Chiesa di San Barnaba

Localizzazione: Firenze
Proprietà: Demaniale

Tipo di intervento: Restauro del cassettonato ligneo

Inizio lavori: 2004

Progettazione:
arch. Fulvia Zeuli
Direzione Lavori: arch. Fulvia Zeuli
Assistenza tecnica: geom. Leandro Verdiani
Imprese esecutrici: R.A.M. s.n.c.


Inquadramento storico

La chiesa fu eretta all’inizio del XIV secolo per iniziativa del Capitolo di San Lorenzo, in ringraziamento della vittoria riportata dai Guelfi di Firenze sui Ghibellini di Arezzo a Campaldino, nel giorno del Santo (11 giugno 1289). Dal 1356 si insediarono i frati Agostiniani che, a spese dell’Arte dei Medici e Speziali patroni della chiesa, costruirono l’annesso convento. Nel XVI secolo il complesso fu affidato alle monache carmelitane, responsabili della maggior parte dei lavori di trasformazione della struttura dell’edificio. L’antica copertura a capriate è stata occultata con un soffitto a lacunari impreziosito da intagli e dorature in oro zecchino, realizzato nel 1717 da Giovanni Vernaccini. Dopo la soppressione dell’ordine in epoca napoleonica, il convento fu venduto a privati e diviso in appartamenti; la chiesa è curata dalla parrocchia di San Lorenzo.
L’edificio ha impianto a croce latina con navata unica; sulla facciata a capanna con apertura ogivale e occhio centrale sono presenti la croce rossa, stemma del popolo di Firenze, l’aquila che abbatte il drago, stemma della parte guelfa, e il giglio di Firenze. La lunetta del portale trecentesco è decorata da una Madonna in terracotta invetriata, realizzata da Giovanni Della Robbia nel 1528-9. Tra il 1956 e il 1976 alcuni interventi di restauro hanno provveduto al recupero degli intonaci esterni e alla ricostruzione della volta della cripta e del presbiterio, crollata rovinosamente nel 1955.


Inquadramento tecnico

L’intervento si è occupato del restauro del cassettonato.Nel momento in cui sono stati montati i ponteggi è stato possibile fare una ricognizione accurata delle superfici del cassettonato. All’intradosso presentavano distacchi di colore dovuti a vecchie infiltrazioni d’acqua, distacchi di elementi decorativi in legno intagliato ed un allentamento diffuso delle stuccature con aperture delle connettiture tra i vari elementi in legno.
Nel sottotetto l’estradosso del cassettonato era ricoperto da uno spesso strato di polvere e detriti più o meno consistenti caduti probabilmente durante i lavori di manutenzione alle coperture. La volta nel locale dietro l’organo è costituita da un incannicciato che in alcune zone per infiltrazioni d’acqua dal tetto risultava sfondato e spanciato.


Intervento preliminare
Sono stati eseguiti i primi saggi di pulitura sia a secco con bisturi, sia con acqua di cotone imbevuta in una soluzione di carbonato d’ammonio.
È stato individuato il colore verde lorena originale sui fondi dei pannelli ed il colore di stucco sulle cornici in rilievo. Le parti in oro presentavano alcuni ritocchi grossolani ed in generale erano annerite per i fumi.
I saggi nella volta incannicciata dietro l’organo hanno evidenziato, sotto una recente ridipintura a calce, una decorazione geometrica con riquadrature tali da far ipotizzare che la parete su cui è addossato l’organo possa far parte di una redazione successiva, in quanto interrompe i motivi decorativi della volta.

Intervento di restauro
Il primo intervento è stato quello di togliere dal sottotetto tutti i detriti che appesantivano il cassettonato e la stuoia, dopo aver realizzato un apposito camminamento. Si è quindi proceduto alla pulitura con aspirapolvere e pennellessine delle capriate medievali su cui erano presenti tracce di decori risalenti al periodo in cui l’orditura del tetto era in vista.
Anche l’estradosso del cassettonato è stato pulito con aspirapolvere e nelle connettiture delle tavole di legno assemblate per formare le varie formelle è stata fatta aderire una rete sintetica in polipropilene per collegare è stabilizzare i vari elementi.
Su tutte le superfici lignee è stato applicato a spruzzo e a pennello un prodotto antitarlo per proteggere il legno aggredito da insetti xilofagi.
I pigmenti sulle capriate sono stati velinati con carta giapponese.
Nella piccola orditura in legno su cui è agganciata la stuoia sono stati trovati dei correnti staccati dalla centina principale ed è quindi stato rinforzato l’appoggio grazie a dei tutori in acciaio che hanno collegato il corrente alla centina. Nei punti in cui la stuoia era staccata dai correnti in legno si è utilizzata la rete in polipropilene passata a cavallo del corrente e fissata alla stuoia con malta di calce.
In presenza di forte spanciamento della stuoia si è utilizzato del filo d’acciaio per legare l’incannicciato alla sua orditura di sostegno. Saggi stratigrafici sulla parte alta delle pareti della navata e sull’arco trionfale hanno rivelato la presenza di due distinte fasi decorative, con la più antica di notevole pregio.

L’intervento all’intradosso del cassettonato
La pulitura del cassettonato è stata effettuata con una prima spolveratura delle superfici per impedire che le polveri si impastassero con l’acqua utilizzata per rimuovere le ridipinture.
Per ritrovare il verde sui fondi è stato utilizzato del carbonato d’ammonio per ammorbidire la tempera soprastante ed evitare un’azione meccanica troppo forte su un pigmento debole e frammentario.
Sono state rimosse tutte le stuccature incoerenti o poco elastiche e sostituite con un impasto a base di gesso a legno e colla. Dove gli spacchi nel legno erano larghi e profondi si sono precedentemente eseguite delle sverzature con legno della stessa essenza o delle integrazioni con uno stucco a base di pasta di legno.
L’ultima fase del recupero è consistita nel restauro pittorico. Si è proceduto all’integrazione delle mancanze sui fondi in verde e sul colore di stucco mediante delle velature a tempera con pigmenti naturali reversibili.