San Ludovico di Tolosa e Sant'Agata di Jacopo da Empoli

San Ludovico di Tolosa, Sant'Agata e due angeli

Soggetto: San Ludovico di Tolosa, Sant'Agata e due angeli ai lati della croce
Autore: Jacopo da Empoli - Firenze 1551-1640, (bottega)
Tecnica: Olio su tela
Localizzazione: Firenze, Museo dell’Opera di Santa Croce
Identific.vo Restauro: GR 6025
Dimensioni: cm 337x197
Proprietà: Ministero degli Interni – Fondo Edifici di Culto
Tipo di intervento: Restauro conservativo e pittorico 
Fine lavori: giugno 2006
Direzione Lavori: Brunella Teodori
Restauratori: Officina del Restauro Lucia e Andrea Dori
Finanziamento: Opera di Santa Croce, 2005-2006

Il dipinto costituiva la pala dell’altare ligneo della cappella Bardi di Vernio nel transetto sinistro della basilica e il fondale per il Crocefisso di Donatello in una sistemazione dei primi del Seicento, come documentato da una foto Alinari e da una foto dell’Archivio catalogo della Soprintendenza, precedenti agli interventi di restauro novecenteschi che riportarono la cappella - di impianto trecentesco e già affrescata da Taddeo Gaddi - all’aspetto gotico con la realizzazione di nuove decorazioni in stile e la riapertura del finestrone ogivale. Tra i due santi, uno dei quali ricorda l’originaria dedica della cappella a San Ludovico di Tolosa, è infatti dipinta la sagoma di una croce che doveva corrispondere all’ingombro della scultura lignea.
Il riferimento a Jacopo da Empoli, presente negli inventari della Soprintendenza, è confermabile alla luce della qualità emersa durante il restauro, della ricchezza decorativa in particolare del San Ludovico e della tipologia prettamente empolesca dei due angiolini: sembra probabile, però, una esecuzione legata alla bottega, ad un artista a lui molto vicino ma più incline a morbidezze e languori, come Felice Ficarelli.
Il dipinto si presentava in precarie condizioni dovute in parte ad interventi di restauro precedenti, non documentati, in parte all’alluvione del 1966 che lo danneggiò nel museo, da dove risulta ritirato subito dopo per i primi interventi di emergenza, che dovettero essere di modesta entità se non di semplice manutenzione, stando allo stato in cui ancora versava nei depositi della Soprintendenza. Era ancora dotato del suo telaio e della tela originale, con sul verso due piccole toppe sfrangiate che coprivano lacerazioni provocate da traumi meccanici e costituivano fortunatamente gli unici interventi realizzati sul supporto. Una grande sgoratura longitudinale percorreva tutta l’altezza della tela, causata probabilmente da un rovescio d’acqua dall’alto di una finestra o dal tetto del luogo dove l’opera aveva soggiornato, mentre in basso per circa quindici centimetri era visibile il livello dell’acqua in cui era stata immersa a causa dell’alluvione. La superficie pittorica si presentava completamente ossidata e scurita da uno strato di materiali eterogenei, con ben in vista la sgoratura verticale che aveva provocato un parziale dilavamento ed una ulteriore ossidazione. Si notavano inoltre molti ritocchi sugli incarnati degli angiolini in corrispondenza di abrasioni provocate da un intervento di pulitura precedente che aveva in parte abraso le finiture del colore e riportato in vista la preparazione scura, visibile anche sui volti dei Santi che avevano perso alcuni passaggi chiaroscurali.
Le pennellate, visibili in quasi tutte le campiture compreso il fondo di un profondo nero violaceo, testimoniavano una tecnica con impasti di colore abbastanza fluidi senza grande uso di velature: sicuramente l’antica pulitura aveva influito sulla morbidezza chiaroscurale e sull’aspetto finale della pittura. Di grande interesse risulta essere la traccia della croce appena abbozzata che attraversa al centro tutta la tela, sulla quale è dipinta una porzione di croce color legno con sottili velature, poco visibile ora, la cui presenza consente di approfondire lo studio sulle dimensioni originali della croce lignea del crocifisso di Donatello, alterate nel corso dei secoli.
Il restauro eseguito da Lucia e Andrea Dori è consistito nella graduale pulitura del dipinto che ha recuperato completamente le cromie in gran parte occultate ed ha eliminato le ossidazioni presenti, nonché i vecchi ritocchi sugli incarnati degli angeli. Si è poi proceduto alla pulitura del verso della tela a secco con bisturi, aspirando i residui di fango e polvere ancora presenti e rimuovendo le due toppe che coprivano due piccole lacerazioni. In considerazione inoltre della presenza di un telaio originale di bella e semplice fattura e della possibilità di rinforzarne la stabilità con poche operazioni, si è deciso di mantenere tale struttura di sostegno per conservare l’originalità dell’insieme tela- telaio mai separati che per oltre quattro secoli non aveva creato particolari problemi. Il dipinto è stato quindi ritensionato e ricollocato sul telaio originale smontato e restaurato. Il restauro pittorico, condotto con colori a vernice, è stato eseguito a selezione cromatica, a velatura sugli episodi di consunzione e ringranando i volti con la base scura a vista.



Bibliografia
B. Teodori, Schede in A quarant’anni dall’alluvione. Restauri 2002-2006. Collana “Interventi e Testimonianze”, n. 1, Firenze, Polistampa 2006, pp. 23-26 e 90.

 

Pag. pubblicata in data 5.02.2009