Annunciazione di Pittore fiorentino sec. XVIII

Annunciazione, sec. XVIII
Soggetto: Annunciazione, Sec. XVIII
Autore: Pittore Fiorentino
Tecnica: Olio su tela, con cornice in legno intagliato e dorato
Localizzazione: Firenze
Identificativo Restauro: GR 5976
Dimensioni: cm 184x157
Tipo di intervento: Restauro conservativo e pittorico 
Fine lavori: 2006
Direzione Lavori: Brunella Teodori
Restauratori: Marina Vincenti, Nicoletta Fontani, Maria Khoronen, Aviv Furst (cornice)
Finanziamento: Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Il dipinto costituisce una delle tante repliche di epoca seicentesca dell’affresco ritenuto miracoloso, raffigurante l’Annunciazione, nel tempietto dell’annunziata dell’omonimo santuario fiorentino, cuore spirituale del santuario e costante oggetto di devozione popolare. Il dipinto della Santissima annunziata sarebbe stato affrescato “da mano divina” su una parete dell’oratorio di S. Maria di Cafaggio, edificato nel 1250 dai sette santi fondatori dell’ordine dei servi di Maria e da allora numerosi miracoli furono compiuti dall’annunziata, ricordati in dipinti della chiesa e attestati da numerosi ex voto.
L’immagine attuale risulta comunque essere un rifacimento pittorico della seconda metà del XIV secolo, dopo la ricostruzione e l’ampliamento della chiesa, con caratteri stilistici dell’ambito dell’Orcagna.
La notorietà dell’immagine è testimoniata già nel Trecento da numerose copie dipinte in altre chiese di Firenze e dintorni: in Santa Maria Novella e S. Marco addirittura con citazioni ad affresco nella controfacciata delle chiese in analogia con l’originale, altre derivazioni trecentesche sono nella chiesa di Ognissanti, a S. Lucia a prato, a San Nicolò a Cadenzano e nel duomo di Prato.
La diffusione del culto e delle copie riprese nuovo vigore nel periodo della Controriforma, con il diffondersi di scritti storico-agiografici testimonianti i miracoli dell’immagine. Nel secolo XVII continuò la proliferazione di copie ad opera di autori sia noti come Passignano, Ma scagni, Curradi, Bilivert, Fidani, che sconosciuti come il pittore della tela di S. Maria Maddalena de’ Pazzi, copie fedeli da un punto di vista iconografico ma realizzate secondo lo stile del tempo. L’immagine continuò ad essere diffusamente replicata con tecniche diverse, su tela , su tavola, ad affresco, in tutte le dimensioni e con diversi livelli qualitativi, sia in dipinti a carattere devozionale per chiese e monasteri limitrofi al santuario, che in numerosi tabernacoli esposti nelle pubbliche vie.
L’Annunciazione di S. Maria Maddalena de’ Pazzi, di cui non si conosce la specifica collocazione in chiesa né l’eventuale antica provenienza, risulta ritirata dalla chiesa insieme ad altri dipinti l’11 gennaio 1967.
Le sue condizioni dopo l’alluvione del 4 novembre 1966 erano ancora attestate dallo stato di conservazione visibile al momento del ritiro dai depositi per il restauro attuale: il dipinto recava ancora tracce consistenti di fango nella parte bassa della tela e della cornice, gravemente danneggiata, e sul retro una folta presenza di micro-organismi interessava un quarto del supporto.
La tela, allentata e piegata agli angoli superiori a causa della rottura del telaio fisso, conservava tuttavia una buona elasticità e risultava lacerata in un unico punto. Sulla superficie del dipinto, oltre ad uno spesso strato di depositi di varia natura, una vernice ingiallita rendeva difficile la lettura della cromia originale. Ampie cadute di pellicola pittorica erano visibili nella parte centrale e microcadute erano diffuse ovunque sulla superficie, anche a causa dello spessore assai scarso della preparazione. listelli in legno modanati della cornice, erano in pessimo stato di conservazione, ricoperti da fango, fratturati in più parti e indeboliti dall’esposizione all’umidità.
L’intervento di restauro realizzato è consistito in primo luogo nella disinfestazione a tampone sul retro della tela e nella rimozione meccanica dei microrganismi, nonché nel consolidamento della pellicola pittorica con infiltrazione dal retro della tela. La vecchia lacerazione è stata risarcita facendo combaciare le fibre strappate e il dipinto, su ci sono state applicate fasce di tela perimetrali a rinforzo. Dopo la rimozione della velina protettiva, si è proceduto al graduale assottigliamento delle vernici ingiallite, che ha comportato un buon recupero cromatico del dipinto, alla stuccatura delle mancanze e alla reintegrazione pittorica.
Si è poi proceduto anche al restauro della cornice, mediante asportazione dei residui di fango, trattamento disinfestazione, consolidamento ad imbibizione, incollaggio delle parti fratturate e ricostruzione di quelle mancanti, coloritura e protezione con cera d’api, nonché montaggio della cornice al telaio con staffe ad elle, in maniera indipendente dal dipinto.
La tela è stata poi ricollocata sopra l’altare dell’ultima cappella destra della chiesa, completamente priva di opere d’arte, sulla cui parete destra sarà ricollocato, dopo l’auspicabile prossimo restauro, anche il dipinto del Bimbacci, che si trovava in posizione limitrofa e che costituirà l’ultima restituzione dei dipinti alluvionati alla chiesa.


Bibliografia
B Teodori, Schede in A quarant’anni dall’alluvione. Restauri 2002-2006. Collana “Interventi e Testimonianze”  n. 1, Firenze, Polistampa 2006, pp. 70-72 e 97.