Villa Medicea di Careggi

Localizzazione: Firenze
Proprietà: Demaniale

Tipo di intervento: Consolidamento e restauro delle pitture murali

Inizio lavori: 2002
Fine lavori: dicembre 2005

Progettazione: dott.ssa Mirella Branca
Direzione Lavori: dott.ssa Mirella Branca
Direttore Operativo: geom. Franco Vestri
                                   geom. Francesco Fortino
Assistente operativo: Mauro Masini
Imprese esecutrici: S.A.R. di Cristina Conti
                                 Laura Lucioli


Inquadramento storico

Villa Medicea di Careggi

Il nucleo originario della Villa di Careggi fu acquistato nel 1417 da Giovanni di Bicci dei Medici. L’iniziale impianto architettonico fu trasformato in maniera consistente nella prima metà del XV secolo per opera di Michelozzo, che realizzò il cortile loggiato e il coronamento merlato in aggetto su mensole di pietra caratterizzante la facciata orientale; alla stessa fase costruttiva risalgono, sul fronte occidentale, i due corpi aggettanti delle logge terrene protese verso il giardino, a tre arcate su colonne, con capitelli compositi simili a quelli del cortile. La loggia occidentale al piano superiore, architravata e con colonne ioniche, è secondo alcuni storici ascrivibile a Giuliano da Sangallo.
La villa, posta al centro di una vasta proprietà terriera, fu la dimora prediletta di Cosimo il Vecchio, che vi morì nel 1464, e di Lorenzo il Magnifico. Fu inoltre sede dell’Accademia Neoplatonica e luogo di incontro di illustri filosofi (Pico della Mirandola, Marsilio Ficino) ed artisti (Donatello, Brunelleschi, Alberti).
Devastata da un incendio nel 1529, subì ulteriori modifiche nella prima metà del XVI secolo, con la realizzazione di interventi non più esistenti, quali una fontana ed un labirinto sul lato ovest, tra due logge, e la decorazione di una loggia ad opera del Pontormo.
Gli interventi di maggiore rilievo furono eseguiti tra il 1617 e il 1621 sotto la direzione di Giulio Parigi e di Gherardo Mechini, quando la villa era la residenza preferita del cardinale Carlo de’ Medici. A questo periodo sono ascrivibili la realizzazione del giardino sul lato sud, l’apparato decorativo tuttora presente in alcuni ambienti eseguito da Michelangelo Cinganelli e dalla sua raffinata équipe. Di particolare rilievo sono le pitture della loggia ionica, del gabinetto del primo piano, della grotticina e della sala terrena.
Dopo un progressivo abbandono in seguito alla morte del cardinale Carlo (1666), l’intera tenuta fu alienata dai Lorena nel 1780 al conte Vincenzo Orsi. Nella prima metà dell’Ottocento, quando la struttura era in affitto al ministro inglese Lord Holland, vi soggiornò il pittore George Frederick Watts, che realizzo nella loggia terrena occidentale un affresco raffigurante La morte del medico Leoni.
Modifiche sostanziali all’impianto della villa e del parco furono apportate da Francis Joseph Sloane, esperto geologo e botanico, cultore della storia dell’arte toscana e proprietario del complesso dal 1848. In quell’occasione si eseguì il prolungamento della facciata orientale, la trasformazione del cortile rettangolare in un atrio quadrato, la realizzazione del salone al piano superiore ed il nuovo assetto del giardino occidentale con l’abbattimento dei muri divisori fra corte, giardino e orto e l’esecuzione di un’imponente limonaia.
Dal 1936, con l’acquisizione della villa da parte dell’Arcispedale di Santa Maria Nuova e la conseguente destinazione ad usi poco adatti al suo carattere monumentale, ha avuto inizio un progressivo degrado, aggravatosi negli ultimi decenni del Novecento. Le indagini cognitive e l’approfondimento degli studi stimolati dalle celebrazioni laurenziane del 1992 hanno risvegliato l’interesse cittadino verso il recupero di questo importante complesso. La villa è stata recentemente acquisita dalla Regione Toscana.


Inquadramento tecnico

In considerazione dello stato di degrado in cui versava tutto il complesso, per un uso improprio particolarmente evidente nell’ala ottocentesca dove era ubicato il centro di calcolo dell’Azienda, la Soprintendenza ha ritenuto opportuno intervenire sugli ambienti di particolare pregio, nell’intento di evitare che testimonianze di particolare valore storico artistico fossero perdute. Gli interventi sono stati realizzati in maniera non continuativa, in relazione ai finanziamenti approvati. Il restauro dell’apparato decorativo è stato, nel caso della loggia ionica, preceduto dal totale risanamento della struttura, con lavori diretti dall’architetto Riccardo Dalla Negra. L’ultimo intervento effettuato è stato il restauro del cortile di Michelozzo, effettuato per la direzione congiunta dell’architetto Paola Grifoni e della dott.ssa Mirella Branca, con un recupero relativo anche al decoro del cortile stesso, tramite l’eliminazione dei numerosi impianti fortemente invasivi in esso presenti. Al momento dell’acquisizione da parte della Regione, preliminare ad un uso più consono della villa, l’ambiente di pregio rimasto fuori dai restauri è la “Grotticina” sotterranea, non essendone stato approvato il finanziamento.

La sala terrena

La sala terrena della villa costituisce un documento di particolare interesse legato all’intreccio tra arte ed epica proprio della cultura fiorentina del primo Seicento, particolarmente per la committenza del cardinale Carlo de’ Medici. Nelle lunette della sala sono infatti rappresentate episodi relativi alle Storie di Rinaldo e Armida, tratti dalla Gerusalemme Liberata, eseguite da Michelangelo Cinganelli tra il 1617 e il 1618. La sala rispecchia attualmente anche l’assetto ottocentesco, quando alcuni ambienti della villa erano stati adibiti a museo della memoria medicea, per volontà dello Sloane. Le scelte operative del restauro hanno tenuto conto dell’importanza della componente ottocentesca nella storia della villa, identificata in particolare dalla colonia straniera nel mito di Lorenzo il Magnifico. Pertanto, una volta effettuati alcuni saggi sia sul soffitto che in corrispondenza delle grottesche ottocentesche dei pennacchi, si è ritenuto comunque di mantenerle integralmente, procedendo soltanto ad un lavoro di riordino degli intonaci.
L’esecuzione delle pitture a tempera su una preparazione a gesso e colla, posta direttamente sull’intonaco, aveva determinato un degrado abbastanza avanzato, dal momento che la tecnica usata rendeva le pitture particolarmente soggette alle variazioni termoigrometriche dell’ambiente. La presenza di un fissativo organico usato in restauri precedenti aveva contribuito a determinare sollevamenti dello strato pittorico e proliferazione di muffe in superficie.
Una volta effettuate le consuete operazioni di preconsolidamento e di pulitura, sono stati effettuati impacchi di bicarbonato d’ammonio per l’asportazione del beverone organico superficiale, alleggerendo le ridipinture a calce con impacchi localizzati costituiti da carta giapponese e resine a scambio ionico cationiche. Le muffe, infine, sono state asportate laddove necessario meccanicamente mediante strumenti a punta, quali aghi e bastoncini di legno. A restauro concluso, le lunette hanno recuperato la loro originaria luminosità, consentendo una più efficace lettura dei dettagli delle scene rappresentate, inclusa la raffigurazione dei due fronti della romana villa Medici.

La loggia ionica

La loggia ionica del primo piano, sul lato occidentale della villa, è caratterizzata da un soffitto piano decorato, anch’esso eseguito dall’équipe di Michelangelo Cinganelli, con orditura lignea, poggiante su esili colonne ioniche in pietra. Le pitture sono improntate al carattere proprio degli apparati decorativi eseguiti dai pittori formatisi alla scuola di Bernardino Poccetti, con riquadri riccamente decorati a motivi vegetali, grottesche, candelabre, paesaggi e figure allegoriche, in un impronta generale bucolica, segnata da una particolare raffinatezza legata alla cultura del committente, il cui cappello cardinalizio è posto al centro del soffitto, inquadrato da un ottagono di verzure.
L’apparato decorativo vero e proprio, realizzato ad affresco, era stato staccato, evidentemente per il cattivo stato di conservazione delle pitture, nel corso di un restauro effettuato nel 1952. Gli affreschi, di cui evidentemente erano già andate perse porzioni di pellicola pittorica, erano stati riportati su supporti di masonite. Dato il complessivo discreto stato di conservazione dei pannelli, le cui deformazioni erano accettabili, non si è ritenuto opportuno procedere al trasporto su un nuovo supporto, intervenendo unicamente sulla superficie pittorica, una volta risanata interamente la copertura della loggia e verificata la stabilità dell’ancoraggio.
Il restauro della superficie pittorica era di particolare urgenza, data la presenza di microsollevamenti, microrganismi e muffe, patine biancastre. Il preconsolidamento è stato effettuato tramite resine, procedendo poi alla pulitura effettuata ad acqua deionizzata, al consolidamento del supporto in tela laddove necessario, alle stuccature e al restauro pittorico eseguito a velature, riequilibrando i neutri, fortemente alterati. L’intervento è stato relativo anche all’orditura lignea, interamente risanata e sulla quale permanevano tracce dell’antica coloritura e di motivi decorativi, evidenziati in quest’occasione tramite un leggero scialbo.
Il restauro degli elementi lapidei ed il ritrovamento dell’intonaco antico dell’unica parete, caratterizzato da una coloritura verde intonata alla cromia della decorazione del soffitto, hanno restituito all’ambiente il suo aspetto originario.

Lo studiolo

L’intervento sulle pitture murali dello studiolo, anch’esse caratterizzate dalla presenza dello stemma mediceo con il cappello cardinalizio e da decorazioni a grottesca sul soffitto eseguite a tempera, ha rivestito un particolare carattere di urgenza, per la presenza di infiltrazioni da un bagno sovrastante. Si è trattato quindi, in questo caso, del salvataggio di pitture che rischiavano di essere perdute. Di particolare interesse è stata l’individuazione di tracce al di sotto della pittura di uno strato più antico. I paesaggi rappresentati sulle pareti risultavano inoltre pesantemente ritoccati nell’Ottocento.


Loggia terrena – affresco di G.F. Watts

Il grande affresco raffigurante La morte del medico Leoni rappresentata all’interno di un ambiente che riprende esattamente il cortile di Michelozzo con il pozzo, eseguito da George Frederick Watts nel 1845, e di cui si conservano alcuni disegni preparatori (Watts Gallery, Compton), mentre era ospite di Lord Holland, che ha descritto le difficoltà tecniche da lui incontrate nell’esecuzione della pittura. La pittura, eseguita sulla parete di fondo della loggia, frutto di un tamponamento probabilmente eseguito in quell’occasione, è stato realizzato seguendo in maniera canonica la tecnica esecutiva dell’affresco, nella quale l’artista si cimentava per la prima volta, con giornate numerose e di dimensioni ridotte, come risulta dalle incisioni da cartone. Le difficoltà incontrate hanno evidentemente portato Watts a intervenire largamente a secco sull’iniziale preparazione a buon fresco. Nel corso di un restauro precedente era stata eseguita una balza a smalto per nascondere le tracce di un’infiltrazione di umidità di risalita che alterava la spazialità originaria dell’affresco e che è stata rimossa in quest’occasione, recuperando la balza originaria.
La pulitura è stata effettuata in maniera differenziata, in alcuni casi con acqua deionizzata, in altri a secco con gomme sintetiche e bisturi, in altri ancora mediante impacchi di pasta di cellulosa e bicarbonato d’ammonio. I consolidamenti in profondità sono stati eseguiti con iniezioni di resina acrilica, effettuando poi il consolidamento dello strato pittorico con idrossido di bario tramite impacchi di pasta di cellulosa.

Villa Medicea di Careggi