosana..
Il complesso abbaziale, che sorge sulle pendici del Pratomagno, è delimitato da un grande muro di cinta a sua volta preceduto da una grande peschiera.
La chiesa, ad aula unica, è dotata di un transetto e di un profondo coro; l’altare maggiore posto al centro della crociera è sovrastato da una cupola che termina in alto con una lanterna
Nel transetto sinistro si aprono le cappelle dette dei “Dieci Beati” e di “San Giovanni Gualberto” quest’ultima eseguita fra il 1695 ed il 1700, è ricchissima di stucchi che adornano i pennacchi della cupola affrescata da Alessandro Gherardini. Nel transetto destro si aprono le porte che danno accesso alla sacrestia ed al convento.
Nel 1777 il pittore Domenico Ricci venne incaricato di decorare, con finte architetture nella volta e nelle pareti, il coro della chiesa. Per lo “sfondo a figure” fu invece chiamato il pittore Stefano Amigoli.
Per la prosecuzione di questo rinnovamento decorativo nel presbiterio e nel transetto, l’incarico fu affidato al più famoso pittore Giuseppe Fabbrini. Prima che il pittore iniziasse il suo lavoro nella cupola si provvide a demolire la vecchia lanterna e ricostruirne una più ampia per dare maggiore illuminazione alla decorazione pittorica. Nel mese di novembre il Fabbrini terminò la imponente ed affollata raffigurazione della Gloria della Vergine con numerose figure dell’Antico Testamento e lasciò Vallombrosa per farvi ritorno nel maggio dell’anno successivo (1780) per completare i lavori dal cornicione in giù, nella cupola, e per effettuare la decorazione delle due cappelle del transetto: Cappella della Pietà e Cappella di San Sebastiano. Il Fabbrini dipinse sui quattro pennacchi le figure allegoriche della Fede, della Speranza, della Carità e della Religione Il doratore Domenico Bernini eseguì la doratura del cornicione ed il pittore Antonio Donati affiancò il Fabbrini nella decorazione dei quattro pennacchi della cupola realizzando le inquadrature architettoniche alle figure allegoriche della Fede, Speranza, Carità e Religione.
Questa collaborazione dei due pittori proseguì nella decorazione delle due cappelle del transetto, il Fabbrini eseguì gli sfondi ed il Donati le inquadrature architettoniche.Terminata il 20 luglio 1780 questa prima fase dei lavori, relativa al presbiterio e transetto, i due pittori, l’anno successivo, realizzarono la decorazione della volta della navata: al centro, la scena biblica di Ester ed Assuero, ai lati il Cuore di Gesù ed il nome di Maria in un cielo luminoso con Angeli.


Inquadramento tecnico

La vasta superficie pittorica della cupola che sovrasta l’altare maggiore, oltre che annerita da uno spesso strato di polvere accumulatosi nel tempo si presentava, in più punti, fortemente danneggiata da infiltrazioni d’acqua dalla copertura che avevano causato sgorature e cadute d’intonaco. Pertanto prima di affrontare il restauro delle pitture murali è stato necessario intervenire al risanamento della copertura e soprattutto restaurare la grande lanterna in modo che non penetrasse più acqua piovana ma al contempo permettesse una certa aereazione onde evitare l’accumularsi della condensa, altrettanto nociva per la conservazione delle pitture.
Sono questi stessi danni causati dalle infiltrazioni d’acqua piovana che determinarono l’intervento di restauro nel 1930. Nelle Ricordanze di Vallombrosa si legge: “16 luglio 1930 … sono pure giunti il Cav. Amedeo Benini ed il decoratore Alfredo Casini, mandati dalle Belle Arti di Firenze, per procedere ai restauri delle pitture della Cupola, gravemente danneggiati dall’umidità e dalla pioggia ivi penetrata. … 9 agosto 1930 Sono finiti i restauri alla cupola, eseguiti dai giovani Artisti Cesare Benini ed Alfredo Casini sotto la direzione del Cav. Amedeo Benini”.
Di questo restauro che al giorno d’oggi ha dell’incredibile per la brevissima durata, meno di un mese, e la superficie trattata era di mq 197 come quantifica il Cav. Amedeo Benini, restauratore di affreschi, nel rendiconto finale che presenta, per la riscossione, alla Soprintendenza all’Arte Medievale e Moderna della Toscana (2).
Si tratta di una relazione tecnica dettagliata in cui vengono descritte tutte le operazioni effettuate, dalla spolveratura e pulitura della superficie pittorica ai rifacimenti e le integrazioni. “…. Al Centro in giro all’occhio si è dovuto per un certo tratto rifare dell’intonaco causa delle infiltrazioni d’acqua Rifermato i frammenti dei cinque putti che sorreggono una ghirlanda intorno all’occhio, ricompletato tutto quello che mancava, abbassato tutte le manchevolezze di colore nel resto delle figure. Intonacato alcuni tratti fatti di nuovo dove l’intonaco era caduto quindi passato una soluzione per rendere a tutto l’affresco quella vivacità che la polvere e le gore d’acqua avevano velato in alcuni punti la pittura….”
E’ stato interessante ed utile disporre di queste informazioni, poiché in questo restauro, attuato più di settantanni dopo il lavoro del Benini, i moderni restauratori si sono trovati a dover risolvere non solo la situazione di diffuso degrado causato sempre da infiltrazioni d’acqua: sgorature, imbianchimenti, sollevamenti di colore, cadute d’intonaco con perdita di superficie dipinta, ma anche problematiche nuove determinate proprio dai rifacimenti , le ridipinture ed i trattamenti vari effettuati nel vecchio restauro.
Per poter mettere a punto una metodologia d’intervento idonea è stato indispensabile avvalersi dell’ausilio di analisi chimiche e stratigrafiche di campioni prelevati in più zone della pittura.
Le analisi effettuate al fine di individuare la composizione dei diffusi interventi di rifacimento hanno dato questi risultati:
• le stesure pittoriche di ridipintura, sono state applicate con un legante a calce ed aggiunta di gomma naturale;
• il trattamento di superficie (consolidante), limitatamente alle zone ridipinte, è stato effettuato sia a base di resina poliestere che a base di resina acrilica;
• in piccole zone di lacuna dell’intonaco per degrado, in certi casi la tinta di ridipintura è stata applicata direttamente;
• il rifacimento superficiale dell’intonaco è a base di malte caratterizzate dall’aggiunta di pozzolana.
Naturalmente le indagini sono state effettuate anche sulle zone degradate da infiltrazioni d’acqua per determinare la natura e composizione degli imbianchimenti superficiali, rilevare il contenuto salino eventualmente presente negli intonaci e nelle stesure pittoriche: è stata rilevata una presenza elevata di depositi salini, soprattutto solfati, rilevabili sia in superficie che all’interno dell’intonaco; inoltre, fenomeni di colatura d’acqua ed in ogni caso di diffusa umidità, hanno causato la formazione di depositi di ricarbonatazione, ravvisabili sotto forma di imbianchimenti delle tinte.
Nell’attuale intervento di restauro sono state effettuate, seguendo una metodologia ormai consolidata, le seguenti operazioni:
• spolveratura di tutta la superficie pittorica,
• preconsolidamento del colore,
• desalinizzazione,
• pulitura,
• consolidamento dell’intonaco,
• stuccatura,
• restauro pittorico.


Analisi

Le analisi dei campioni prelevati dalle pitture murali della cupola della chiesa so state eseguite dal Dott. Marcello Spampinato, Analisi Materiali Lapidei, via della Quarquonia 10 (LU).
• Risultati del 23/12/02 – Analisi stratigrafiche e chimiche effettuate al fine di individuare la composizione degli interventi di ridipintura, determinare la natura e composizione degli imbianchimenti superficiali, rilevare il contenuto salino eventualmente presente negli intonaci e nelle stesure pittoriche.
• Risultati del 21/01/03 - Analisi chimiche in spettrofotometria infrarossa FT – IR effettuate per un approfondimento sui leganti pittorici e trattamenti superficiali.
• Risultato del 18/02/03 - Analisi su tre campioni d’intonaco per determinare la composizione della malta, ricerca causa imbianchimenti.
• Resoconto della campionatura di saggi di pulitura effettuata nel mese di febbraio 2003 dai restauratori.




Bibliografia

Archivio Abbazia di Vallombrosa – Ricordanze di Vallombrosa, vol. XI, 1900 – 1966, p. 165, p.166
Archivio SBAP di Firenze, Cartella A/330