Fontana degli Uccellini del Labirinto Superiore

Localizzazione: Firenze
Proprietà: Demanio dello Stato

Tipo di intervento: Restauro conservativo

Inizio lavori: 1994
Termine lavori: 1998

Progettazione: Giorgio Galletti, Paola Grifoni
Collaborazione alla progettazione: Loris Stefanini

 


Inquadramento storico

Le tre grandi aree boschive a est del Viale dei Cipressi, comprese entro grandi compartimenti rettangolari, sono quanto rimane dei labirinti secenteschi; scendendo lungo il viale, a est troviamo le aree corrispondenti rispettivamente al Labirinto Superiore (o Labirinto Vecchio), al Labirinto Intermedio e al Labirinto Inferiore.
La realizzazione dei labirinti fa parte di un unico progetto di Giulio Parigi, coadiuvato da Gherardo Mechini, per l’ampliamento del Giardino di Boboli, comprendente anche il Viale dei Cipressi e l’Isola.
In concomitanza con la creazione del Viale dei Cipressi, nel 1612 fu iniziato il primo labirinto, detto poi ‘Labirinto Vecchio’, a nord dell’imbocco superiore del viale.
Tale labirinto aveva forma ovale, con lecci che si sviluppavano lungo ellissi via via più strette, fino a giungere al centro dove si apriva un prato che, nella pianta del giardino disegnata da Michele Gori nel 1709, è indicato come ‘Prato della Danza’.
Muriccioli di pietra con pile e canalette costituivano un sistema di scorrimento dell’acqua che abbelliva la passeggiata e consentiva agli uccelli di abbeverarsi, dando ornamento al labirinto.
Poco prima della radura centrale il sistema di ellissi concentriche di lecci era interrotto da una corona di cipressi che precedeva uno stretto deambulatorio arricchito da statue; questo tratto induceva nel visitatore, seppure per breve tempo, un senso di smarrimento, dissolto con il raggiungimento di uno degli ingressi al prato centrale.
Di tutto questo sistema, si conserva oggi, al centro della radura erbosa, la Fontana degli Uccellini, indicata per la prima volta in una planimetria di fine settecento, quindi verosimilmente collocata durante i lavori intrapresi sotto Pietro Leopoldo di Lorena.
La fontana, dalla forma di candelabra, è costituita da due tazze sorrette rispettivamente da due fusti.
Il fusto inferiore, decorato con panneggio sostenuto da patere, lascia supporre che si tratti di un manufatto tardo-cinquecentesco, per il gusto buontalentiano a cui si attiene. Il fusto e le tazze superiori, di fattura più modesta, sono con ogni probabilità di epoca più tarda.
L’uso di comporre fontane con elementi di provenienza ed epoca diverse è tipico negli interventi di Boboli e trova un esempio precedente nell’originale Fontana del Carciofo che svetta sulla terrazza del Cortile dell’Ammannati.
Nel 1834 i Labirinti furono completamente distrutti per l’apertura di un viale carrozzabile di collegamento tra la zona dell’Isola e quella del Cavaliere, secondo il progetto di Pasquale Poccianti. L’intervento comportò numerosi riporti di terra con la conseguente alterazione dei piani originari. L’andamento curvilineo del viale, di gusto tipicamente romantico, avrebbe dovuto essere accompagnato dal variare continuo delle visuali e dunque presupporre un intervento paesaggistico nelle aree ai lati del percorso. Questa vasta area divenne invece bosco per la produzione di legna e i lecci si moltiplicarono in modo incoerente e denso, generando situazioni concorrenziali estreme per la loro stessa sussistenza.
Dei labirinti, non rimase traccia se non nei tre centri che li caratterizzavano.

 


Inquadramento tecnico

La situazione dei Labirinti si presentava fortemente compromessa per la presenza di una fitta boscaglia, diretta conseguenza della mancanza di cura adeguata per un lungo periodo, che aveva portato ad una situazione di degrado del paesaggio e delle essenze arboree presenti.
L’impianto originario era andato quasi completamente perduto, per cui non era possibile ricostruirlo a causa dell’insufficienza dei dati conoscitivi, della mancanza di fondi e dei sostanziali mutamenti altimetrici del terreno.
Gli unici frammenti superstiti erano i centri dei tre labirinti; ci si pose, dunque, come primo obiettivo, quello di rivalutare questi tre spazi, che predisporranno le coordinate per un futuro restauro.
Nel 1994 è iniziato un intervento di recupero del Prato della Danza, che ha riportato alla luce la fondazione del muro ovale di delimitazione della radura.
Numerosi lecci avevano invaso il prato, un tempo privo di alberi; è stato necessario sradicarli per restituire a quest’ala del giardino quel senso di spazio aperto che il prato suscitava.
Il livello del terreno era stato alzato di parecchi centimetri, rispetto all’imposta originale, per consentire lo snodarsi del viale delle carrozze.
Recuperando la quota precedente, ci si è trovati di fronte ad una sorpresa: la Fontana degli Uccellini, che appariva con la tazza inferiore ad altezza d’uomo, era in realtà molto più slanciata. Il fusto e la struttura di base erano stati interrati quasi completamente, lasciando sporgere solo la parte terminale del tronco, in modo che apparisse come un basamento; per fare questo il fusto era stato capovolto.
Gli elementi della fontana, dopo essere stati restaurati, sono stati ricomposti secondo il progetto originale.
È stato curato anche l’impianto idrico per l’alimentazione della fontana, realizzando una vasca basamentale in marmo per la raccolta delle acque che, zampillando dal getto centrale, scendono di tazza in tazza fino ad essere convogliate nel sistema di raccolta e depurazione.
Attorno alla fontana sono state collocate quattro panchine per consentire il godimento di questa piazzetta immersa nel verde.



Bibliografia

Giorgio Galletti, Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici per le province di Firenze Pistoia e Prato, Giardino di Boboli Master Plan – paesaggio e architettura, 1999