Giardino del Cavaliere

Giardino del Cavaliere 2



Localizzazione
: Firenze
Proprietà: Demaniale

Tipo di intervento: Restauro conservativo

Inizio lavori: 2004
Fine lavori: 2005
Importo lavori: 67.800,00 €

Progettazione: Laura Baldini, Loris Stefanini
Direzione Lavori: Laura Baldini, Loris Stefanini
Imprese esecutrici: Meridiana Restauri (Monsummano Terme, PT).    

                            


Inquadramento storico

Giardino del Cavaliere 3

Il Giardino del Cavaliere costituisce il confine sud-est di Boboli e il punto più elevato del giardino; il limite fisico è dato dal terrapieno su cui si erge, ma la spazialità non si interrompe, anzi, si allarga sullo stupendo panorama delle colline di Arcetri, naturale proseguimento del giardino.
Il Bastione del Cavaliere, costruito nel 1529 su progetto di Michelangelo, ospitava un edificio dove aveva abitato il cavaliere Malatesta Baglioni, da cui prende il nome il giardino.
Una singolare stratificazione storica si compone in questo baluardo, dove si intrecciano il bastione costruito durante l’assedio di Firenze, nel 1527, la cinta duecentesca e quella fatta erigere, tra il 1546 e il 1548, da Cosimo I durante la guerra contro Siena.
L’originaria coltivazione dei “semplici” – piante a scopo officinale – presente nel giardino già dal 1551, fu sostituita dopo il 1612, con quella di fiori rari, quando la terrazza fu trasformata in giardino segreto su disegno di Giulio Parigi e Gherardo Mechini, tramite un’alta recinzione muraria.
Allo scopo di fornire acqua alla nuova estensione del Giardino di Boboli, ingrandito per volere di Cosimo II, furono costruite, nel 1614, due vasche: una ai piedi del lato nord del Bastione, che prenderà il nome di Vasca delle Trote, l’altra, all’interno dell’area sud del Bastione, che sarà conosciuta come Conserva del Cavaliere. Documenti del 1642 citano anche una Grotta del Cavaliere, la cui posizione rimane attualmente non identificata.
La vegetazione del giardino ha mutato forma nel corso dei secoli; il primo assetto, mantenuto fino alla metà del XVIII secolo, era quadriripartito in aiuole divise da due vialetti che si intersecavano perpendicolarmente nel punto in cui è collocata la vasca ottagonale tuttora esistente. Successivamente, le aiuole sono state tagliate da vialetti disposti a croce di Sant’Andrea, sistemazione mantenuta per circa un secolo, fino a quando non si è ritornati all’impianto primitivo con disegno ortogonale.
Alla fine del Seicento, la Vasca delle Trote fu coperta da una volta sorretta da un grande pilastro immerso nell’acqua, per reggere una palazzina fatta erigere da Cosimo III per il secondogenito Giangastone, attualmente sede del Museo delle Porcellane.
Lo scenografico percorso di ingresso al giardino è stato realizzato da Giuseppe del Rosso nel 1793: la scala di accesso a rampa singola fu sostituita da una doppia rampa a tenaglia, avvolgente un volume cilindrico sormontato da un terrazzo circolare.
Al termine della scala, affiancata da due statue di Muse, prima di varcare l’ingresso del Cavaliere, due pilastri con cancello, originariamente intonacati di verde, erano sormontati da Sfingi di arenaria dipinte in finto marmo, opere di Giovan Battista Giovannozzi, attualmente in deposito.
I pilastrini con capitelli a foglia d’acqua nella balaustra del terrazzo sono fra i primi esempi di neogotico a Firenze; anche alla facciata della palazzina fu conferita una veste neoclassica.
Ai lati del terrazzo furono collocate le statue di Giove con l’aquila e di Flora, entrambe attribuite a Giovanni Battista Caccini (XVI secolo).
Al centro del giardino, nella vasca ottagonale in marmo ‘Mistio di Serravezza’, fu innalzata una fontana, che reca in cima un putto marmoreo attribuito a Pierino da Vinci o a Stoldo Lorenzi, del XVI secolo, mentre le scimmie bronzee che danno il nome alla fontana, poste ai piedi del fusto, sono riferibili all’ambiente di Pietro Tacca (XVII secolo).
Alla base del Giardino del Cavaliere si può ancora notare la forma ovale del piccolo piazzale anticamente disegnato da cipressi, sostituiti successivamente da lecci e da una siepe mista. Il bosso a bordatura delle aiuole quadrangolari risale probabilmente alla metà dell’Ottocento, mentre le spalliere di rose a ridosso dell’alto muro di delimitazione sono state piantate negli anni ottanta.
Il Giardino del Cavaliere, per il suo gradevole impianto, garantito da una costante manutenzione, e l’eccezionale posizione panoramica, è una delle zone di maggiore interesse di tutto Boboli.


Inquadramento tecnico

Giardino del Cavaliere

Mentre il Giardino del Cavaliere viene sottoposto ad una costante manutenzione nell’ambito della conservazione dell’apparato vegetale del Giardino di Boboli, per la scalinata di accesso questo non risulta possibile causa la ricorrente penuria di finanziamenti.
I colonnini in pietra arenaria fiorentini della balaustra neogotica della terrazza circolare in sommità della scala a tenaglia, erano prossimi al collasso e quindi imbrigliati con una rete metallica che ne impediva il crollo e assicurava allo stesso tempo l’incolumità dei numerosi visitatori.
Anche la scala stessa, costituita da scalini in pietra serena in avanzato stato di deterioramento, e gli intonaci dei due grandi pilastri necessitavano di un decisivo intervento di restauro, per bloccarne il degrado e per ristabilire le condizioni ottimali di fruizione e di sicurezza.
L’intervento di restauro è consistito nel consolidamento chimico in loco di tutti gli elementi lapidei, preceduto da un’accurata pulizia e dalla verifica della consistenza del nucleo di ogni singolo elemento. I balaustrini ormai degradati in maniera irrecuperabile sono stati sostituiti con altri realizzati in pietra (arenaria di S. Brigida, l’unica ancora disponibile che abbia le caratteristiche fisiche e meccaniche simili all’antica pietra serena fiorentina), delle stesse dimensioni, forme e lavorazione a scalpello a mano come gli originali.
Sono state individuate ed accuratamente sigillate tutte le fessurazioni presenti sia sulla cimasa sia nei balaustrini e negli scalini, onde impedire la penetrazione delle acque meteoriche; quindi si è provveduto a ripetute iniezioni di consolidanti idonei; l’intervento si è concluso con un trattamento idrorepellente su tutte le superfici dei vari elementi.
Si è provveduto anche alla verifica dei collegamenti tra piastrini e cimasa, e ad alcune microcuciture con barrette inox ove i distacchi più consistenti le consigliavano. Gli intonaci dei pilastri e dei parapetti in muratura sono stati ricostruiti usando solo malta di calce e tinteggiati a latte di calce con terre ed ossidi minerali.
Come riscontrato nel corso del restauro di altri manufatti in pietra collocati all’esterno, ad esempio nelle balaustre della facciata di Palazzo Pitti, il degrado dei pilastrini e degli scalini era dovuto a più cause concomitanti: la lavorazione a scalpello, che presuppone la preparazione della superficie con una preliminare sbozzatura eseguita a bocciarda, che genera un indebolimento negli strati sottostanti che col tempo tendono al distacco; la dilatazione generata dalla temperatura, diversa per ogni tipo di elemento costituente la balaustrata stessa, che genera movimenti discordi degli stessi con conseguente formazione di lesioni capillari; l’azione dell’acqua piovana e del gelo che, penetrando nelle lesioni, accelerano il distacco di materiale e la riduzione delle sezioni resistenti. Si ha così un processo di degrado che richiede un costante monitoraggio seguito da una azione di manutenzione, unico rimedio per impedire degenerazioni che conducono ad interventi “pesanti” sia dal lato economico che da quello storico ed artistico.


Bibliografia

Giorgio Galletti, Giardino di Boboli Master Plan. Paesaggio e architettura, con la consulenza dello studio Elisabeth Banks Associates e la collaborazione di Loris Stefanini, Firenze, Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici per le province di Firenze Pistoia e Prato, 1999 (stampa in digitale), pp. 85-94.
Giorgio Galletti, Litta Medri, Giardino di Boboli, in Palazzo Pitti. Tutti i musei, tutte le opere, Livorno, Sillabe, 2001, pp. 143-155, p. 149

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