Palazzo Pitti, Panoplia del Rondò delle Carrozze

Localizzazione: Firenze
Proprietà: Demaniale

Tipo di intervento: Restauro conservativo

Inizio lavori: 2001
Termine lavori: 2005
Importo lavori: 38.650,00 €

Progettazione: Roberta Passalacqua, Eugenio Chellini
Direzione lavori: Eugenio Chellini

Imprese esecutrici: Cellini (Firenze)


Inquadramento storico

Sul terrazzo meridionale del Rondò di Palazzo Pitti svettano due imponenti trofei in terracotta che presentano un apparato decorativo tra loro simile: un’armatura centrale di antica memoria romana circondata da un insieme di armi, scudi, lance, anfore, panneggi e strumenti musicali, in un effetto altamente decorativo.
Questi trofei, oltre a fornire un’immagine di rappresentanza, avevano anche un impiego pratico, svolgendo la funzione di comignoli; nell’interno di ciascuna, infatti, sono ospitate due canne fumarie.
Il terrazzo su cui sono posti è stato realizzato su progetto di Giuseppe Ruggieri, nel 1764-1765, e terminato in occasione dell’arrivo di Pietro Leopoldo di Lorena e la sua corte.
È probabile che l’idea di collocare i due trofei, antichi simboli di vittoria, in un posto ben visibile del palazzo, fosse dello stesso Granduca per celebrare il suo arrivo e la “conquista” della terra Toscana. Allo stesso fine, in occasione dell’arrivo a Firenze di Francesco Stefano di Lorena, alcuni anni prima, nel 1739, era stato eretto un arco trionfale che tra gli ornamenti presentava due trofei in marmo bianco, scolpiti da Girolamo Ticciati e Jean Michel Guillot, aventi su una faccia gli stessi elementi decorativi di quelli di Pitti.
La quasi identica somiglianza tra le due coppie di trofei lascia pensare che Ruggieri, Architetto dello Scrittoio delle Reali Fabbriche e progettista del Rondò, li abbia usati come modelli.
L’uso di decorare con trofei, generalmente di marmo, i terrazzi delle residenze dei governanti era una tradizione ripresa già nel XVII secolo, che trova probabilmente il suo prototipo negli enormi trofei marmorei della facciata della Reggia di Versailles rivolta verso i giardini.
I trofei di Palazzo Pitti furono consegnati uno il 2 settembre e l’altro il 25 novembre del 1766.
Dell’esecutore materiale dei due trofei, Giuseppe Romolo Pini, che si definisce “statuario”, non sono state rintracciate notizie di altre opere realizzate, ma è evidente che fosse anche un ottimo artigiano.
Inizialmente ne erano stati previsti quattro, due su ciascuna terrazza dei Rondò, come appare in una veduta di anonimo della fine del Settecento, ma gli altri due non furono mai realizzati. Abbiamo testimonianza anche di un altro progetto, visibile in un disegno della facciata, eseguito dal Poccianti nel primo ventennio dell’Ottocento, in cui i due trofei occupano le nicchie del secondo piano delle testate dei Rondò; questa proposta, tuttavia, rimase solo sulla carta.


Inquadramento tecnico

Il restauro ha interessato una delle due panoplie in terra cotta della terrazza del Rondò delle Carrozze; l’intervento si è reso necessario per il pessimo stato di conservazione del manufatto che presentava l’insieme degli elementi che lo componevano disgregati fra loro con fratture e mancanze.
La prima operazione è consistita nel preconsolidamento, previa pulitura generalizzata, seguito da un rilievo grafico e fotografico con numerazione dei vari elementi. Successivamente è stato compiuto lo smontaggio completo della panoplia e delle parti in laterizio che costituivano le due canne fumarie interne. I vari elementi sono stati ordinatamente adagiati su dei tavoli, utilizzati come laboratorio del cantiere predisposto sul terrazzo del rondò; ogni parte è stata ripulita dalla malta, ormai fatiscente, presente sul retro e nelle connessioni. Sono stati rimossi, con la massima attenzione per la fragilità del materiale, tutti i perni e le ferrature ormai erose dalla ruggine, causa delle molteplici fratture e distacchi del laterizio. Le cavità liberate dai vecchi perni sono state ripulite e predisposte per l’inserimento delle nuove ferrature in acciaio inox, rispettando nelle forme e nelle dimensioni quelle originali, ancorandole con malte di calci idrauliche reversibili. Infine, sono stati riassemblati i pezzi fratturati con materiale compatibile e sono state verificate le connessioni dei giunti.
La struttura portante in laterizio contenente le due canne fumarie accoppiate è stata ricomposta, sostituendo gli elementi fatiscenti non recuperabili con altri di forma identica all’originale.
Avvalendosi del rilievo numerico realizzato all’inizio, è stato possibile ricomporre con precisione tutti i pezzi che compongono la panoplia, per mezzo delle nuove imperniature in acciaio inox e malta di calce.
Per consentire la completa rilettura del trofeo, sono stati rifatti, ad integrazione, fuori opera, parti di alcuni elementi mancanti, come le aste e le punte di lancia, le porzioni delle bandiere e delle maschere, le else delle spade, che erano andati perduti, ma potevano essere ricostruiti perché suggeriti dalla struttura o documentati da riprese fotografiche svolte in passato.
La rimodellazione di questi particolari mancanti, eseguita sul posto, con terra per cottura dell’Impruneta, è stata realizzata con dimensioni leggermente superiori, considerando il ritiro della creta per effetto dell’essiccazione in fornace, con tempi variabili dai venti ai trenta giorni. Ad essiccazione avvenuta, è stato effettuato il controllo in opera delle forme e dimensioni ottenute per eventuali rettifiche; i pezzi sono poi stati nuovamente trasportati in fornace per la cottura definitiva e, successivamente, inseriti nella struttura con perni in acciaio inox.
Come ultimo intervento è stata compiuta la stuccatura generale con malta di calce additivata con terre per riconferire la corretta tonalità dell’insieme; la panoplia è stata quindi sottoposta ad un trattamento protettivo finale.
In futuro è previsto il restauro anche dell’altra panoplia, attualmente posta in sicurezza, per restituire al terrazzo l’ornamento dei due trofei.


Bibliografia

Daniele Rapino, Palazzo Pitti. Camini e stufe in età lorenese, in “Notizie di cantiere”, 1998, 6-9, pp. 223-233, pp. 228-229.