Cattedrale di Pistoia

Localizzazione: Pistoia
Proprietà: Demaniale

Tipo di intervento: Restauro del campanile

Inizio lavori: 1997
Fine lavori: 2000

Progettazione: arch. Paola Grifoni
Direzione Lavori: arch. Paola Grifoni
Collaboratori tecnici: c.t. Sergio Sernissi
Assistente operativo: Mauro Masini
Imprese esecutrici: Calosi del Mastio (opere murarie)
                                 Meridiana Restauri s.r.l. (restauro lapidei)
                                 Soc. In Cammino (restauro ferro e legno)


Inquadramento storico

Costruito in occasione dell’ultimo ampliamento della Cattedrale tra il X ed il XIII secolo, il poderoso campanile è documentato per la prima volta nel 1250, quando vi fu collocata una delle campane, detta Focaia.
La struttura visibile è il frutto di fasi costruttive distinte: i tre ordini sovrapposti di loggette a fasce marmoree bianche e verdi dovevano concludersi verosimilmente con una cuspide o con un semplice parapetto merlato, sul modello delle torri lucchesi; la cella campanaria in laterizio fu realizzata in un epoca posteriore alle archeggiature, come suggerito dall’evidente discontinuità stilistica; la cuspide sovrastata dal pergamo su quattro colonne che accoglie la campana dell’orologio risale probabilmente al XV-XVI secolo.
Lavori di restauro ai tre ordini di arcate si ricordano negli anni compresi tra l’inizio del XVII secolo e la prima metà del XVIII (cerchiatura e sostituzione di alcune colonne ammalorate; risarcimento della guglia e delle merlature dei ballatoi).
Tra il 1885 e il 1901 l’aggravata situazione statica delle loggette e della parte terminale della torre determinò l’inizio di consistenti interventi di recupero: rinnovamento delle colonne, consolidamento delle mensole e dei parapetti degradati, canalizzazione delle acque, riapertura delle bifore tamponate, demolizione della mostra dell’orologio.
Tra il 1966 e il 1968 si provvide a liberare la cella campanaria dallo strato di intonaco che la copriva e ad eliminare la decorazione bicroma dalle pareti del loggiato al primo ordine.


Inquadramento tecnico

Cattedrale di S.Zeno, Campanile

Dopo circa trenta anni dagli ultimi lavori il distacco e la caduta di scaglie di pietra, anche di notevoli dimensioni, ha reso necessario un intervento di restauro dell’intero campanile degradato dalla vetustà e dall’azione degli agenti atmosferici.
Visto il grave stato di conservazione dei mattoni, peraltro sostituiti nei restauri degli anni Sessanta, unitamente alla volontà di recuperare l’immagine originaria della struttura, si è deciso di riproporre l’intonacatura della cella campanaria. Il nuovo intonaco in malta di calce è stato colorato con terra ocra gialla, nero carbone e macinato di mattone, e steso senza l’ausilio di guide, al fine di imitare il colore e la grana dell’intonaco originale, di cui era rimasta un’unica traccia al di sotto dei beccatelli di coronamento del piano alto.
La copertura in cotto della guglia non è stata smontata poiché era in ottime condizioni e tenacemente allettata; si è provveduto, invece, ad un’attenta e scrupolosa sigillatura delle crettature ed al restauro e ripresa delle stuccature. Gli elementi angolari sono stati consolidati con imperniature di acciaio inox e resine epossidiche.
La pulitura dell’apparato lapideo, compresi capitelli e colonne, è avvenuta con impacchi chimici a base di carbonato d’ammonio, dispersi in polpa di legno e protetti con una pellicola plastica, lasciati in situ per il tempo necessario ad ammorbidire lo strato di sporco.
Si è proseguito con la rimozione dei muschi e delle formazioni vegetali mediante un biocida a base di sali di ammonio quaternario; i talli più resistenti sono stati rimossi meccanicamente con un apposito bisturi.
Le lacune sono state integrate con un impasto di malta di calce idrata, sabbia e pigmenti minerali. Il consolidamento di tutto l’apparato lapideo è stato eseguito con iniezioni di resine epossidiche; in presenza di distacchi e fessurazioni profonde sono state eseguite delle imperniature con barre in vetroresina.
I marmi bianchi sono stati protetti con un prodotto idrorepellente altamente traspirante a base di silossani, mentre il verde di Prato è stato trattato con un prodotto a base di gomme fluorurate, che attirano il particellato atmosferico provocando un’alterazione cromatica invisibile su materiale “colorato”, ma evidente su una superficie bianca o molto chiara.
I lavori si sono conclusi con il restauro e l’intonacatura degli ambienti interni: la cosiddetta stanza dell’orologio e le stanze di accesso al primo e al secondo piano del campanile. All’esterno sono stati restaurati tutti gli stemmi in marmo, in arenaria e in terracotta invetriata. Infine, è stata realizzata una ringhiera di protezione al campanile e proseguita anche per la facciata della Cattedrale.

Cattedrale di S.Zeno, Campanile