Ex casa del Littorio di Pescia

Localizzazione: Pescia (Pistoia)
Proprietà: Demaniale

Tipo di intervento: Restauro architettonico e restauro delle pitture murali

Inizio lavori: 1994
Fine lavori: 2000

Progettazione: ing. Luciano Marchetti, dott.ssa Francesca Nannelli
Direzione Lavori: ing. Luciano Marchetti, dott.ssa Francesca Nannelli
Direzione operativa: dott. Daniele Rapino
Imprese esecutrici: M.B.F. Edilizia S.p.A. (opere murarie)
                                 R.A.M. s.n.c. (opere di decoratore)
                                 Ditta Checcacci (arredi)
                                 Tesseri (integrazione pavimenti)


Inquadramento storico

L’ex Casa del Littorio di Pescia è esemplificativa di una tendenza e di un linguaggio architettonico ben legato a precisi intenti politico-propagandistici dell’epoca fascista. L’edificio, realizzato nel 1928 su progetto dell’ingegnere Umberto Cappelli, si sviluppa secondo semplici linee architettoniche che compongono una costruzione a due piani, a pianta rigorosamente rettangolare. Il prospetto anteriore è pausato da una cornice aggettante e leggermente sopraelevata che racchiude un grande arco dove si aprono l’ingresso, accessibile da una gradinata, ed un finestrone soprastante che affaccia su un terrazzo poligonale.
Il gusto vagamente art déco dei particolari architettonici si fonde con gli stilemi dell’ideologia fascista e si esprimono principalmente nei bassorilievi tra le finestre, nei fasci che compongono i piedritti degli archi all’interno e all’esterno, nelle aquile ai lati dell’ingresso e nei soggetti delle pitture all’interno, ispirate al mondo del lavoro agricolo e manuale ed eseguite dal lucchese Ezio Ricci.
La Casa del Littorio, dopo il suo completamento, ospitava bagni pubblici nel sotterraneo, locali per il circolo Dopolavoro al pianterreno, uffici vari delle organizzazioni fasciste al primo piano e, alla sommità, una vasta terrazza per educazione fisica e pattinaggio. Due giardini fiancheggiavano il fabbricato, comunicando tra loro attraverso la terrazza posteriore.
Anche l’apparato decorativo interno è un apprezzabile documento del gusto provinciale dell’epoca sul versante dell’edilizia pubblica e privata. Le scritte e quel che rimane dei riquadri dipinti, all’interno del vano delle scale e nel salone, mostrano un repertorio di concetti e d’immagini, caro al regime, che esalta la patria e il mondo del lavoro soprattutto agricolo. Lungo le pareti perimetrali corre una teoria di decorazioni a tempera che costituisce una campionatura interessante degli ornati che, nei primi decenni del secolo scorso, ravvivavano le case della borghesia italiana.
Al termine della seconda guerra mondiale, i locali furono destinati ad uso uffici di pubblica utilità; le ali laterali furono modificate per ricavare ambienti più vasti al primo piano e il doppio volume del salone di rappresentanza fu suddiviso con un solaio, accecando il finestrone centrale.
Dopo un lungo abbandono conseguente al dissesto statico causato da un cedimento fondale dell’alveo del fiume su cui sorge l’edificio, sono iniziati i lavori di restauro per accogliere la sezione pesciatina dell’Archivio di Stato di Pistoia.


Inquadramento tecnico

Il restauro di un edificio composto da elementi che, spesso, sono ancora nella produzione corrente, non può seguire alla lettera le prescrizioni previste da un restauro filologicamente corretto. In questo caso, il principio che ha guidato l’intervento è stato quello di recuperare, nella misura maggiore possibile, l’aspetto che il progettista aveva voluto dare al complesso, integrando le parti ormai compromesse dal tempo e dal cattivo uso con materiali uguali a quelli originali.
Il progetto di recupero dell’edificio è partito da una duplice analisi, quella storica, volta ad accertare lo stato originario delle opere progettate e dei luoghi su cui esse insistevano, e quella strutturale e dei quadri fessurativi, per individuare le cause del dissesto ed i rimedi per garantire la conservazione del bene.
La ricerca storica ha permesso di desumere che il grande salone centrale era stato progettato e realizzato con un doppio volume ed un grande finestrone verso il fiume; i sondaggi hanno rivelato che il solaio, costruito per ricavare una stanza in più al primo piano, era stato realizzato in due tempi e con tecniche costruttive assai diverse: un primo tratto, che costituiva una sorta di balcone sul salone, era stato realizzato con metodi analoghi a quelli di tutti gli altri solai originali, mentre la restante porzione era stata realizzata posteriormente con l’impiego di travetti metallici del tipo in commercio nel dopoguerra; sondaggi nel muro finestrato hanno consentito il recupero dei resti dell’arco di sommità del grande finestrone verso il fiume, che era stato parzialmente occluso e sostituito da due finestre rettangolari.
La nuova destinazione della ex Casa del Littorio a sezione dell’Archivio di Stato di Pistoia ha richiesto un’attenta valutazione delle caratteristiche architettoniche del complesso ed un’accurata scelta delle trasformazioni ammissibili per ricavare locali da destinare a deposito ed accogliere la gran quantità di documenti d’archivio. Un ampliamento è stato realizzato al di sotto del piazzale, sulla sinistra dell’immobile, la cui originaria destinazione a giardino era stata totalmente negata nel tempo ed il cui muro di recinzione era scomparso. Al di sotto di questo spazio sono stati realizzati un grande deposito, la centrale termica, la cabina di trasformazione ed una rampa di accesso per portatori di handicap.

Definito lo spazio per i depositi, sono stati individuati i locali da destinare ai servizi per il pubblico: il grande salone centrale, recuperato in tutto il suo volume originario, è stato destinato a sala di lettura; le due sale laterali, prospicienti il fiume, sono state anch’esse destinate a servizi per il pubblico e, nelle due prospicienti la piazza, sono stati ricavati, a destra, un deposito per materiali di particolare pregio, ed a sinistra, il completamento dei sistemi di collegamento verticale.
Al primo piano la biblioteca e gli uffici occupano le sale disponibili ormai prive delle tramezzature originarie.
Il criterio che si è seguito nei restauri dei rilievi, delle decorazioni pittoriche e delle pavimentazioni, è stato quello della conservazione delle opere originali ritrovate e della reintegrazione delle parti mancanti con nuove simili agli originali. Si è ritenuto opportuno ricostruire, con l’ausilio di vecchie foto, le teste delle aquile in cemento della facciata, mentre non è stato lecito rifare le bipenni poste ai lati dei fasci littori che fiancheggiano l’ingresso, di cui rimanevano solo i ganci e di cui si ignora la materia originaria. Infine, si è cercato di recuperare il più possibile le vecchie pavimentazioni in graniglia, integrando le lacune con mattonelle decorate con lo stesso disegno originario, eseguite dalla ditta che realizzò gli originali.