Tepidario Grande della Botanica Superiore

Botan. Superiore 2

Localizzazione: Firenze
Proprietà: Demanio dello Stato

Tipo di intervento: Restauro architettonico

Inizio lavori: 2000
Termine lavori: 2005
Importo lavori: 206.301,00 €

Progettisti: Paola Grifoni, Loris Stefanini
Direzione lavori: Paola Grifoni, Loris Stefanini
Imprese esecutrici: Figli di A. Lorenzini (Firenze)

Restauro realizzato con il contributo determinante di: Proventi del Gioco del Lotto (L. 23.12.1996 n. 662)


Inquadramento storico

Bot. Superiore 3

Percorrendo la Cerchiata Grande nel tratto a nord-ovest del Viale dei Cipressi, ci si imbatte in un cancello decorato con mosaico rustico, che conduce ad un terrazzamento sostenuto da un alto muro: il Giardino Botanico Superiore.
Dotato di sei vasche per piante acquatiche, di due tepidari, di due serre e di couches seminterrate, il giardino si sviluppa in pendenza, con raccordi addolciti dalla forma sinuosa delle aiuole e dei vialetti, con impostazione all’inglese.
La conformazione attuale del giardino risale alla metà dell’Ottocento; anticamente, l’area quadrangolare, nata come orto al momento dell’ampliamento secentesco di Boboli, fu destinata a Jardin Potager nel 1766, su progetto di Niccolò Gaspero Paoletti e Giuseppe Ruggeri. Le essenze che vi si coltivavano erano rare ed esotiche; tra queste vi erano anche piante di ananassi, nome con il quale viene talvolta indicato il giardino.
L’area era disposta su tre terrazzamenti; quello inferiore, il più vasto, era spartito da un viale centrale e da quattro vialetti trasversali, ai cui incroci furono ricavate sei vasche. Sui quattro basamenti alla testata dei vialetti vennero collocate alcune sculture provenienti dalla Fontana di Giunone dell’Ammannati. Nel terrazzamento superiore erano state create dieci couches, mentre lungo il lato ovest fu costruita la casa del capo giardiniere.
Fra il 1815 e il 1817 Giuseppe Cacialli fu incaricato di progettare due nuovi tepidari, che presero il nome di Tepidario Grande e Tepidario Piccolo, quest’ultimo caratterizzato dalla forma ‘sgusciata’ del coronamento superiore, di richiamo neoegizio.
Di grande effetto e originalità è il Tepidario Grande che chiude il lato nord-ovest del quadrilatero del giardino; è orientato come la Limonaia, con la facciata rivolta a sud, in modo da poter raccogliere, tramite le sue grandi vetrate, il calore dei raggi solari per le piante in esso ricoverate; allo scopo le grandi finestre sono anche leggermente inclinate rispetto alla verticale.
L’edificio si sviluppa in un corpo stretto e lungo, scandito dai telai degli infissi, interrotto solo nella parte centrale dall’ingresso monumentale, con copertura rialzata, caratterizzato da una coppia di colonne doriche, che si accostano in modo singolare alle grandi pareti vetrate retrostanti.
Nel 1852 il botanico Filippo Parlatore, responsabile del Museo di Fisica e di Storia Naturale collocato nell’edificio della Specola, ottenne il terreno del Jardin Potager per sopperire all’esiguità degli spazi del giardino botanico annesso al museo. La Botanica Superiore fu completamente trasformata, per poter organizzare le piante in modo sistematico a seconda dell’area geografica di provenienza. A tale scopo il Tepidario Grande fu riadattato e denominato “serres chaudes et temperees pour les plantes d’Amerique”. Risale a questi anni la trasformazione della vasca delle Ninfee in bacino per piante marginali e la sua decorazione con roccaglia pittoresca.
Posteriore al 1874 è, invece, l’Aquarium, simile a quello progettato da Parlatore per l’Orto Botanico di Palermo, una grande vasca circolare suddivisa in quarantotto celle, ognuna contenete una specie diversa di pianta acquatica.
Il giardino assunse la forma inglese che conserva tuttora, con dolci pendii e forme morbide, arricchito dalla piantagione di essenze ad alto fusto che creano piacevoli e rilassanti zone d’ombra.
Nel 1881 lo spostamento dell’Orto Botanico nello storico Giardino dei Semplici decretò l’inizio della decadenza di Boboli e, conseguentemente, della Botanica Superiore. Tuttavia tepidari e serre di propagazione continuarono a funzionare fino alla seconda guerra mondiale, soprattutto per la fornitura di piante ornamentali destinate agli addobbi per la Real Casa, e quindi fino al 1966 per la coltivazione di orchidee. Il degrado della Botanica Superiore raggiunse il suo culmine a seguito dell’alluvione del 1966, con lo smaltellamento di tutte le serre e l’interruzione della fornitura di riscaldamento, per motivi di risparmio energetico.
Alla fine degli anni Ottanta è cominciata una lenta opera di restauro del Giardino (è del 1989 il recupero del Tepidario Piccolo) e di valorizzazione delle essenze acquatiche che lo caratterizzavano.



Inquadramento tecnico

Botanica Superiore 1

Il Tepidario Grande presentava copiose infiltrazioni di acque meteoriche, che avevano compromesso gran parte dell’orditura lignea, nonché larghe porzioni dell’incannicciato intonacato che costituisce la controsoffittatura.
L’intervento di restauro è consistito nella sostituzione totale della piccola orditura, ormai ammalorata nella quasi totalità, con nuovi correnti in legno di abete squadrati e trattati con antitarlo. La capacità portante e le condizioni del materiale della media e grossa orditura, costituita da puntoni e arcarecci in legno d’abete, sono stati accuratamente verificati, ponendo particolare attenzione agli incastri. Gli elementi non recuperabili sono stati sostituiti con altri della stessa essenza; su quelli che avevano mantenuto una minima capacità portante sono stati eseguiti interventi di consolidamento con resine e barre di acciaio inox di rinforzo. Tutto il legname è stato opportunamente trattato contro l’attacco degli insetti xilofagi.
Si è provveduto quindi alla totale pulizia della parte estradossale dell’incannicciato, sostituendo le parti marcescenti con rete zincata a maglia fitta. Successivamente sono stati ricostruiti gli intonaci della parte intradossale con malta di calce aerea.
Dopo aver ricostruito lo scempiato in cotto è stato realizzato un massetto armato con soprastante impermeabilizzazione con guaina elastomerica. Infine è stato ricollocato il manto di copertura in tegole e coppi, integrando gli elementi rotti o mancanti con atri in cotto imprunetino realizzati a mano, provenienti da recuperi.
Gli elementi in pietra di coronamento della facciata, dopo un’accurata pulizia con trattamento biocida e un consolidamento chimico, sono stati protetti con lastre in rame, onde rallentare il degrado provocato dagli agenti atmosferici.
Sistemata la parte interna dell’edificio e reso nuovamente funzionale il tepidario, rimangono da eseguire i restauri dei fronti con il consolidamento lapideo, delle aiuole a ridosso del basamento e dell’area antistante.


Bibliografia

Giorgio Galletti, Giardino di Boboli Master Plan. Paesaggio e architettura, con la consulenza dello studio Elisabeth Banks Associates e la collaborazione di Loris Stefanini, Firenze, Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici per le province di Firenze Pistoia e Prato, 1999 (stampa in digitale), pp. 163-174.

Litta Maria Medri, Il Giardino Botanico Superiore di Boboli, verso il suo recupero, in Mario Lolli Ghetti, Giorgio Galletti, Litta Medri, Daria Cervini, Il Giardino Botanico di Boboli, Firenze, Centro Di, 1996, pp. 5-8

Francesca Volpi, Giardino Botanico Superiore o degli Ananassi, in Litta Medri (a cura di), Il Giardino di Boboli, Milano, Silvana Editoriale, 2003, p. 247.

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