Abito da Cerimonia di manifattura francese


Soggetto
: Abito Femminile da Cerimonia Manifattura francese, abito femminile da cerimonia
Datazione: Primo-secondo decennio del secolo XIX
Tecnica e materiali: Manifattura francese, seta, tulle, ricami in laminetta di rame dorato
Localizzazione: Museo del Ricamo di Pistoia (in deposito dalle collezioni del Museo Civico di Pistoia)
Dimensioni: cm 140 (alt), cm 74 (circonferenza vita), cm 260 (circonferenza orlo)
Promozione del restauro: Chiara d'Aflitto
Direzione dei lavori: Caterina Caneva, Lia Brunori
Restauratori: Tissage-Conservazione e Restauro Tessili, Donatella Mascalchi e Annalisa Alecci
Finanziamento: Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia   

Non capita spesso nel nostro lavoro di tutela del patrimonio storico-artistico di poter seguire un restauro intrigante come quello eseguito sull'abito qui presentato, alla fine del quale è stato trasferito presso il piccolo ma ricchissimo Museo del Ricamo dove è oggi esposto fra altri indumenti coevi. Il restauro, promosso dalla direttrice del Museo Civico Chiara D'Afflitto (scomparsa di recente), è intervenuto su un capo, oltre che di straordinaria eleganza, di considerevole importanza anche sotto il profilo storico e non solo della moda.
Già nel 1899 infatti essendo di proprietà di Alessandro Sozzifanti membro di una nobile famiglia pistoiese, esso fu esposto alla mostra d'Arte antica che si tenne a Pistoia nel convento delle monache da Sala, in un contesto di tessuti e costumi appartenenti ad altre famiglie di quella città. Nel 1948 l'abito, che già in quella sede aveva visto riconosciuti i suoi molti pregi, fu donato al Museo Civico dallo stesso Alessandro Sozzifanti, ma solo nel 1977 dopo un restauro eseguito da Giuseppe Clignon (risultava infatti già essere in cattive condizioni), trovò una degna esposizione nel Salone dell'Ottocento.
Nel corso del restauro ricerche effettuate da Annalisa Alecci sulla nobile famiglia Sozzifanti e in particolare su Alessandro (1783-1859) avo ed omonimo del donatore, che fu in Pistoia personalità di spicco rivestendo cariche importanti, hanno condotto a formulare alcune interessanti ipotesi: nel 1812 infatti Alessandro sposava Alessandra Rospigliosi, un'unione di grande prestigio per l'importanza delle due famiglie entrambe dotate di grandi patrimoni e di rilevante posizione sociale. Come riferisce la Alessi, nei componimenti poetici che secondo l'uso dell'epoca celebrarono le nozze fastose, veniva lodata la "veste pomposa ... variamente gemmata"   della sposa di cui si celebrano anche gli occhi neri e la chioma dorata.
Pur in assenza di prove più circostanziate, non possiamo negare che la raffinatezza dei materiali e la preziosità dei ricami inducono a ritenere l'abito in esame confezionato appunto per una cerimonia o per un ballo. La data delle nozze (1812) ben si addice del resto alla sua foggia, rispondente alla moda del periodo napoleonico inaugurata praticamente da Giuseppina Bauharnais e basata su tessuti leggeri fra i quali il più nuovo è il tulle meccanico prodotto a partire dal 1809 (sul quale ben risaltavano le decorazioni a ricamo).
Il vestito è infatti composto da un abito in saia di seta color avana al quale si sovrappone, con suggestivi e raffinati effetti di trasparenza, un'altra veste in tulle bianco decorata con ricami in laminetta di rame: quelli diffusi su tutto il tulle sono puntiformi mentre all'orlo della gonna si complicano con motivi ornamentali a fiori, foglie e anelli. Altre rifiniture in seta completano anche funzionalmente il manufatto caratterizzato dalla vita alta, dalle maniche a palloncino, lunghezza alla caviglia, linea dritta della gonna. 
Tanto i materiali che compongono l'abito che la foggia della sua confezione inducono a collocarne in Francia l'esecuzione, come conferma del resto il confronto con abiti analoghi conservati in collezioni prestigiose quali il Museo di Palazzo Mansi a Lucca (una abito di corte appartenuto a una dama di Elisa Baiocchi), il Museo Stibbert e la Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze. Suggestiva ma anche fondata è pertanto l'ipotesi che la veste qui presentata sia stata acquistata in Francia per la giovane Rospigliosi, la quale avrebbe dovuto presentarsi in occasione delle nozze ufficialmente e sontuosamente aggiornata sui dettami più recenti della moda europea.
Il restauro condotto da Donatella Mascalchi con la collaborazione di Annalisa Alecci ha visto l'abito completamente smontato dopo una serie di indagini preliminari tanto sui tessuti originali che sui materiali impiegati nel precedente intervento: questo comprendeva integrazioni ad ago e una resinatura necessaria a fissare un tessuto di supporto alle due vesti sovrapposte, penalizzate da molte lacerazioni e mancanze. I punti ad ago incongrui e la resinatura di supporto sono stati eliminati e, dopo un delicatissima pulitura, i ricami sono stati restaurati ad ago mentre un nuovo supporto in velo di Lione ha ridato stabilità all'abito come il rimontaggio gli ha ridato coerenza secondo il modello originale. Con l'occasione è stata tra l'altro eliminata una balza del tutto fuorviante aggiunta all'orlo probabilmente per adattare l'abito a una dama di maggiore statura.
Il risultato brillantissimo consente oggi di apprezzare questo capolavoro di sartoria e ricamo in tutta la sua impalpabile  e pertanto ancor più straordinaria raffinatezza.

 

Bibliografia
C. Caneva, Un prezioso abito della famiglia Sozzifanti, in Opere d'arte dal terirorio. Restauri 2005-2007. Collana "Interventi e Testimonianze", n. 2, Firenze, Polistampa 2008, pp. 105-109;

Presentazione del restauro, Un sogno di ricami dorati. Storia e moda di un prezioso abito restaurato della famiglia Sozzifanti, con testi di A. Alecci, C. Caneva, C. D'Afflitto, A. Michelon Palchetti, D. Mascalchi, Museo del Ricamo, nel maggio 2006.

 

Manifattura francese, abito femminile da cerimoniaManifattura francese, abito femminile da cerimonia, particolare della manica sinistraManifattura francese, abito femminile da cerimonia, particolare del ricamo