Sposalizio della Vergine di Alessio Gemignani

Alessio Gemignani, Lo sposalizio della VergineSoggettoLo Sposalizio della Vergine
Autore: Alessio Gemignani (1567 circa -1651)
Tecnica: Olio su tela
Localizzazione: Uzzano
Dimensioni: cm 140x250
Tipo di intervento: Restauro conservativo e pittorico
Direzione Lavori: Maria Cristina Masdea
Restauratori: Studio Dambra di Gabriella Forcucci
Finanziamento: Ministero per i Beni e le Attività Culturali
                          Diocesi di Pescia 

Lo Sposalizio della Vergine di Uzzano rappresenta per il momento l'unica opera nota dell'artista in Valdinievole, nonché una delle sue tele più riuscite per il garbo con cui racconta l'episodio ambientandolo nel mondo a lui contemporaneo. La scena si svolge all'interno di una chiesa e sugli scalini dell'altare dove il sommo sacerdote unisce e benedice le destre degli sposi, una Maria dal delicato profilo e un giovanissimo San Giuseppe che regge la verga fiorita sulla cui sommità vola la colomba dello Spirito Santo. Alle spalle del sacerdote un chierico prende dall'altare il vassoio con gli anelli nuziali, un altro tiene aperto il rituale del sacramento, mentre sullo sfondo si accalca una folla composta dai pretendenti della Vergine e dalle sue compagne. Lo spazio sulla sinistra è occupato da alcuni personaggi a figura intera, un uomo di spalle vestito elegantemente che indica con la destra verso la santa coppia e un pretendente deluso intento a spezzare contro il ginocchio la sua verga. Dietro di loro si intravedono dei volti, tra cui quello di un uomo barbuto che può essere identificato come un ritratto (o potrebbe forse essere l'autoritratto dell'artista?).
La scena è osservata con attenzione da una imponente figura seduta in primo piano che tiene la mano destra sotto il mento in atteggiamento pensoso e la sinistra posata su di un grosso volume chiuso sulle ginocchia. Un angioletto musicante seduto più in basso è un'aggiunta posteriore.
Dal punto di vista iconografico la scena presenta motivi di rarità nella scelta di raffigurare S. Giuseppe giovane e non uomo in età avanzata come narrato dai Vangeli apocrifi e dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, fonti tradizionali della raffigurazione. A Firenze un'analoga soluzione era stata proposta un secolo prima dal Rosso Fiorentino nel dipinto realizzato per la cappella Ginori in S. Lorenzo (1523), dove non solo S. Giuseppe è un giovane dai capelli biondi, ma alla base della scala del tempio sono sedute le due sante titolari dell'altare, tra cui l'anziana madre della Vergine S. Anna. Alessio poté forse ispirarsi al dipinto del Rosso, ma la misteriosa figura in primo piano, priva di aureola e dalle dimensioni fuori scala rispetto agli altri personaggi, sembra male interpretarsi come S. Anna. Nel dipinto è collocata ad un livello intermedio tra i personaggi raffigurati ed i fedeli, invitati dal suo atteggiamento concentrato e meditativo, a riflettere sul significato della scena.
Alessio organizza l'episodio secondo un ordine che asseconda la sua indole gentile, costruendo lo spazio in funzione degli sposi, simboli di purezza e castità, sopra i quali la luce divina squarcia il buio di fondo rendendo esplicita la sacralità di una scena per il resto mondana. L'artista descrive con attenzione il rito del matrimonio, così come con l'attenzione che lo contraddistingue si sofferma sulla veste sontuosa del gran sacerdote o sull'abito all'ultima moda della figura maschile di spalle.
Il dipinto di Uzzano meglio di altri fa comprendere come le soluzioni adottate dall'artista dovessero risultare gradite ad una committenza di provincia, che nelle storie sacre voleva ritrovare i modi del vivere civile e raffinato a cui cercava di uniformare l'esistenza.
Le qualità dell'opera l'avvicinano ad alcune delle sue tele più felici, come La Madonna e Santi di Castellina di Serravalle del 1628, collocando la sua esecuzione tra il secondo e terzo decennio del sec. XVII.
Questo dato sembra coincidere con le notizie rintracciate, che documentano nella chiesa di Uzzano nel 1627 la fondazione di un altare dedicato a S. Giuseppe da parte della famiglia de Benedictis. L'altare, costruito troppo a ridosso del maggiore, recava noia allo svolgimento delle sacre funzioni e per tale motivo dopo alcuni anni fu demolito e ricostruito in posizione più idonea.
Queste vicende, nonché una nota del 1703 in cui viene segnalata la volontà di "ampliare" l'icona ell'altare, trovano pieno riscontro nelle condizioni in cui il dipinto è giunto alla nostra attenzione. La tela infatti presenta nella parte bassa un'aggiunta di epoca antica che ora possiamo ipotizzare realizzata in un periodo non troppo lontano dal 1703, per adattare meglio il dipinto alle dimensioni dell'altare ricostruito. Nello zona allungata la scena fu completata pittoricamente con l'inserimento di uno scalino e dell'angioletto musicante sopra descritto. Questa zona del quadro è quella che ha maggiormente sofferto nel corso del tempo, sia per la qualità diversa della materia che per un danno meccanico avvenuto in epoca posteriore, risarcito con un'ampia toppa e una grossolana ridipintura che ha interessato in particolar modo la figura dell'angelo. È interessante rilevare che mentre nella versione originaria l'angioletto reggeva l'archetto del violino con la mano sinistra, nel rifacimento era stato rifatto mentre lo regge con la destra (volendo forse esorcizzare l'uso della mancina).
Nel corso del restauro si è recuperato quanto restava della versione originale, lasciando però la ridipintura del volto completamente scomparso. A seguito del furto avvenuto nel marzo del 2007 si è reso necessario un nuovo e delicato intervento per risarcire i danni provocati dai maldestri ladri.

Bibliografia
M. C. Masdea, Due dipinti "ritrovati" di Alessio Gemignani nella provincia di Pistoia, in Opere d'arte dal terirorio. Restauri 2005-2007. Collana "Interventi e Testimonianze", n. 2, Firenze, Polistampa 2008, pp. 111-119.