Storie di San Francesco di Domenico del Ghirlandaio

Cappella Sassetti affreschi di Domenico del Ghirlandaio

Soggetto: Storie di San Francesco
Autore: Domenico del Ghirlandaio
Tecnica: Ciclo di affreschi
Soggetti rappresentati, Volta: Quattro Sibille;
Parete Sinistra: Rinuncia dei beni; San Francesco riceve le Stigmate
Parete Frontale: San Francesco riceve la regola; Miracolo del Fanciullo; Ritratti dei committenti Francesco Sassetti e Nera Corsi Sassetti
Parete destra: Prova del fuoco davanti al sultano; Esequie di San Francesco
Localizzazione: Firenze, Basilica di Santa Trinita – Cappella Sassetti
Tipo di intervento: Restauro conservativo e pittorico
Inizio lavori:2004
Fine lavori: 2005
Progettazione: Maria Matilde Simari
Direzione Lavori: Maria Matilde Simari
Direzione Operativa: Eugenio Chellini
Restauratori: Amedeo Lepri e Alessio Lepri – ARC arte Restauro conservazione
Finanziamento: Ministero per i Beni e le Attività Culturali

La Cappella già precedentemente dedicata a San Francesco venne acquistata nel 1479 da Francesco Sassetti (1421-14909 banchiere di fiducia dei medici che a lungo amministrò il banco dei medici a Ginevra.
La decorazione dovette essere eseguita unitariamente agli arredi tra il 1483 e il 1486. La tavola d’altare è datata 1485. Il termine degli interventi decorativi è testimoniato dall’iscrizione posta sotto i ritratti ad affresco dei committenti: MCCCCLXXXV, XXV DECEMBRIS.
Le tombe ad urna in basalto inserite in arcosolio furono eseguite tra il 1485 e il 1490 da Giuliano da Sangallo.
La pala d’altare raffigurante la Natività, sempre di Domenico Ghirlandaio, è parte integrante del ciclo, non solo per ragioni stilistiche, ma anche perché è tematicamente collegata ai motivi della nascita, della morte e della resurrezione che si intrecciano in modo complesso con le scene della vita di San Francesco e con gli altri temi presenti negli affreschi del Ghirlandaio.
Comunemente ritenuta il capolavoro di Domenico Ghirlandaio nel periodo centrale della sua vita (1485) la decorazione pittorica della Cappella Sassetti, dedicata al santo di Assisi, è una sorta di celebrazione di Firenze umanistica e rinascimentale.
La Cappella costituisce un insieme prezioso ed omogeneo della storia dell’arte fiorentina della seconda metà del Quattrocento.
Sulle pareti si svolge una straordinaria galleria di ritratti dei personaggi di maggior spicco della vita politica, culturale ed economica della Firenze del periodo laurenziano. L’alta società femminile è poi rappresentata con figure di raffinata eleganza abbigliate secondo i canoni della moda del tempo che il Ghirlandaio ha illustrato con una cura ddel dettaglio tale da rendere le pitture testimonianze preziose del gusto e della moda fiorentina.
Altro elemento che rende di straordinario interesse gli affreschi della Cappella Sassetti sono le fedeli e nitide visioni urbane della città di Firenze. Suscitano infatti curiosità e interesse documentario la veduta tardo quattrocentesca di Piazza Signoria con la Loggia dei Lanzi, luogo di incontro dei fiorentini e ancora priva di sculture, con le botteghe dei lanaioli che affacciano sulla piazza, o ancora, la veduta della piazza Santa Trinita con il Palazzo spini e la facciata della trecentesca chiesa.
Firenze è infatti una dei protagonisti di questo ciclo e non solo per le raffigurazioni ara ricordate, ma soprattutto perché la scelta di rappresentare a Firenze e non a Roma, come la storia e la leggenda francescana avrebbero voluto, due episodi fondamentali del ciclo posti sulla parete frontale ovvero La conferma della Regola da parte di Onorio III e Il miracolo della resurrezione del fanciullo, costituì una forte affermazione del potere politico di Firenze e dei Medici in contrapposizione col potere di Roma e del papato.
Dunque gli affreschi della Cappella Sassetti ci appaiono come specchio fedele della ricca e colta società della Firenze della fine del Quattrocento e costituiscono una sintesi per immagini della storia politica e culturale dell’età di Lorenzo il Magnifico.

Il restauro
I principali interventi di restauro documentati sono quelli della fine dell’Ottocento eseguiti dal pittore Cosimo Conti e da Dario Chini (1892) e quello eseguito dopo l’alluvione del 1966 da Leonetto Tintori negli anni 1967 e 1968. un intervento risulta eseguito anche negli anni Quaranta del Novecento.
Nel 2004 le pareti si presentavano offuscate da un diffusi strato di polveri. Nella volta e nella parete di sinistra si presentavano zone di distaccamento dell’intonaco dipinto di dimensioni ridotte, ma abbastanza numerose, soprattutto lungo una lesione della muratura che dalla volta scendeva lungo la parete verso il sarcofago di nera corsi. Nella volta si erano verificati fenomeni di solfatazione a causa di infiltrazioni di umidità che avevano causato alcuni sollevamenti e cadute di colore.
L’intervento è consistito nella fermatura preventiva delle superfici che presentavano sollevamenti, nel consolidamento dell’intonaco pittorico ove erano presenti fenomeni di distaccamento dall’arriccio o dal supporto murario, nella pulitura con impacchi di carta giapponese imbevuti di acqua demineralizzata e leggerissima soluzione di carbonato d’ammonio a basse percentuali. Dove necessario è stata eseguita la desalinizzazione per eliminare i sali presenti nell’affresco e sono state rimosse solo stuccature alteratesi dei precedenti restauri.
Il restauro pittorico è consistito nell’integrazione cromatica delle microlacune e di alcune limitate lacune di maggiore estensione. In linea di principio sono state rispettate le precedenti integrazioni. Si è dunque eseguito un generale riordino estetico. Si è riscoperta la fascia decorativa dell’arcone di accesso alla cappella che in un intervento di gusto purista del Novecento era stata coperta da una tinteggiatura. Il decoro che Dario Chini aveva in buona parte ricostruito nell’intervento del 1892 costituisce un importante elemento di raccordo tra l’interno affrescato con Le storie di San Francesco e la lunetta affrescata all’esterno della Cappella con la Sibilla Tiburtina che annuncia ad Augusto la nascita di Cristo, la raffigurazione del David, e lo stemma dei Sassetti. L’esterno e l’interno della Cappella vanno infatti letti in modo organico e unitario: la riscoperta delle fasce decorative consente appunto il collegamento visivo.
Grazie alle indagini eseguite e alla ricca campagna fotografica si è potuto raccogliere un consistente e importante materiale che permette di conoscere le tecniche esecutive del Ghirlandaio e le sue modalità di lavoro. Gli interventi degli aiuti grazie alle indaginisaranno circoscrivibili e si potranno individuare le diverse mani che hanno collaborato alla realizzazione del ciclo. Una mappatura completa degli antichi restauri e dell’attuale restauro costituirà una preziosa testimonianza anche per gli studi futuri.
Il restauro degli affreschi di Domenico Ghirlandaio in Santa Trinità si configura quindi come un episodio di recupero conservativo e visivo che ha caratterizzato profondamente l’attività di salvaguardia del patrimonio storico-artistico da parte della Soprintendenza.


Bibliografia
M. M. Simari, Presentazione del restauro degli affreschi di Domenico del Ghirlandaio nella Cappella Sassetti, Firenze,

Cappella Sassetti, Domenico del Ghirlandaio, La conferma della Regola (dopo il restauro)Cappella Sassetti, Domenico del Ghirlandaio, Veduta di un lago particolare della scena La rinuncia ai beni (durante le fasi di  pulitura)Cappella Sassetti, Domenico del Ghirlandaio, particolare della volta con una Sibilla (prima del restauro)Cappella Sassetti, Autoritratto di Domenico del Ghirlandaio, particolare della scena con Il miracolo della resurrezione del fanciullo