Anfiteatro

Anfiteatro

Localizzazione: Firenze
Proprietà: Demanio dello Stato

Tipo di intervento: Restauro architettonico e degli apparati decorativi

Importo lavori: 322.500,00 €
Inizio lavori: 2004
Termine lavori: 2005
Progettazione: arch. Laura Baldini, geom. Loris Stefanini
Direzione Lavori: arch. Laura Baldini
Direttore Operativo: geom. Loris Stefanini
Imprese esecutrici: Cerbioni s.r.l.;
                                 P.T.Color s.r.l.;
                                 M.I.D.A. s.r.l.;
                                 Attucci s.r.l.


Inquadramento storico

Anfiteatro

Entrando nel Giardino di Boboli, dall’ingresso laterale alla Grotta del Mosè nel cortile dell’Ammannati, e superata una rampa, si apre davanti agli occhi il magnifico scenario dell’Anfiteatro.
La sua attuale configurazione sostituisce quella originaria della seconda metà del ‘500, formata da terrazzamenti piantati con platani, faggi, querce, frassini, olmi, abeti e cipressi, e per questo menzionata nei documenti come “anfiteatro di verzura”.
La struttura in muratura, finalizzata alla realizzazione di un vero e proprio anfiteatro che servisse ad ospitare coreografie e spettacoli per il diletto della corte, venne costruita successivamente, fra il 1630 e il 1637, su progetto dell’architetto Giulio Parigi; sembra, però, che il progetto originario sia stato modificato in fase di costruzione, secondo quanto si legge in alcuni scritti del figlio di Giulio, Alfonso, che si lamenta per il risultato, a suo dire, insoddisfacente.
Questo intervento fa parte delle opere che vedono l’ampliamento di Boboli verso sud e il raggiungimento delle dimensioni che conserva tuttora, con la saturazione di tutta la zona compresa fra le mura, le case di via Romana e la Porta omonima, ed è contemporaneo allo spostamento, al centro della Vasca dell’Isola in fondo al Viottolone, del grandioso gruppo marmoreo dell’Oceano del Giambologna, eseguito nel 1576 e precedentemente situato nel Giardino di Madama.

Il primo spettacolo che si tenne nella cavea fu il “Carosello”, una serie di movimenti coreografici ispirati alla Gerusalemme Liberata, in occasione del matrimonio del granduca Ferdinando II con Vittoria delle Rovere (1637).
Il grande spazio è circondato da sei ordini di gradinate e da una balaustra interrotta da ventiquattro edicole originariamente occupate da statue per lo più classiche, mentre sui capisaldi ai loro lati erano collocate statue di cani e altri animali.
Nell’attuale sistemazione, che risale a Giuseppe Cacialli (1818), le statue si alternano ad urne in terracotta dipinte a finto marmo.
Durante il primo periodo lorenese (1763-65) la cavea originaria dell’Anfiteatro venne riempita con il terreno proveniente dallo sbancamento del Piazzale di Bacco, nel quale doveva essere costruita una grande Cappella di Corte, progettata da Ignazio Pellegrini e mai realizzata. I nuovo livelli ottenuti consentirono anche la realizzazione di un viale carrozzabile di collegamento dell’ingresso detto ‘di Bacco’ con il piazzale della Meridiana.
Al centro venne collocato nel 1789, su progetto di Niccolò Gaspare Paoletti, l’obelisco egizio proveniente da Villa Medici in Roma, davanti al quale fu posta nel 1840, su progetto di Pasquale Poccianti, la grande vasca di granito.
La cavea divenne per un certo periodo un giardino decorato con siepi di bosso e conche di agrumi. Dopo varie vicissitudini, che la videro, negli anni Quaranta, divisa in ‘orti di guerra’, fu infine ricondotta all’aspetto che conserva tuttora.


Inquadramento tecnico

Anfiteatro 5

Il restauro dell’Anfiteatro è iniziato nel 1989 e si è protratto per molti anni, interessando il consolidamento di una parte delle edicole (soggette a ribaltamento per cedimenti fondali), il restauro e consolidamento delle loro parti in pietra e finta pietra e la pulitura del basamento dell’obelisco egizio che si erge al centro della cavea.
Terminato tale intervento, è stata restaurata la balaustrata inferiore, costituita da pilastrini e cimasa in pietra, anch’essa in pessime condizioni di conservazione per analoghi fenomeni di ribaltamento, per il degrado naturale della pietra e per l’attacco di microrganismi vegetali. Nel 1997 si è poi intervenuti sugli intonaci, sulla balaustra inferiore e superiore e sulla panchina in pietra delle gradinate del lato nord.
All’interno delle nicchie delle edicole sono state ricollocate le urne in cotto decorate a finto marmo, previo loro accurato restauro, ricomposizione in unico elemento mediante il fissaggio con perno in acciaio inox e patinatura finale a motivi di finto bardiglio.
Gli intonaci delle testate delle due ali dell’Anfiteatro sono stati restaurati mediante rimozione delle parti cadenti e successiva ricostruzione a malta di calce, comprese cornici e modanature, ripetendone i motivi originali.
I lavori previsti per il 1998 e il 1999 hanno riguardato il restauro del lato sud; contemporaneamente, un’erogazione liberale da parte di privati ha finanziato il consolidamento dell’Obelisco e della vasca romana di granito rosso.
Le balaustre di pietra poste a meridione, nella parte superiore ed inferiore, presentavano un avanzato stato di degrado per l’attacco di agenti vegetali, ma non erano soggette a ribaltamento.
L’intervento è iniziato con la pulitura di tutte le superfici seguito dall’applicazione di un trattamento biocida, quindi la pietra è stata fissata tramite un consolidamento chimico, mentre gli elementi non più affidabili sono stati sostituiti facendo ricorso a materiali lapidei del tutto simili agli originali. Alcune graffe metalliche, poste in tempi successivi, sono state rimosse ed è stato riempito il vano di alloggiamento con calce, in modo da uniformare l’aspetto del parapetto, coerentemente con quello originario.
Sulla gradinata in pietra con porzioni intonacate si è provveduto al trattamento di diserbo delle superfici e alla rimozione di quello che restava dei vecchi intonaci, con ricostruzione di nuovi a malta di calce. Le panchine in pietra sono state consolidate con composti chimici nei punti ove era possibile, mentre gli elementi non restaurabili sono stati sostituiti.
Le rampe dell’Anfiteatro, dovendo sopportare la quasi totalità del carico turistico, erano soggette ad usura eccezionale; inoltre, risultavano molto pericolose perché coperte da ghiaia e in forte pendenza. Si è quindi provveduto a sostituire la ghiaia con cemento a inerti di pezzatura media, bordati da lamiera zincata, suddividendo la rampa in gradoni contenuti da cordonata in pietra.
Insieme ai restauri architettonici sono stati intrapresi interventi di riqualificazione paesaggistica, quali la ricostruzione delle ragnaie lungo il lato nord e il rifacimento del manto erboso della platea, insieme ad un nuovo impianto di illuminazione.


Bibliografia

Giorgio Galletti, Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici per le province di Firenze Pistoia e Prato, Giardino di Boboli Master Plan – paesaggio e architettura, 1999.

Giorgio Galletti, Litta Medri, Giardino di Boboli, in Palazzo Pitti. Tutti i musei tutte le opere, Livorno, Sillabe, 2001, p. 148.

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