Resurrezione di Santi di Tito

Resurrezione di Santi di Tito
Soggetto
: Resurrezione
Autore: Santi di Tito (Borgo San Sepolcro 1536 – Firenze 1603)
Tecnica:Olio su tavola, con cornice intagliata, dorata a guazzo e brunita
Localizzazione: Firenze, Basilica di Santa Croce
Dimensioni: cm 430x290
Proprietà: Ministero degli Interni – Fondo Edifici di Culto
Tipo di intervento: Restauro conservativo e pittorico
Inizio lavori:2003
Fine lavori: 2006
Direzione del Restauro: Brunella Teodori
Restauratori: Lisa Veronesi Pesciolini, Claudia Esposito; Studio 4 (Supporto Ligneo del Dipinto e della cornice)
Finanziamento: Opera di Santa Croce
Promozione: Opera di Santa Croce

La chiesa di Santa Croce fu tra i luoghi più devastati dall’inondazione dell’Arno nell’ormai tristemente famoso 4 novembre 1966. La restituzione alle migliori condizioni della chiesa è stata lenta ma costante. Tanti dipinti di quell’arredo pittorico voluto da Giorgio Vasari e che fanno di Santa Croce una delle antologie più compiute dell’arte del tardo manierismo e della Riforma cattolica (coi lavori dello stesso Vasari, del Bronzino, dell’Allori, del Naldini, di Santi di Tito, del Cigoli e altri ancora) che possono contemplarsi in Firenze, subirono l’offesa dell’alluvione.
Anche la Resurrezione e la Cena in Emmaus, considerate già dai contemporanei dei capolavori (Borghini scrive che delle “due bellissime tavole” per Santa Croce la Resurrezione “per disegno è la migliore opera” mentre nella Cena in Emmaus “ha vinto se stesso nel colorire”) subirono gravi danni, come tutte le altre pale d’altare della Basilica e del Museo. Ebbero un primo intervento d’urgenza, subito dopo l’alluvione con i mezzi disponibili all’epoca, poi furono oggetto di altri più approfonditi interventi dal 1968 agli anni ’70. Nonostante ciò la presenza prolungata di umidità, unita al trascorrere del tempo e alle condizioni microclimatiche interne alla Basilica hanno comportato un progressivo peggioramento delle condizioni conservative delle due opere.
La pala della Resurrezione era quella che presentava il più grave stato di degrado. Il 4 aprile 2003, per iniziativa dell’Opera di Santa Croce, il dipinto è stato rimosso dall’altare Medici e trasferito nella cappella Salviati per la realizzazione dell’intervento. Il restauro ha restituito l’opera non “all’antico splendore”, ma alla migliore condizione conservativa assicurata anche da controlli manutentivi costanti, possibili grazie ad una speciale struttura predisposta ora sul retro delle tavola per agevolarne la movimentazione. L’intervento, inoltre, ha reso possibile la rilettura e la riscoperta dell’opera confermandone l’alta qualità e la levatura dell’artista, “ingegnoso e valente” come afferma il Vasari.
Dopo le preliminari campagne di indagini è stata fatta la disinfestazione dai tarli tramite anossia, ed è stato affrontato il risanamento del supporto; la generalizzata fragilità della coesione degli strati pittorici ha reso molto complesse le operazioni di consolidamento e di fermatura del colore.
Nella superficie pittorica sono stati riscontrate numerose alterazioni dei pigmenti che avevano mutato i rapporti cromatici originari dell’opera. La pulitura attenta e calibrata e il successivo restauro pittorico sono stati perciò finalizzati anche al recupero di nuovi equilibri cromatici nel rispetto della storia conservativa dell’opera.


Bibliografia
B. Teodori, presentazione del restauro delle Pale d’altare di Santi di Tito, Resurrezione, Cena in Emmaus, Il Restauro, Firenze, Basilica di Santa Croce.

 

Pag. pubblicata il 5.02.2009