Stanzonaccio

Localizzazione: Firenze
Proprietà: Demanio dello Stato

Tipo di intervento: Restauro e consolidamento architettonico

Inizio lavori: 2002
Termine lavori: 2004

Progettazione: Mario Lolli-Ghetti, Paola Grifoni, Loris Stefanini
Direzione lavori: Paola Grifoni, Loris Stefanini

Imprese esecutrici: S.I.R.E. s.p.a. (opere edili)


Inquadramento storico

Lo Stanzonaccio è una grande struttura addossata alle mura urbane trecentesche, nei pressi del Giardino del Cavaliere, nella zona nota anche come della ‘Lavacapo’ o ‘Lavandara’, per la presenza di una statua raffigurante una donna che sta lavando il capo ad una giovinetta, posta nelle vicinanze.
Realizzato da Giulio Parigi, l’edificio si presenta come una grande tettoia sorretta da pilastri in muratura di pietrame, aprendosi a nord-ovest verso il Giardino dei Melaranci; la pianta leggermente trapezoidale, si sviluppa con una lunghezza di circa 42 m, per una profondità di 12 m.
Si ipotizza che si tratti del primo ricovero invernale degli agrumi in vaso, destinazione d’uso presto mutata in deposito di attrezzi agricoli e da giardinaggio, in quanto non più ritenuta adatta allo scopo iniziale, forse anche proprio per la sua ubicazione; la maggior parte degli agrumi, infatti, era destinata al Giardino dell’Isola, assai distante e a quota notevolmente inferiore rispetto allo Stanzonaccio, e, considerati le dimensioni dei vasi e delle conche e i mezzi di trasporto dell’epoca, doveva essere proprio il dislivello l’ostacolo più difficile da superare.
Dopo l’alluvione del 1966 l’edificio fu suddiviso in tanti piccoli laboratori per gli operai della Soprintendenza ai Monumenti e per il deposito di materiale erratico della più disparata provenienza e natura.
Nel 2002 lo Stanzonaccio è stato completamente liberato da tutte le superfetazioni interne e riportato al suo aspetto originale, per destinarlo a padiglione espositivo per le statue rimosse dal Giardino di Boboli.
In fase di restauro è stato ritrovato all’interno dell’edificio, addossato al muro trecentesco, un tratto di camminamento ‘imbrecciato’, simile a quello che corre lungo la siepe di aranci amari del Giardino dei Melaranci e a quello rimesso in luce all’ingresso della Grotta del Buontalenti (definito così dal Vasari perché costituito da un mosaico a ciottoli di fiume, di colori vari, che delineano forme geometriche e figure).


Inquadramento tecnico

Prima del restauro del 2002 la zona adiacente allo Stanzonaccio era forse la più degradata dell’intero Giardino, senz’altro la più indegna dello storico contesto.
Su proposta dell’arch. Galletti, allora funzionario della Soprintendenza, si pensò di destinare l’edificio a padiglione espositivo per le statue rimosse dal Giardino di Boboli.
L’intervento si è posto come fine quello di rimuovere le superfetazioni sia all’interno che all’esterno dell’edificio e restituire all’ambiente l’originaria libertà spaziale, senza essere vincolato alla futura destinazione d’uso.
Si prevede, infatti, che le statue provenienti da Boboli siano poste su carrelli mobili, in parte per garantire flessibilità all’allestimento e in parte per richiamare l’utilizzo che si è sempre fatto dello Stanzonaccio, caratterizzato da un frequente via vai di attrezzi, vasi d’agrumi e persone.
Il restauro è stato preceduto dalla rimozione delle controsoffittature, delle murature di tamponamento, delle pavimentazioni, dei servizi igienici e di tutto ciò che era stato realizzato nel tempo per permetterne l’uso secondo necessità.
Si è poi passati al restauro del tetto di copertura che era soggetto ad infiltrazioni di acque piovane.
Laddove possibile è stata ripristinata la capacità portante delle travi originali, mentre si è provveduto alla sostituzione del legname non più idoneo con elementi nuovi.
Per garantire l’illuminazione dell’interno sono stati realizzati nella copertura dei tagli che seguono la falda, opportunamente dotati di infissi.
I sette pilastri in pietrame che scandiscono l’interno, ponendosi a metà tra i due muri longitudinali, sono stati lasciati a vista, così come il paramento lapideo delle mura trecentesche, che costituisce due lati dell’edificio.
Il nuovo massetto di posa della pavimentazione è stato realizzato con uno spessore di cm. 10 e armato con un foglio di rete elettrosaldata, collegata alle murature perimetrali tramite barre in acciaio inserite ed inghisate in appositi fori.
Il piano di calpestio si sviluppa su due quote differenti, sfalsate in prossimità della linea dei pilastri; è stato necessario realizzare una trave in c.a. lungo tale allineamento, a separazione e contenimento dei due livelli del piano di calpestio.
Si è poi proceduto alla realizzazione dei locali di servizio, direzione e custodia, che occupano la campata destra dell’edificio, costituiti da una struttura metallica portante, a vista; i nuovi ambienti sono stati coperti da un solaio in tavelloni e travi in ferro ancorate a quelle principali; le tamponature sono state eseguite in muratura di mattoni forati leggeri, con intonaco a calce naturale rifinito al civile.
Si è prestato attenzione a tenere leggermente separata la nuova struttura da quella originale senza ammorsare i due paramenti, per una migliore lettura delle stesse; la separazione di pochi centimetri verrà colmata da un apposito giunto.
Tali locali si presentano tutt’ora al grezzo.
In futuro, oltre al completamento delle finiture e all’arredo dell’edificio, sono previsti la sistemazione del Giardino dei Melaranci e la bonifica di tutta l’area antistante lo Stanzonaccio con rimozione delle basi delle baracche prefabbricate e dei materiali erratici estranei al Giardino.



Bibliografia

Loris Stefanini, La ‘fabbrica’ della Limonaia tra Sette e Ottocento, in Paola Grifoni (a cura di), La Limonaia del Giardino di Boboli. Storia e restauro, Livorno, Sillabe, 2005, pp. 33-35, con bibliografia precedente.