Fontana del Carciofo

Localizzazione: Firenze
Proprietà: Demaniale

Tipo di intervento: Restauro conservativo

Inizio lavori: 2004
Fine lavori: 2005
Importo lavori: 291.700,00 €
Progettazione: Laura Baldini, Loris Stefanini
Direzione Lavori: Loris Stefanini
Imprese esecutrici: I.R.E.S. S.p.A.,
                                 Fedeli,
                                 Berchielli,
                                 P.T. Color,
                                 Rangoni


Inquadramento storico

Il lato del cortile di Palazzo Pitti opposto alla facciata costituisce una delle grandi "invenzioni" di Bartolomeo Ammannati. Limitato in altezza ad un solo piano (invece dei tre che caratterizzano gli altri fronti), articolato da grandi nicchie ornate di statue e aperto al centro sulla Grotta del Mosè, è coperto da una grande terrazza balaustrata: in tal modo il giardino retrostante, con le sistemazioni a verde e l'ampia struttura dell'Anfiteatro, entra a far parte dei prospetti del cortile, realizzando uno degli esempi più perfetti di quello stretto rapporto fra esterno e interno, fra giardino e palazzo, caratteristico del classicismo cinquecentesco.
Al centro della terrazza fu posta dall’Ammannati la Fontana di Giunone (ben visibile nella Lunetta dipinta da Giusto Utens alla fine del Cinquecento e conservata al Museo storico topografico di Firenze), poi rimossa e sostituita nella prima metà del Seicento da quella ancor oggi presente, conosciuta come Fontana del Carciofo.
Costruita tra il 1639 e il 1642, questa fontana prende vita dall’assemblaggio di numerose statue appartenenti ad altri complessi scultorei del Giardino, smantellati in vista del profondo rinnovamento d’immagine voluto dal granduca; l’operazione, condotta da Francesco Susini, costituisce l’unico esempio in Firenze di una moderata adesione, ancora fortemente ancorata agli schemi manieristi, alle soluzioni barocche.
All’interno di una vasca ottagonale si eleva una elaborata fontana a candelabra, con due grandi tazze in marmo mischio e granito grigio, sostenute da un fusto formato da coppie di tritoni e nereidi.
Alla sommità l’acqua fuoriusciva con alti ed impetuosi getti da un carciofo bronzeo, ora perduto, da cui prende il nome la fontana, e ricadeva tracimando nelle tazze sottostanti per depositarsi nella vasca, dove sono disposti dodici Amorini in pose vezzose ed aggraziate alle prese con frecce e faretre, oppure a cavalcioni di delfini e cigni.
I puttini di marmo provengono da un altro complesso scultoreo, smembrato negli anni che vanno dal 1634 al 1637, che aveva trovato una sua collocazione nel giardino interno alla Vasca dell’Isola intorno ad una statua di Venere (Giardino di Venere), sostituita dall’Oceano del Giambologna, su progetto di Alfonso Parigi.
Susini si occupò personalmente delle lavorazioni dei bronzi e delle figure del fusto, oltre ad essere l’ideatore dell’originale composizione. Gli Amorini sono stati attribuiti solo recentemente a diversi scultori: Giovan Battista e Domenico Pieratti, Andrea Ferrucci, Antonio Novelli, Cosimo Salvestrini, Bartolomeo Rossi, Francesco Susini, Agostino Ubaldini, Giovan Simone Cioli, Bartolomeo Pettirossi.
Salendo dal Cortile dell’Ammannati verso Boboli, alla base della Terrazza, si nota un piccolo giardino, conosciuto attualmente come il Giardino del Carciofo, ma definito nel 1709 nella pianta di Michele Gori come “giardinetto delle erbe del Granduca”. Il giardino risale agli anni di costruzione delle due rampe di accesso all’Anfiteatro, dalle quali è racchiuso, eseguite, fra il 1583 e il 1587, con la direzione di Giulio Parigi su disegno di Bartolomeo Ammannati.
In epoca neoclassica vi fu collocata la fontana con il Nano Barbino di Valerio Cioli, entro una nicchia ricavata nel muro nord della Terrazza del Carciofo.
La decorazione della cornice esterna alla nicchia, con panoplie, di stile riferibile al gusto di Giuseppe Cacialli, è andata completamente perduta e se ne ha una testimonianza solo da alcune foto d’inizio secolo.
Il giardino, caratterizzato da aiuole di disegno geometrico, è tuttora oggetto di notevole cura e contribuisce ad addolcire e armonizzare lo stacco dell’alzata della terrazza dalle rampe dell’Anfiteatro, fornendo al visitatore che si accinge ad entrare in Boboli un preludio degli scenari e delle sorprese del magnifico giardino mediceo.


Inquadramento tecnico

I primi lavori di restauro, che hanno interessato la fontana e la terrazza su cui questa poggia, risalgono al 1995 e si sono protratti in più lotti fino al 2000; il tempo impiegato per l’intervento è stato dovuto non tanto dalla complessità del tema, quanto dal dilazionamento dei fondi.
Le prime operazioni si sono concentrate sulla fontana, tramite indagini diagnostiche preliminari, necessarie ad assicurare una corretta interpretazione delle cause di degrado, che hanno posto la premessa per iniziare il consolidamento e la pulitura dei marmi e dei bronzi che adornano il fusto e le vasche.
Parallelamente è iniziato il lavoro di smontaggio e accantonamento di tutta la pavimentazione in lastre di pietra, per consentire la realizzazione di un sottofondo su cui porre un massetto in conglomerato cementizio e rete elettrosaldata, coperti da lastre di piombo con funzione di impermeabilizzazione; la terrazza, infatti, era soggetta ad infiltrazioni, più volte verificatesi, che danneggiavano le strutture e gli ambienti sottostanti.
Si è provveduto anche al preconsolidamanto e al completo smontaggio della balaustra in pietra forte, per poterne restaurare i singoli elementi con metodi differenziati a seconda del diverso grado di deterioramento.
Dopo aver consolidato e pulito tutti gli elementi e averli trattati con una protezione superficiale finale, la balaustra è stata completamente rimontata.
Gli intonaci delle pareti prospicienti il giardino necessitavano di un rifacimento e di una nuova coloritura che rispettasse le originarie cromie; anche le inferriate, le finestre e le modanature sono state restaurate, per completare quella scenografica immagine della fontana abbracciata dalle ali del cortile dell’Ammannati.
La seconda parte dei lavori ha riguardato il restauro del parapetto in ferro battuto rivolto sul lato verso il Cortile, la revisione e completa riattivazione dell’impianto idrico e la predisposizione di un opportuno sistema di illuminazione.
La fontana del Carciofo, insieme a quella della Grotta del Mosè e alle due fontanelle con testa di mostaccino ad essa laterali, sono i primi giochi d’acqua che accolgono il visitatore che varca l’ingresso principale di Pitti. Il potente getto, ricadendo sulle tazze inferiori con effetto scenografico, contribuisce a trasmettere quel senso di traboccante esuberanza, originalità e potenza che il palazzo e il suo giardino vogliono infondere in chi attraversa il cortile dell’Ammannati. Curare l’aspetto idrico, quindi, non ha costituito una scelta secondaria, considerando quanto l’acqua dia senso a queste architetture; pertanto, sono stati sistemati gli ambienti che alloggiano i nuovi macchinari relativi all’impianto idrico, predisponendo anche un sistema di trattamento e depurazione delle acque.
Sono stati portati a termine anche il restauro delle due vasche laterali a forma di conchiglia con relativi cartigli e della nicchia con fontana del Nano Barbino, la cui statua era stata restaurata in precedenza, addossata al muro che sostiene la terrazza, nel giardinetto sottostante.
Il lastrico della pavimentazione della terrazza, in parte troppo degradato e quindi irrecuperabile è stato integrato con pietre di taglio recente.
A conclusione dell’intervento, si è provveduto al restauro della rampa, del piazzale lastricato retrostante la terrazza e del muro che regge lo stradone davanti all’Anfiteatro, per conferire maggiore fruibilità e decoro a tutto l’insieme.


Bibliografia

Giorgio Galletti, Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici per le province di Firenze Pistoia e Prato, Giardino di Boboli Master Plan – paesaggio e architettura, 1999
Litta Medri, Le sculture del Giardino di Boboli fra il Cinquecento e il Seicento, in Palazzo Pitti. L’arte e la storia, Firenze, Nardini Editore, 2000, pp. 257-268.