San Francesco, Immacolata Concezione di Luca Giordano

Luca Giordano, San Francesco che riceve le stimmate
Soggetto
: San Francesco che riceve le stimmate                
Autore: Luca Giordano (Napoli 1634-1705)
Tecnica: Olio su tela (siglato in basso al centro su un sasso LG F) 
Localizzazione: Montelupo Fiorentino 
Dimensioni: cm 253x143
Cornice: cm 339.5x202.5, legno intagliato e dorato con nella parte superiore una cartella con dipinta in lettere capitali  l'iscrizione: "STIGMATA DOMINI /IN CORPORE  PORTO" 
Tipo di intervento: Restauro conservativo e pittorico 
Direzione Lavori: Cristina Gnoni Mavarelli
Restauratori: L'Atelier di Beatrice Borgogni, Lucia Cioppi,
Angela Matteuzzi; Simone Beneforti restauro delle cornici
Finanziamento: Parrocchia dei Ss. Quirico e Lucia all'Ambrogiana

 

SoggettoImmacolata Concezione                
Autore: Giovanni Francesco Corsi (Firenze - m.1845), da Luca Giordano, (firmato in basso a destra  "Iordanus Inv. P ....G.F. Corsi copiò)
Tecnica: Olio su tela
Localizzazione: Montelupo Fiorentino - Chiesa dei Ss. Quirico e Lucia all'Ambrogiana
Dimensioni: cm 253x143
Cornice: cm 339.5 x202.5, legno intagliato e dorato con nella parte superiore una cartella con dipinta in lettere capitali  l'iscrizione:"SPECULUM/ SINE MACULA"
Tipo di intervento: Restauro conservativo e pittorico 
Direzione Lavori: Cristina Gnoni Mavarelli
Restauratori: L'Atelier di Beatrice Borgogni, Lucia Cioppi,
Angela Matteuzzi; Simone Beneforti restauro delle cornici
Finanziamento: Parrocchia dei Ss. Quirico e Lucia all'Ambrogiana

Luca Giordano, Immacolata Concezione

Il San Francesco che riceve le stimmate e l'Immacolata Concezione, attualmente presente nella copia ottocentesca, furono eseguiti da Luca Giordano nel 1688 per i due altari laterali della chiesa dei Santi Quirico e Lucia all'Ambrogiana in sostituzione dei dipinti coi medesimi soggetti commissionati nel 1680-81 dal granduca Cosimo III a Francesco Petrucci,  giovane pittore dell'Accademia Fiorentina a Roma che li eseguì da un disegno di Ciro Ferri. Il Granduca, come si può leggere nella lettera d'incarico a Luca Giordano del 26 dicembre 1687 rintracciata da Mara Visonà, non fu soddisfatto dei dipinti di Francesco Petrucci  "... per che nessun di essi quadri spira devozione, come S.A. vorrebbe, ancorché per altro ambedue siano d'assai buona maniera. Pensa pertanto l'Altissima Serenissima di mutargli et desidera d'averne altri due fatti dal famosissimo pennello del signor Luca, il quale ha l'arte d'obligare i suoi colori ed esprimere tutti gli affetti che a lui piace". Nella stessa lettera d'incarico il segretario del Granduca Apollonio Bassetti formula a Luca Giordano precise indicazioni iconografiche ed espressive "... quanto alla figura della Vergine concetta, si vorrebbe che spirasse purità e modestia, così nell'aria della testa come in tutta la compostezza del corpo, lasciandosi nel rimanente alla nobilissima idea di Vostra Signora il metterla in quell'attitudine com'è solita di esprimersi così alto misterio che molti hanno figurato diversamente: altri colla luna sotto i piedi altri col piede in su la testa del serpente, figura del peccato, e con la veduta della gloria, come Vostra signoria saprà meglio di me. Il San Francesco si vorrebbe in bella postura e d'aspetto languente per il dolor delle ferite e per la dolcezza della grazia che in esse ricevette, entro un bello squarcio di paese a capriccio del professore ... . Si desidera soprattutto che ambedue le pitture muovano a devozione il più che sia possibile ...". I dipinti, che ben dovettero soddisfare la committenza per l'efficace carattere comunicativo e la brillante conduzione pittorica, furono completati da Luca Giordano a Napoli nel 1688 e spediti nello stesso anno a Firenze, da dove nel 1689 furono trasferiti a Montelupo; anteriormente al ritrovamento dei documenti le due pale venivano assegnate al 1680-81,  data del primo soggiorno a Firenze del pittore napoletano. La diversa intonazione delle due composizioni, già all'epoca rilevata dall'agente mediceo Giuseppe Miselli incaricato del trasporto delle tele, e recentemente ribadita dalla critica è palese: per la Madonna Immacolata un'impostazione statuaria di derivazione classicista con evidenti riferimenti allo stile  tardo di Guido Reni, per il San Francesco, una conduzione pittorica veloce di grande effetto con un paesaggio di dichiarata matrice neoveneta che, proprio a seguito  dell' odierno restauro, è riemerso con una  vibrante ricchezza tonale.
 La tela  con l'Immacolata Concezione di Luca Giordano fu consegnata nel 1798 dal rettore della chiesa Piero Nardi alla Regia Guardaroba Generale di Palazzo Pitti (attualmente è esposta nella Galleria Palatina nella Sala di Marte). Per l'altare della chiesa di Montelupo fu fatta eseguire nel 1804 una fedele copia dove, grazie alla pulitura effettuata nel corso dell'intervento di restauro, è ritornata leggibile, in basso a destra, la seguente iscrizione con la firma dell'artefice: "Iordanus . Inv. P... (?)/ G. F. Corsi  Copiò". Si tratta di Giovanni Francesco Corsi, documentato come insegnante all'Accademia di Belle Arti di Firenze (1803) e assistente agli studenti in Galleria nel lavoro di copisti. La pala con l'Immacolata, condotta dall'artista con una sicura padronanza del mezzo pittorico, viene pertanto a  costituire un'importante aggiunta all'esiguo corpus finora noto dell'artista. Le monumentali cornici, contraddistinte da un raffinato intaglio con elementi decorativi (la cartella sagomata sormontata dal cherubino) desunti dall'architettura seicentesca, sono riconducibili all'operato di un'abile bottega fiorentina del terzo quarto del secolo XVII.


 Il Restauro 

Il dipinto con San Francesco che riceve le stimmate presentava rilevanti problemi conservativi: la tela risultava molto allentata, con numerose toppe applicate sul retro in corrispondenza a tagli e lacerazioni e con un'estesa bruciatura di candela in basso a sinistra; la pellicola pittorica, pesantemente offuscata dallo sporco, alterata dalle vernici ingiallite e interessata da una fitta rete di craquelure con slittamento del colore in alcuni punti.
Considerata la sostanziale tenuta del supporto si è deciso di mantenere la tela originaria, dove sul retro sono ancora visibili i colpi di pennello dell'artista. Dopo il necessario consolidamento si è proceduto all'applicazione di piccoli inserti  nelle zone lesionate e  allo strip-lining con l'inserimento di una fascia perimetrale in tela di poliestere per consentire il tensionamento sul nuovo telaio ligneo ad espansione. Effettuate le fermature della pellicola pittorica la pulitura è stata eseguita in modo graduale e differenziato con solvent gel e rifinita a bisturi.
La pulitura, che ha permesso un palese recupero dei ricchi valori cromatici, ha messo in evidenza due pentimenti del pittore sulla sinistra in corrispondenza dell'albero e del cherubino in alto. Le reintegrazioni sono state eseguite a tempera con colori a sottotono, nelle lacune di piccola e media dimensione, sia a selezione con colori a vernice nelle zone più estese.
Analoghe sono state le operazioni di restauro per il dipinto con l'Immacolata Concezione,  va però sottolineato come il forte scurimento della superficie pittorica fosse riconducibile, oltre che ai depositi di sporco e alle sovrapposizioni di vernici alterate, ad una patinatura stesa dal copista. La pulitura della pellicola pittorica è stata pertanto condotta in modo da assicurare il recupero della leggibilità dell'opera (è riemersa la firma dell'artista) e nello stesso tempo garantire il rispetto dell'aspetto originario del dipinto.
Le cornici lignee sono state disinfestate, consolidate sia nella struttura che nell'imprimitura del bolo e dell'oro e sottoposte ad una lieve pulitura con integrazione delle mancanze.

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Bibliografia
C. Gnoni Mavarelli, Schede in Opere d'arte dal terirorio. Restauri 2005-2007. Collana "Interventi e Testimonianze", n. 2, Firenze, Polistampa 2008, pp. 133-140.