San Pietro Apostolo di Cristofano Roncalli

Cristofano Roncalli detto il Pomarancio, San Pietro Apostolo risana lo storpio

Soggetto: San Pietro Apostolo risana lo storpio
Autore: Cristofano Roncalli detto il Pomarancio (Pomarance di Pisa 1552 - Roma 1626)
Tecnica: Olio su tela centinata
Localizzazione: Firenze
Identificativo Restauro: GR 5440
Dimensioni: cm 340x200 
Tipo di intervento: Restauro conservativo e pittorico
Inizio lavori: 2005 
Direzione Lavori: Maria Matilde Simari
Restauratori: Luisella Pennucci con la collaborazione di Umberto Saba Dezzi
Finanziamento: Fondi ordinari dello Stato 2005

La grande pittura raffigura in modo piano la scena di un miracolo operato da San Pietro che porge la mano ad uno storpio da lui guarito, aiutandolo a risollevarsi; la scena si svolge sulla porta di un tempio assistono all'episodio pochi personaggi tra cui un giovane barbuto, girato verso lo spettatore, la cui fisionomia intensa e fortemente caratterizzata lo segnala come un ritratto o meglio ancora come autoritratto dell'autore del dipinto.
La pala è ricordata già dal Richa 1756 posta nella seconda cappella di destra della chiesa dei Santi Apostoli di patronato della famiglia Del Bene, sul cui altare viene poi ricordata dalla letteratura successiva. Tranne che durante un breve periodo nel 1941 in cui venne eseguito un intervento di restauro da Teodosio Sokolow e Augusto Vermeheren, il dipinto rimase collocato sul suo altare fino al dicembre del 1966 quando venne ritirato, a causa dei danni riportati dall'esondazione dell'Arno del 4 novembre. Sebbene non vi siano notizie sulla committenza dell'opera, si può facilmente supporre che essa sia da collegare alla famiglia patrona della cappella che aveva con la chiesa un forte legame già dal XIII secolo. Nella stessa cappella, che reca l'arme della famiglia (due mazze gigliate in croce) si trova tuttora il busto in marmo di Pietro di Albertaccio Del Bene datato 1530 e assegnato alla bottega di Benedetto da Rovezzano.
L'assegnazione della pittura al Pomarancio risale al Richa, essa è stata poi riferita dalla successiva letteratura e confermata dalla critica recente (Chiappino di Sorio). Si tratta certamente di un'opera giovanile del pittore che si formò a Firenze e lavorò a Siena prima di trasferirsi a Roma verso il 1578 dove si affermò poi con realizzazioni di rilievo all'Ara Coeli, in Santa Maria Vallicella e anche in San Pietro.
Ileana Chiappino ha proposto per la pala di SS. Apostoli una datazione intorno al 1582-83 o poco oltre, dunque durante i primi anni del soggiorno romano del pittore, mentre Kirwin anticipava la collocazione cronologica del dipinto al 1577 circa. Il raffronto con opere che il Pomarancio eseguì tra il 1582 e ‘83, in particolare le due grandi tele, documentante appunto in quel giro di anni, con Storie di Santa Caterina per il Santuario senese di Santa Caterina, dove si riscontrano figure in stretto rapporto stilistico con lo storpio o con le figure degli astanti sullo sfondo del dipinto di SS. Apostoli, sembra indirizzare ad una datazione nel periodo in cui il pittore sebbene risiedesse già a Roma conservava rapporti ed incarichi di lavoro con la Toscana.
Il giovane volto raffigurato sulla sinistra può essere confermato come ritratto del pittore, notando la somiglianza dei tratti con quelli effigiati dal Cavalier d'Arpino in un disegno con il ritratto del Roncalli conservato nel Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. Incuriosisce poi anche la fisionomia del volto dipinto di profilo, immediatamente accanto all'autoritratto dell'artista: anche qui la caratterizzazione sembra indicare un ritratto di volto per ora senza nome che potrebbe però essere quello del committente del dipinto.
L'opera era conservata nei depositi di Palazzo Serristori. Prima dell'inizio dell'intervento di restauro il dipinto presentava evidenti tracce di fango essiccato nella zona inferiore dove si notavano anche bruciature di candele che avevano lacerato la tela; una spessa patina di polveri concretizzate e depositi di fango e terra ricoprivano la superficie pittorica alterandola. La tela si presentava fortemente allentata sul telaio. La pittura è stata sottoposta a pulitura eseguita sia a solvente, sia a bisturi. Si è preferito non sottoporre a rintelatura la tela, recuperando e risanando invece l'antico supporto. Anche il vecchio telaio è stato disinfestato e risanato. Dopo la chiusura delle lacerazioni della tela, si è proceduto alle stuccature e al restauro pittorico con colori a tempera chiudendo le lacune che turbavano l'armonia e la complessiva leggibilità dell'opera che è stata così interamente recuperata.



Bibliografia
M. M. Simari, Schede in A quarant'anni dall'alluvione. Restauri 2002-2006. Collana "Interventi e Testimonianze" n. 1, Firenze, Polistampa 2006, pp. 59-61 e 95.