Madonna col Bambino di Francesco Curradi

Madonna col Bambino di Francesco Curradi

Soggetto: Madonna col Bambino, quattro Santi e angeli
Autore: Francesco Curradi (Firenze 1570-1661)
Tecnica: Olio su tela
Localizzazione: Firenze 
Identificativo Restauro: GR 5415
Dimensioni: cm 388x264
Tipo di intervento: Restauro conservativo e pittorico
Inizio lavori: 2003
Fine lavori: 2004
Direzione Lavori: Maria Matilde Simari
Restauratori: Nicoletta Fontani e Marina Vincenti
Finanziamento: Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Il dipinto venne ritirato dalla chiesa di Santa Trinita nei giorni immediatamente successivi all’alluvione del 4 novembre 1966. Nonostante i decenni di permanenza nei depositi della Soprintendenza, il dipinto non è stato fortunatamente dimenticato dagli studiosi: è infatti del 1983 la sua pubblicazione nel Repertorio della pittura fiorentina del Seicento da parte di Giuseppe Cantelli con l’attribuzione a Francesco Curradi , mentre nel 1987 Claudio Pizzorusso in un volume dedicato a Santa Trinita ne fece un attenta disamina storica e cronologica in un breve scritto denso di informazioni e osservazioni inedite.
Le figure della Madonna e del Bambino hanno solo apparentemente una prevalenza nella scena sacra, in realtà il cardine della rappresentazione è Sant’Ignazio, il cui volto riferisce fedelmente la sua nota e ben documentata fisionomia dai tratti scavati. Gli sguardi dei principali personaggi del dipinto si rivolgono a lui, e la sua stessa presenza insieme a quella di Francesca Romana, santa canonizzata nel 1608, indica la piena adesione agli indirizzi di culto all’epoca più attuali. Incuriosisce la presenza di un opera così chiaramente legata alla celebrazione e al culto del fondatore della Compagnia di Gesù in una chiesa vallombrosana. La spiegazione è stata data ancora dal Pizzorusso che ha identificato il dipinto con L’estasi di Sant’Ignazio dinanzi alla Madonna che il Curradi eseguì per la fiorentina chiesa di San Giovannino degli Scolopi e che fu rimossa del suo altare ai primi del Settecento per poi essere trasferita nel 1817 nella sagrestia di Santa Trinita. Il dipinto per la chiesa di San Giovannino risulta citato nella letteratura antica e, come ricorda il Del Migliore (1684) venne ufficialmente presentato nel giorno della solenne canonizzazione di Sant’Ignazio e di San Francesco Saverio, il 12 marzo 1622. Quest’anno costituisce dunque il preciso inquadramento cronologico per il dipinto del Curradi che presenta dei brani di notevole qualità nelle figure della Maddalena, dell’angelo chinato su Sant’Ignazio e nella scenografica presenza di santa Francesca Romana. Quest’ultima tiene con la mano sinistra un grosso volume con un’iscrizione che è stato possibile leggere e ricostruire grazie alla visione ravvicinata dell’opera durante le fasi del restauro: “Tenuis(ti) (man)um dex(teram) (m)eam (e)t in (v)olunta(te)tua dedux(isti) me et (c)um gloria suscep(isti) me”.
Le sue condizioni dopo l’alluvione del 1966 erano testimoniate dallo stato di conservazione visibile al momento del ritiro dai depositi per il restauro attuale: la tela molto allentata sul telaio presentava un lungo strappo longitudinale di circa 80 cm. chiuso da una toppa adesa sul retro con colla animale; lungo il lato sinistro la tela presentava una pesante patina, numerose tracce di fango ed efflorescenze fungine, tali da far supporre un forte assorbimento di umidità. Numerose erano le zone abrase e molte lacune piccole e medie si rilevavano lungo i bordi L’ opera è stata sottoposta a pulitura della superficie pittorica che presentava numerose ridipinture forse ottocentesche e vernici oleo-bituminose. Dopo la rimozione della patina di sporco e di vernici si sono potuti osservare alcuni pentimenti presenti sulla mano sinistra della Maddalena. Le restauratrici sono riuscite a risanare il supporto in tela della pittura senza intervenire con una foderatura: Su tre lati del dipinto è stato eseguito lo “strip-lining” giuntando strisce di tela poliestere per consentire il tensionamento su nuovo telaio ligneo ad espansione. Il ritocco pittorico è stato eseguito sia a tempera con colori sottotono nelle lacune di piccola e media dimensione, sia a tratteggio con colori a vernice in zone in cui si è proposta una ricostruzione.



Bibliografia
M. M. Simari, Schede in A quarant’anni dall’alluvione. Restauri 2002-2006. Collana “Interventi e Testimonianze” n. 1, Firenze, Polistampa 2006, pp. 51-66 e 94.