Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista di Filippo Lippi

Filippo Lippi, Storie di S.Stefano e S.G.Battista, Lunetta della parete sinistra con: Santo Stefano viene sostituito dal diavolo dopo la nascita; Santo Stefano viene affidato al vescovo San Giuliano; Santo Stefano salvato da una cerva

SoggettoStorie di Santo Stefano e San Giovanni Battista, Ciclo di affreschi  
Lunetta della parete sinistra con: Santo Stefano viene sostituito dal diavolo dopo la nascita; Santo Stefano viene affidato al vescovo San Giuliano; Santo Stefano salvato da una cerva.
Autore: Filippo Lippi
Localizzazione: Prato, Cattedrale di Santo Stefano
Tipo di intervento: Restauro conservativo e pittorico
Inizio lavori: 2001
Fine lavori: 2006
Progetto e Direzione Lavori: Cristina Gnoni Mavarelli, Isabella Lapi Ballerini
Diagnostica: Opificio delle Pietre Dure di Firenze; Consorzio Interuniversitario CSGI, Dipartimento di Chimica, Università degli Studi di Firenze; Istituto Gino Bozza, Milano; C.N.R., Milano
Restauro delle pitture murali: C.B.C. s.r.l., Roma
Allestimento e manutenzione cantiere: Saccenti Alberto s.a.s., Prato
Finanziamento: Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Le Storie dei Santi Stefano e Giovanni Battista affrescate da Filippo Lippi tra il 1452 e il 1465 nella Cappella Maggiore del Duomo di Prato sono unanimemente riconosciute, per le straordinarie qualità pittoriche e la monumentalità dell'insieme, come uno dei vertici figurativi del rinascimento italiano. Esse costituirono infatti, sin da subito, un testo di riferimento fondamentale per i grandi maestri fiorentini almeno fino alla metà del ‘500.
La decorazione della Cappella Maggiore fu affidata nel 1452 a Filippo Lippi, che organizzò il cantiere in prima persona, avvalendosi di Fra Diamante come principale collaboratore e, solo occasionalmente, di pochi altri aiuti scelti fra le maestranze attive anche in Prato, quali Giannino della Magna, Domenico di Zanobi e il cosiddetto maestro della Natività di Castello.
Il ciclo pittorico, comprende le storie di Santo Stefano, titolare della chiesa e patrono della città di Prato, e di San Giovanni Battista, Santo legato alle funzioni battesimali della pieve. Nelle volte gotiche della cappella si stagliano i quattro monumentali Evangelisti, mentre nella parete di fondo, ai lati del finestrone con la vetrata di Lorenzo da Pelago eseguita su disegno dello stesso Lippi, campeggiano le figure di San Giovanni Gualberto (sulla sinistra), il fondatore dell'ordine Vallombrosano, del quale faceva parte Fra Diamante, e di Sant'Alberto da Trapani (sulla destra), uno dei Santi maggiormente venerati dai Carmelitani, ordine cui apparteneva Fra Filippo. Nelle pareti laterali, divise in tre registri, si snodano in parallelo gli episodi principali delle vite dei Santi Stefano e Giovanni Battista, comprese la nascita e la morte, con scene di martirio dei due Santi rappresentate nella parete di fondo in basso. Nel registro intermedio sono concentrati svariati episodi della vita dei Santi: il commiato di Stefano dal Vescovo Giuliano, la Guarigione dell'indemoniato fino alla Disputa da un lato, e, in parallelo, il commiato del Battista dai genitori, la Vocazione alla vita eremitica, fino alla predicazione lungo il Giordano dall'altro.
Sul lato sinistro della cappella, è rappresentata la solenne celebrazione delle esequie di Santo Stefano dopo il ritrovamento del corpo del Santo, mentre sul lato destro è raffigurato il celeberrimo Banchetto di Erode, più noto con la denominazione di Danza di Salomè: qui infatti pur raccontando il Lippi i tre diversi momenti della Decollazione del Battista, della Danza e dell'offerta della testa del Santo, la vera protagonista è Salomè.

Il Restauro
L'intervento di restauro, intrapreso nel 2001 a cura della soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio e, dal 2002 anche dalla soprintendenza per il patrimonio storico artistico per le province di Firenze, Pistoia e Prato, ultimato nel 2006, è stato messo a punto a seguito di una complessa elaborazione progettuale e di una conseguente pianificazione di indagini scientifiche e diagnostiche, concordata con L'Opificio delle pietre dure di Firenze.
Prima dell'intervento le scene erano interessate da lesioni, sollevamenti e distacchi di intonaci e colore: tutta la superficie si presentava fragile, particolarmente in corrispondenza delle aree dipinte a secco, queste ultime sbiadite e in parte cadute in quanto molto sensibili alle variazioni climatiche e all'umidità.
La pellicola pittorica appariva offuscata da uno spesso strato di nerofumo, a cui si aggiungevano depositi di polveri e altri agenti estranei. Momento cruciale dell'intervento, dopo le operazioni preliminari di consolidamento degli intonaci e di fissaggio della pellicola pittorica, è stato la pulitura, definita a seguito di un'articolata attività di tipo conoscitivo e operativo. Procedendo secondo criteri differenziati e graduali, è stata ottenuta la rimozione del nerofumo, di tutti i depositi superficiali di varia natura, l'assotigliamento delle resine sovrapposte e l'estrazione dei Sali solubili che saturavano i colori interferendo con la riflettenza della superficie rispetto alla luce. La reintegrazione è stata eseguita ad abbassamento di tono sulle abrasioni dell'intonaco, a velature sensibilizzate alle cromie originali e nelle abrasioni della pellicola, e a selezione cromatica nelle lacune stuccate ottenendo il risultato di attenuare le molteplici discontinuità della superficie pittorica.
Il restauro ora concluso riconsegna pertanto ai visitatori e alla lettura critica un testo pittorico ‘risanato' dal punto di vista della conservazione e ‘liberato' per buona parte dalla sovrammissione di materiali incongrui; certamente non restituito all'originale splendore ma pienamente apprezzabile nei recuperati valori cromatici e luministici, e soprattutto nuovamente e splendidamente leggibile nella ritrovata continuità e fluenza espressiva.



Bibliografia
Cristina Gnoni Mavarelli, Isabella Lapi Ballerini, Filippo Lippi genio e passione. Presentazione del restauro del ciclo pittorico del Duomo di Prato; Prato, Cattedrale di Santo Stefano 5 maggio 2007.

Filippo Lippi, Storie di S.Stefano e S.G.Battista, Lunetta della parete sinistra con Santo Stefano viene sostituito dal diavolo dopo la nascita; Santo Stefano viene affidato al vescovo San Giuliano; Santo Stefano salvato da una cerva  Filippo Lippi, Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista, particolare della scena con il Commiato di Santo Stefano dal vescovo Giuliano (parete sinistra)Filippo Lippi, Storioe di Santo Stefano e San Giovanni Battista, particolare della scena con  Celebrazioni delle Reliquie di Santo Stefano (parete sinistra)Filippo Lippi, Particolare della scena con il Commiato di San Giovannino dai genitori (parete destra)Filippo Lippi, Storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista, particolare della scena con Salomè che porge a Erodiade la testa del Battista (parete destra)