Fontana del Narciso

Localizzazione: Firenze
Proprietà: Demanio dello Stato

Tipo di intervento: Restauro e consolidamento architettonico

Inizio lavori: 2006
Termine lavori: 2006
Importo lavori: 29.000,00 €

Progettazione: Paola Grifoni, Loris Stefanini
Direzione lavori: Paola Grifoni, Loris Stefanini

Imprese esecutrici: Meridiana restauri (Monsummano Terme, Pt)


Inquadramento storico

La statua, scolpita da Pietro Francavilla attorno al 1590, si ergeva per 2 metri di altezza su un pila collocata nei pressi della ‘Vecchia’ al Giardino di Boboli. Rappresenta un giovane uomo in piedi che eleva con la mano destra un mazzo di fiori; ai suoi piedi un mostro marino fa sgorgare acqua dalla bocca raccolta nel bacile sottostante. L’opera, di incerto soggetto, è stata nel corso del tempo interpretata prima come Autunno, poi come Oceano, e, solo negli ultimi tempi, come Narciso, per i tratti femminei del volto e la presenza di fiori sul capo a formare come un’acconciatura.
La pila in arenaria è costituita da un dado di base che sorregge un elemento con tracce di un fregio vegetale e un bacino a pianta rettangolare sui cui lati sono stati scolpiti tre piccoli mascheroni di derivazione michelangiolesca.
La fontana è stata interessata nel tempo da diversi avvicendamenti: il 23 luglio del 1940 la statua, in arenaria, ha subito un crollo, come si evince dalle tracce delle numerose fratture e mancanze tutt’ora individuabili, ed è stata rimossa dalla sua sede per poter essere ricomposta. Il restauro, terminato nel 1941, è avvenuto ad opera dell’Opificio delle Pietre Dure; nel contempo fu realizzato un calco dallo scultore Alessandro Mecocci, concluso nel 1943 ed attualmente custodito nell’atrio del Conservatorio di Musica Luigi Cherubini di Firenze.
Prima del recente restauro il Narciso era conservato nell’atrio della Soprintendenza di Palazzo Pitti, ma da alcune foto d’epoca, risalenti al 1958, scattate nel corso di una ricognizione sullo stato di conservazione di tutte le sculture di Boboli, si nota una statua in buone condizioni, collocata sopra il bacile, con la sua originaria destinazione a fontana.
L’opera è stata restaurata nel 2006, tornando nell’atrio della Soprintendenza, mentre una copia è stata sistemata sul basamento, riconferendo alla fontana l’integrità d’insieme.


Inquadramento tecnico

La superficie degli elementi in pietra arenaria presentava i fenomeni di degrado tipici di questo litotipo quali la polverizzazione materica, sollevamenti di scaglie dal substrato e ridotta coesione intergranulare. Nell’elemento di appoggio del bacile si era aperta una sottilissima frattura che attraversava in orizzontale tutto lo spessore mettendo in pericolo la stabilità della vasca. Su quasi tutti gli elementi si erano inoltre formati muschi alghe e licheni che rendevano l’aspetto della superficie maculato e nerastro.
Anche l’impianto idrico non era in buone condizioni: il pozzetto di raccolta dell’acqua posto alla base della pila risultava quasi del tutto ostruito da stratificazioni di calcare che impedivano il regolare deflusso dell’acqua.
Prima dell’intervento, considerate le condizioni dell’opera, la difficoltà di apprestare il cantiere in loco e l’intervento da eseguire sul sistema di adduzione e deflusso delle acque, è stato deciso di smontare gli elementi della pila, che alcuni anni or sono era stata urtata da un automezzo e rimossa dalla sua naturale posizione.
La movimentazione è stata facilitata dall’assenza di imperniature interne ai vari elementi, e dalla debolezza della malta a base di calce stesa per consentirne l’allettamento. Questa operazione ha messo in luce sul piano superiore dell’elemento mediano due incassi scolpiti a cui non corrispondono gli incastri del bacino: da questo si deduce; con probabilità, che si tratti di una base preesistente riutilizzata per l’opera.
L’intervento di restauro è stato preceduto da una spolveratura con pennelli in setola morbida per asportare la materia superficiale polverulenta e incoerente.
Gli elementi sono stati poi trattati con una sostanza biocida a base di sali di ammonio, irrorata con spray manuali, rimuovendo successivamente i residui secchi con spazzolini in plastica. La materia degradata è stata preconsolidata con il prodotto rinforzante a base di silicato d’etile, a profonda penetrazione, compatibile con la natura silicea dell’arenaria.
L’operazione di pulitura è stata poi completata con spazzolini coadiuvati con l’utilizzo di acqua demineralizzata. L’azione consolidante con il silicato di etile applicato a pennello è stato ripetuta nelle zone dove il degrado risultava più accentuato come si riscontrava nelle tracce del rilievo floreale del basamento e sui mascheroni del bacino, per conferire alla superficie un aspetto omogeneo.
La frattura presente nell’elemento mediano della base è stata consolidata tramite iniezioni di resina epossidica ad alta fluidità, lasciata defluire per gravità dopo che dalla fessura era stato steso del lattice di gomma per evitare la fuoriuscita della resina stessa (il lattice di gomma forma in fase di essicamento una pellicola elastica che viene rimossa facilmente dopo l’indurimento della resina epossidica).
Sulla superficie in corrispondenza di mancanze e cadute di materia sono state eseguite alcune stuccature funzionali ad impedire penetrazioni e ristagni di acqua piovana realizzate con stucco a base di polvere di pietra, pigmenti minerali e legante elastomerico fluorurato.
Per conferire stabilità e sicurezza alla pila sono stati inseriti tra gli elementi due perni in acciaio inox per ciascuna commettitura, bloccati con resina epossidica. Fra gli elementi è stato riproposto l’allettamento a base di calce Lafarge in spessore tale da poter inserire una lama per il taglio dei perni in caso di necessità di smontaggio.
Infine la superficie è stata trattata con due mani di protettivo idrorepellente applicato a pennello, operazione da ripetere ogni cinque anni a manutenzione della pila.

REALIZZAZIONE DELLA COPIA

La realizzazione della copia del Narciso ha comportato la movimentazione della statua originale che dall’atrio della Soprintendenza di Palazzo Pitti, dopo essere stata opportunamente incassata, è stata trasportata in laboratorio dove ne è stato ottenuto il calco in silicone suddiviso in più parti.
Sulle frazioni del calco sono state realizzate delle controforme rigide in stucco fibrorinforzato per contenere le impronte elestiche.
Il positivo, che risulta cavo, è stato realizzato in più settori con un impasto a base di calce, cemento, polvere di pietra, pigmenti naturali e resina acrilica; i vari settori, di spessore 2 cm, sono stati uniti con legante epossidico.
Si è poi provveduto a collocare la copia sul basamento a Boboli, assicurata da una stuccatura in malta lungo tutto il perimetro e dall’inserimento di due perni in acciaio inox incollati con resina epossidica tra i volumi inferiori laterali della statua e il basamento.
La copia, così come gli elementi della fontana, è stata protetta con una duplice stesura a pennello di idrorepellente.

L’IMPIANTO IDRICO

L’impianto idrico è stato revisionato sostituendo tutte le tubazioni in piombo con tubi stratificati in teflon, alluminio e nylon. Sul retro del basamento della statua è stata riaperta una piccola apertura rettangolare, protetta da uno sportello in acciaio inox con lucchetto, per ispezionare la cavità interna in cui passa il tubo di adduzione che alimenta il getto d’acqua del mostro marino.
Il deflusso dell’acqua dal bacino è stato ottenuto incassando un tubo in acciaio inox nel foro centrale della conca: l’acqua viene in tal modo convogliata nel pozzetto sotto la base della pila, liberato dal calcare che lo ostruiva a mezzo di scalpello e mazzuolo.
La fontana è tornata a disegnare un angolo del giardino, offrendo a chi passa la possibilità di rinfrescarsi un poco dalla calura estiva.



Bibliografia

Vanessa Montagnani, Narciso, in Litta Medri (a cura di), Il Giardino di Boboli, Milano, Silvana Editoriale, 2003, pp. 192-193.