San Matteo di Pittore fiorentino sec. XVI

San Matteo e due angeli di Pittore Fiorentino Sec. XVI

Soggetto: San Matteo e due angeli reggicortina
Autore: Pittore fiorentino sec. XVI (con aggiunte ottocentesche)
Tecnica: Olio su tela e tempera su tavola
Localizzazione: Firenze, Museo dell’Opera di Santa Croce
Identifocativo Restauro: GR 3334
Dimensioni: cm 95x230
Proprietà: Ministero degli Interni – Fondo Edifici di Culto
Tipo di intervento: Restauro conservativo e pittorico
Fine lavori: giugno 2006
Direzione Lavori: Brunella Teodori
Restauratori: Lisa Venerosi Pesciolini con la collaborazione di Laura Baldini, Benedetta Marchi e Lucia Ricciarelli
Finanziamento: Opera di Santa Croce, 2005-2006

Il dipinto proviene dalla cappella Morelli poi Gherardi nel transetto destro della basilica, dove è ricordato nel 1845 come “San Tommaso d’Aquino coi due Angioletti che gli stanno intorno, dipinti nel davanzale, credonsi del Passignano”, data che, unita alla presenza degli stemmi delle due famiglie citate ai lati del dipinto centrale, ne documenta l’avvenuta trasformazione a paliotto.
Si tratta infatti di un’opera trasformata prima del 1845 sia nell’uso che nella forma, dal momento che il restauro ha rivelato che la parte centrale con il tondo da cui sporge il San Matteo (riconoscibile dal fermaglio della veste a forma di angelo) tra due angeli reggicortina è costituita da un dipinto su tela tagliato, poi incollato su una tavola, a sua volta prolungata lateralmente per inserire i due stemmi e incorniciare la raffigurazione centrale. Poteva forse trattarsi di un fregio con la rappresentazione dei Quattro Evangelisti, collocato ad un’altezza ben diversa da quella cui fu posto nella trasformazione a paliotto, vista la posizione del San Matteo che sembra sporgersi dall’alto verso il basso. Si tratta comunque di un’opera di notevole interesse e qualità, che è stata mantenuta nell’assemblaggio ottocentesco a paliotto pur liberando la parte cinquecentesca dalle ridipinture successive, eseguita probabilmente non oltre il sesto decennio del secolo XVI e riferibile ad un pittore che si è ispirato agli Evangelisti della cappella Capponi in S. Felicita dipinti da Pontormo e Bronzino, vicino agli esiti di Santi di Tito negli angiolini e di Giovan Battista Naldini nella figura del S. Matteo. A seguito delle trasformazioni della cappella, dove era presente anche una pala d’altare con l’Assunta dell’ Allori, fu trasferito nel museo.
La particolare genesi dell’oggetto, costituito da un dipinto su tela delle dimensioni di cm 95x183, incollato lungo il perimetro di un telaio tamponato con una pannellatura in doghe di abete e ingrandito con l’aggiunta di due pannelli in legno posti alle due estremità fino a raggiungere la lunghezza di cm 230, ne aveva provocato notevoli problemi conservativi. Con il tempo, a causa dell’assestamento dei materiali e della scarsa qualità delle tavole e del tipo di assemblaggio, si erano infatti create delle fessurazioni per tutta la lunghezza di alcune tavole della pannellatura inserita tra la tela e il telaio che avevano compromesso l’integrità della tela dipinta, rotta in diverse parti; inoltre, le tensioni che si erano sviluppate sulla tela tra il perimetro incollato e la restante superficie libera avevano causato rotture, deformazioni pronunciate e pieghe.
L’indagine ad IRFC, eseguita da Teobaldo Pasquali della PANART, aveva inoltre confermato una condizione conservativa della pittura assai compromessa, con estese zone di abrasioni ed un generalizzato indebolimento degli strati pittorici, di per sé assai sottili. Nell’intervento eseguito da Lisa Venerosi Pesciolini, con Roberto Buda per il supporto ligneo, si è inteso procedere all’eliminazione della causa principale dei danni occorsi all’opera, il suo attuale sistema di assemblaggio, e si è deciso di considerare un sistema alternativo privilegiando l’indipendenza delle due parti, tela e aggiunte laterali in legno, ed evitando ancoraggi troppo rigidi. Si è pertanto trattata la tela come oggetto a se stante, rintelandola e montandola su un telaio a biette autoportante dopo averla svincolata dalla pannellatura retrostante, che è stata risanata e riapplicata sul retro del nuovo telaio solo come testimonianza della costruzione precedente, senza funzione portante. La tela è stata pulita, recuperata nella sua planarità e continuità superficiale, sono stati consolidati gli strati pittorici ed è stata eseguita la rintelatura. La pulitura della superficie pittorica è stata eseguita anche con l’aiuto dell’indagine IRFC, che ha permesso di operare in maniera mirata nelle zone dove le ridipinture mascheravano parti di pittura originale.


Bibliografia
B. Teodori, Schede in A quarant’anni dall’alluvione. Restauri 2002-2006. Collana “Interventi e Testimonianze”,  n. 1, Firenze, Polistampa 2006, pp. 27-29 e 91.

 

Pag. pubblicata il 5.02.2009