Tepidario della Botanica Inferiore

Localizzazione: Firenze
Proprietà: Demaniale

Tipo di intervento: Restauro conservativo

Inizio lavori: 2004
Fine lavori: 2005
Importo lavori: 258.500,00 €
Progettazione: Paola Grifoni, Loris Stefanini
Direzione Lavori: Loris Stefanini
Imprese esecutrici: I.R.E.S. S.p.A.,
                                 Fedeli,
                                 Berchielli,
                                 P.T. Color,
                                 Rangoni


Inquadramento storico

Scendendo il viale che dalla Meridiana conduce all’ingresso di Annalena, sulla destra si costeggia una serie di giardini recintati che si sviluppano su tre livelli diversi. Si tratta, in realtà, di un unico giardino, conosciuto come Botanico Inferiore per distinguersi da quello Superiore, collocato ad una quota più elevata.
Testimonia solo una parte del Giardino Botanico annesso al Gabinetto di Fisica e Storia Naturale, voluto da Pietro Leopoldo di Lorena con l’intento di riordinare le collezioni scientifiche medicee e di attrezzare la città di un museo di scienze naturali al passo con i tempi.
Tra il 1771 e il 1778 il terreno, contemporaneamente alla trasformazione del retrostante Palazzo Torrigiani in sede museale, fu organizzato in due terrazzamenti destinati all’esposizione delle piante tramite 132 piccole aiuole per l’ostensione delle specie e da un terrazzamento intermedio di raccordo, sotto il quale fu ricavata una piccola grotta. La direzione dei lavori fu affidata a Giuseppe Ruggeri e Niccolò Gaspero Paoletti; quest’ultimo progettò una serra fredda a forma di loggiato lungo il lato sud del secondo terrazzamento e la torre dell’osservatorio detta ‘la Specola’, da cui prenderà il nome il museo.
Nella prima metà dell’Ottocento, Giuseppe Cacialli, investito dell’incarico di ampliare il Giardino Botanico, progettò le due terrazze a sud, verso il nuovo ingresso di Annalena, prevedendo due tepidari, realizzati tra il 1815 e il 1817.
Le aiuole rettangolari e ordinate geometricamente lungo assi perpendicolari, furono ristrutturate secondo il principio di suddivisione delle essenze per aree geografiche dal botanico Filippo Parlatore, nominato nel 1842 direttore del Museo della Specola e dell’annesso giardino.
A partire dal 1852, con l’ampliamento del Giardino Botanico nell’area del Jardin Potager, posto in un luogo più elevato di Boboli, si inizia a distinguere tra Giardino Botanico Inferiore e Giardino Botanico Superiore. Il trasferimento nel 1881 dell’Orto Botanico nella sede di Via del Maglio, attuale Via La Pira, comportò lo smantellamento delle aiuole, mentre i terrazzi furono destinati alla propagazione di piante per addobbi ornamentali. Il giardino venne diviso tra proprietà demaniale e proprietà del Museo della Specola, perdendo definitivamente l’unitarietà d’insieme.
Il terrazzamento inferiore si presenta ancora contornato, secondo progetto di Cacialli, da un basso recinto che si apre in un cancello con pilastri a forma di colonna ‘delica’ tronca, un tempo sormontati da fichi d’India in piombo.
Il giardino, invece, è completamente snaturato per l’assenza di aiuole, sostituite da un piazzale inghiaiato in cui avviene le propagazione degli agrumi della collezione medicea, in vasi disposti a semicerchi concentrici.
Sul lato nord della terrazza si aprono le vetrate del Tepidario progettato da Cacialli tra il 1815 e il 1817; la facciata è scandita a tutta altezza da undici grandi finestre, di cui solo una funge da ingresso, senza particolari distinzioni dalle altre, se non per l’assenza del davanzale in muratura intonacata. In questo modo è accentuata ancora di più la schiettezza della linearità dell’edificio, che acquisisce un senso di leggerezza.
Nell’interno arioso due ordini di muretti di altezze diverse, consentono di riporre i vasi senza che le piante si schermino tra di loro; a basamento della vetrata, un terzo muretto funge da piano d’appoggio per le piante più piccole e bisognose di luce; addossato alla parete tamponata, in corrispondenza dell’ingresso, un grosso vaso in terracotta dotato di rubinetto, funge da acquaio.
La pianta, stretta e lunga è divisa in due ambienti paralleli: il Tepidario vero e proprio, intonacato e luminoso, con tetto a falda unica, e il ripostiglio per i vasi e per le conche, con piccole finestre a sguincio, in mattoni faccia a vista e copertura a pianelle.
Il Tepidario, aperto al pubblico, è adibito a serra per il ricovero di giovani piante di limoni e di alcune floreali.


Inquadramento tecnico

La copertura del tetto del Tepidario versava in condizione di avanzato degrado tale da mettere a rischio l’incolumità dei visitatori e dei giardinieri che lavoravano nella serra.
Le annaffiature delle piante in vaso che trovano collocazione sulla banchina su cui poggiano le vetrate, avevano portato al deterioramento delle basi dei montanti degli infissi, determinando una situazione oltremodo pericolosa e minacciando di far collassare i vetri.
Durante i lavori di restauro del tetto del Tepidario, che hanno ripristinato la condizione di sicurezza, eliminando gli elementi che avevano perso la capacità portante e risanando quelli recuperabili, è stato accertato che era indispensabile procedere al restauro di tutte le grandi vetrate e del tetto di copertura della parte retrostante la serra, ammalorato e soggetto ad infiltrazioni d’acqua.
Ripristinata la staticità della struttura di facciata e di copertura, è stata studiata una soluzione per i basamenti della vetrata, che dovevano essere utilizzati anche come piani di appoggio per le piante in vaso.
Dopo il consolidamento della muratura la parte apicale è stata rivestita con una copertina in rame, a cui è stata data una leggera pendenza, in modo da impedire che l’acqua delle annaffiature percolasse sul basamento; il piano di appoggio è stato scandito da sponde in rame in corrispondenza dei montanti di ogni vetrata.
Per impedire un surriscaldamento e una dilatazione eccessiva del rame, ottimo conduttore di calore, tra il vetro e il risvolto della copertina è stato interposto un tassello di legno.
Il Tepidario della Botanica Inferiore è così tornato alla sua normale funzione di serra, costituendo, nel contempo, per chi la visita, un luogo affascinante, in cui si percepisce la naturalezza di un lavoro svolto a contatto con la natura e si respira serenità, grazie alla luce che le grandi vetrate riescono a catturare, al gocciolio sommesso e al rigoglio delle piante, immobili ma piene di vita.


Bibliografia

Giorgio Galletti, Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici per le province di Firenze Pistoia e Prato, Giardino di Boboli Master Plan – paesaggio e architettura, 1999.

Francesca Volpi, Giardino Botanico Inferiore, in Litta Medri (a cura di), Il Giardino di Boboli, Milano, Silvana Editoriale, 2003, p. 249.