Croce di cristallo

Bottega veneziana, Croce reliquario, Museo d'Arte Sacra di S. Francesco, Greve in Chianti
Soggetto
: Croce Reliquario
Autore: Bottega Venezina
Localizzazione: Museo d'Arte Sacra di San Francesco, Greve in Chianti
Tipo di intervento: Restauro conservativo
Funzionario di territorio: Caterina Caneva
Direzione Lavori: Clarice Innocenti
Diagnostica: Scuola di Alta Formazione dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, settore Oreficeria
Finanziamento: Fondi Ordinari dello Stato

Il cristallo di rocca è una varietà di quarzo da sempre apprezzato e ricercato per essere assolutamente incolore e trasparente: queste sue qualità suscitavano infatti una particolare suggestione destinata a produrre in antico affascinanti ipotesi circa le sue origini. Nel secolo XVI ad esempio si riteneva che fosse in origine composto di acqua pura che per essere stata a lungo congelata sulle montagne si era trasformata in questo prezioso minerale. E del resto in quell'epoca gran parte del cristallo si ricavava dalle zone moreniche delle Alpi. Immaginiamo il fascino di un ghiacciaio di montagna composto da puro cristallo di rocca!
La sua utilizzazione per oggetti preziosi è antichissima : già impiegato nella preistoria e poi in modo sistematico fin dagli egizi, lo troviamo diversamente lavorato nel tempo in coppe, bottiglie, gioielli, reliquari, calici, intagli ... fino all'età carolingia, dopo di che la sua lavorazione si sposta a Bisanzio in area islamica. Ma nel XIII secolo ricomincia la sua lavorazione in area occidentale e in particolare a Veneziam centro attraverso il quale si diffonde in europa. Particolarmente in età rinascimentale, e fino al secolo XVII, il cristallo fu materia di oggetti particolarmente preziosi ed elaborati, intagliati e ornati d'oro e di smalti, di cui molti esempi di provenienza medicea sono conservati nei musei fiorentini. Negli oggetti prodotti per uso liturgico la sua tradizionale "purezza" ben si prestava per i significati simbolici che potevano derivarne.
La Croce, dopo il restauro eseguito presso i laboratori dell'Opificio delle Pietre dure (che ha consentito tra l'altro alcune importanti precisazioni sui materiali impiegati e sulla loro lavorazione) è uno dei pezzi più importanti del museo d' Arte Sacra di San Francesco a Greve in Chianti: si tratta di un raro esemplare di reliquario multiplo nel quale 5 cristalli sono montati insieme da una cornice in argento dorato traforato e non in rame come si riteneva fino ad oggi. Questa asseconda la forma dei terminali e per mezzo di cerniere consente l'apertura dei bracci e l'accesso alle reliquie conservate in cavità tubolari ricavate nel cristallo.
Le scritte in smalti blu e rosso si riferiscono alle reliquie stesse. Al centro del recto si legge "De enerabilis ligno Crucis Jesus Christi"; a sinistra "De ossibus Innocentium, Laurentii martiries; Apollenaris Episcopii et martiris; Blasii episcopier martiri set capillis beati Francisci"; a destra "De veste Christi vestimentis simil domine nostre et Johannis baptiste, mana Iohannis Evangeliste", "De ossibus Marie Magdalene, Margharite virginia, capilli beate Clarae"
Sul retro in basso vi è anche la reliquia "De osse S. Stephani protomartiri" che consente di identificare l'appartenenza originale della croce all chiesa di Santo Stefano nel borgo medievale di Montefioralle.
Come rilevato dagli specialisti del settore, se il profilo della Croce, tipico degli esemplari toscani con le terminazioni polilobate che riscontriamo anche negli esemplari in metallo, fa supporre una ideazione locale, la lavorazione del cristallo sembra piuttosto riferibile a una bottega veneziana e collocabile cronologicamente nella seconda metà del secolo XIV: a quel periodo infatti farebbe pensare il carattere ancora gotico delle iscrizioni. E del resto Venezia era allora il centro europeo forse più importante in italia per la lavorazione di quel materiale.
Un esemplare così raro e importante non poteva che essere "curato" e restituito nella forma smagliante che possiamo oggi apprezzare, presso l'Opificio delle pietre dure e Laboratori di restauro che dalle antiche botteghe granducali hanno ereditato anche questa specifica competenza.

Tecnica e descrizione
La croce si compone di 5 elementi in cristallo di rocca, forati per ottenere delle cavità atte a contenere le reliquie della Croce e di alcuni Santi, poi sigillate con il gesso. Il cristallo centrale è quadrato, mentre gli altri trilobati costituiscono i bracci. Un nastro perimetrale in argento dorato, traforato a quadrilobi, avvolge i cristalli. All'incrocio e lungo le terminazioni dei bracci sono saldate, su entrambi i lati, delle fascette con smalti bli traslucido e rosso opaco indicanti la proprietà delle reliquie. Un sistema di cerniere e perni consente l'apertura dei bracci, così da accedere alle reliqueie. Il puntale in lamina d'argento reca sul recto un piccolo castone rettangolare con reliquie, incorniciato da scritte in smalto blu.

Il Restauro
Il restauro è stato eseguito presso la Scuola di Alta formazione dell'Opificio delle Pietre Dure, settore Oreficeria. L'Intervento è stato effettuato da paolo belluzzo con il coordinamento tecnico di Giorgio Pieri e la direzione di Clarice Innocenti.

La croce non presentava problemi strutturali o gravi lacune: i perni e le cerniere che trattengono i cristalli erano solidali con la struttura, risultando in parte allentati solo quelli che uniscono il braccio inferiore allo scomparto centrale, sottoposti alle maggiori sollecitazioni. I cristalli erano integri; le parti metalliche non presentavano gravi fratture visibili, eccetto tre a livello della cerniera del braccio superiore, che avrebbero potuto causare, se sollecitate, la rottura della stessa. Il principale degrado consisteva nella copiosa presenza di sostanze cerose, oleose e pulverulente che ricoprivano le parti metalliche, specie nelle modanature e nelle incisioni a bulino. Notevoli erano gli accumuli di sali verdi, soprattutto nei punti di saldatura e in corrispondenza dei maggiori depositi cerosi e oleosi, dove si erano innescati processi di alterazione chimica. gli smalti blu traslucido conservavano un buon grado di trasparenza e compattezza, mentre gli smalti rosso opaco mostravano gravi lacune. Fra gli interventi pregressi si sono individuati ina seconda doratura ad amalgama di mercurio delle parti metalliche, la sostituzione di sette perni, oltre alla ricostruzione parziale  del braccio inferiore, in prossimità del puntale, il quale potrebbe invece essere originale.
L'intervento di restauro ha portato allo smontaggio dei cristalli trilobati rimuovendo i perni dalle cerniere; si è preferito non smontare il cristallo centrale per non danneggiare in alcun modo i perni dorati originali. si è poi proceduto alla pulitura delle parti metalliche  con solventi affini alle sostanze di degrado e paste abrasive, alla pulitura e al consolidamento degli smalti, ove necessario; al consolidamento delle fratture del braccio superiore e alla protezione delle parti metalliche non smaltate


Bibliografia
C. Caneva, in La Croce di Cristallo. Storia e Restauro. Presentazione del restauro, Museo d'Arte Sacra di San Francesco a Greve in Chianti, giugno 2007.

Opificio delle Pietre dure e Laboratori di Restauro, in La Croce di Cristallo. Storia e Restauro. Presentazione del restauro, Museo d'Arte Sacra di San Francesco a Greve in Chianti, giugno 2007.

Bottega veneziana, Croce reliquario, Museo d'Arte Sacra di S. Francesco, Greve in ChiantiBottega veneziana, Croce Reliquario,Greve in Chianti, Part. durante il restauroBottega veneziana, Croce Reliquario,Greve in Chianti, Part. durante il restauroBottega veneziana, Croce Reliquario,Greve in Chianti, Part. durante il restauroBottega veneziana, Croce Reliquario,Greve in Chianti, Part. durante il restauroBottega veneziana, Croce Reliquario,Greve in Chianti, Part. durante il restauroBottega veneziana, Croce Reliquario,Greve in Chianti, Part. durante il restauro