Oratorio di Castelvecchio sec. XVI-XVII

Veduta d'insieme dell'oratorio di CastelvecchioSoggetto: Ciclo pittorico raffigurante i Misteri del rosario
Datazione: Fine sec. XVI inizi sec. XVII
Tecnica: Affresco
Localizzazione: Pescia, Loc. Castelvecchio
Tipo di intervento: Restauro conservativo e pittorico
Direzione Lavori: Maria Cristina Masdea
Ispettore di cantiere: Daniele Rapino
Restauratori degli affreschi: Lidia Cinelli con la collaborazione di Nara Michelucci; Aiuti: Samntha Grandi, Gianluca Galli, Adele Grechi e Egle Radogna (stesura relazione)
Restuaro dei lanternoni: Lidia Cinelli e Nara Michelucci
Finanziamento: Ministero per i Beni e le Attività Culturali   

Nel borgo di Castelvecchio presso Pescia, un piccolo vano collocato nella zona sottostante la chiesa di San Giovanni Battista è completamente decorato lungo le pareti e nel soffitto da un ciclo di affreschi, preservatesi con una freschezza e grazia tali da collocarlo tra i tesori più preziosi dell'Alta Valleriana. L'ambiente cui si accede scendendo tre scalini, riceve luce da due monofore poste ai lati dell'unico altare che si affacciano sullo splendido panorama delle colline circostanti. Chi entra, il devoto confratello del passato o lo smaliziato visitatore dei giorni nostri, sente di essere approdato in un luogo in cui il tempo si è miracolosamente fermato per consentire di seguire con la giusta concentrazione lo snodarsi delle storie sacre dipinte in successione lungo le pareti. Non ci possono essere fraintendimenti, appena varcata la soglia il racconto prende avvio dalla parete sinistra con l'Annuncio dell'Angelo a Maria e prosegue con cadenza lenta ma serrata con gli episodi della Visitazione, della Natività di Gesù, della Presentazione al tempio e di Gesù che predica tra i dottori. Qui si concludono i primi cinque misteri del Rosario, i gaudiosi, ma il racconto prosegue con l'Orazione nell'orto, pausa mesta e solitària che precede le fasi più drammatiche della Passione avviate con la Flagellazione. Siamo alla fine della parete e la sequenza cronologica dei fatti narrati si interrompe per anticipare l'ultimo dei misteri dolorosi, la Crocifissione, dipinta sopra la mensa dell'altare. Cristo in croce è tra i due ‘dolenti', la Vergine Maria e San Giovanni Evangelista, che incarnano il dolore dell'intera comunità dei cristiani. "Hinc Mundi Salus" declama il cartiglio sopra l'immagine, a ricordare che le sofferenze e la morte sulla croce sono statepatite da Gesù per la salvezza dell'umanità. Il racconto riprende sulla parete destra con VIncoronazione di spine e la Salita al Calvario, episodi con cui hanno termine le scene della passione per dare spazio ai misteri gloriosi della Resurrezione, Ascensione al cielo, Pentecoste, Assunzione e Incoronazione della Vergine.
Con la Madonna vestita di bianco che umilmente inginocchiata riceve la corona dalla Santissima Trinità si conclude l'intenso percorso attraverso i quindici misteri del Rosario ed il fedele si ritrova anche tìsicamente al punto di partenza. La tensione rallentata consente di alzare gli occhi verso la volta dipinta, dove i santi titolari di Castelvecchio, Giovanni Battista e Ansano, sono in adorazione del calice eucaristico. Più avanti campeggia la figura imponente di Dio Padre benedicente e, in prossimità dell'altare, la Madonna ed il Bambino che porgono il rosario a San Domenico e a Santa Caterina da Siena, a ricordare che l'invenzione del rosario si lega all'ordine domenicano e al suo fondatore.
Le tre scene principali sono intercalate lungo i lati dalle figure di otto putti angelici che reggono simboli della Passione, ognuno dei quali sottolinea una delle scene descritte o richiama alla memoria episodi tralasciati nella sequenza dipinta. Lo spazio della volta è definito inoltre da riquadri decorati a girali vegetali con al centro una testina d'angelo, gradevole motivo decorativo che con la sua semplicità accompagna la nostra me­moria visiva dal secolo XVI ad oggi.
Il messaggio è chiaro, il ciclo dedicato ai misteri del Rosario pone particolare risalto sul tema della passione di Cristo, di cui è simbolo il Calice con l'ostia eucaristica dipinto all'ingresso dell'Oratorio, sul quale non a caso San Giovanni Battista richiama con la mano l'attenzione dei fedeli. E infatti i documenti ci attestano che quella che ora viene abitualmente chiamata ex Compagnia del SS. Rosario era nel sec. XVII la Compagnia del Corpus Christi e del SS. Rosario (A.V.Pe., Visita Ricci, 1634, e. 652). Tale dedica è ulteriormente confermata dalle pratiche devozionali ancora in uso fino a qualche decennio fa, come è raccontato da Roberto Fiori in questo volume.
Il linguaggio pittorico utilizzato è di estrema semplicità, con la presenza dei soli elementi necessari a dar vita al racconto e modi veloci e approssimativi che sconfinano nell'ingenuità di un artefice che sembra alla prime armi. Nonostante ciò, il risultato complessivo è di grande chiarezza comunicativa grazie all'efficacia della sintesi, all'equilibrio tra parti decorative e narrative e all'atmosfera generale bonaria e serena. L'armonia dell'insieme è ulteriormente definita da una gamma cromatica calda ed ariosa, in cui dominano il giallo oro e un tenero viola, colori simbolici che ricorrono nella definizione delle cornici e dello sfondo della volta e tornano sapientemente nelle singole scene. L'equilibrio compositivo del ciclo è probabilmente il risultato fortunato dell'applicazione di un'iconografia ormai consolidata legata ai Misteri del Rosario ad uno spazio architettonico dotato di proporzioni tali da accoglierla e farla propria perfettamente.
Di fatto la scansione delle singole scene, collocate all'interno di finte cornici, rimanda alla spazialità della pagina scritta e la stessa semplificazione formale si ritrova nelle incisioni presenti in volumi come il Rosario de la Gloriosa Vergine Maria scritto dal domenicano Alberto di Castello (Venezia c. 1469-1522) ad uso degli ‘illetterati', che ebbe larga diffusione in relazione all'istituzione delle Compagnie del Rosario. In questo volume le illustrazioni presenti sono incorniciate da motivi a grottesche e sono accompagnate da spiegazioni che esordiscono ogni volta con le parole "Contempla qui anima fidele e devota come...".
È lo stesso invito che sembra rivolto a chi entra nel piccolo Oratorio di Castelvecchio, vera Biblia pauperum,in cui attraverso le immagini dipinte l'immaginazione viene stimolata a rivivere emotivamente le pagine del Vangelo. Il pittore che realizzò il ciclo dovette ispirarsi ai testi illustrati che circolavano in relazione ai Misteri del Rosario, riproponendo le scene con la grazia ingenua della sua arte. Nella complessiva omogeneità dell'insieme alcune scene, come la Flagellazione e la Crocifissione sopra l'altare, presentano caratteri stilistici diversi tanto da far pensare alla presenza di un secondo artista. Non è da escludere però che le differenze di stile possano essere imputate a una ripresa più puntuale dei modelli di riferimento adottati. Il ciclo pittorico non è stato finora indagato criticamente e l'unico contributo rintracciato è di Gigi Salvagnini (Cenni sugli artisti locali e sulle "cenepesciatine", in La pittura del Seicento a Pescia e l'"Ultima cena" dell'ex convento di S. Francesco, a cura di G. Salvagnini, Bagno a Ripoli, 1993, p. 32), che identifica la stessa mano, o mo­di molto vicini, nell'autore anch'esso anonimo dell'Ultima Cena affrescata nell'ex refettorio di San Francesco a Pescia, oggi sala della Udienze della Pretura. Entrambe le opere condividono durezze e ingenuità di modi, ma il ciclo di Castelvecchio possiede una grazia che sembra mancare all'Ultima Cena di San Francesco. È in realtà difficile per il momento identificare l'autore degli affreschi, a causa delle conoscenze ancora limitate che possediamo sugli artisti minori operanti nel pesciatino tra Cinque e Seicento. I numerosi nomi che affiorano dai documenti restano per lo più privi di opere che possano essere loro riferite con certezza.In attesa che vengano rinvenuti documenti chiarificatori, volendo tracciare un profilo generico dell'anonimo pittore di Castelvecchio, possiamo riconoscerlo in un pittore locale dalle capacità ridotte ma dotato di una felice vena poetica e di doti istintive di comunicatore, che utilizza modelli ancora cinquecenteschi ma opera già all'interno dei primi decenni del sec. XVII. Dal punto di vista tecnico si tratta di un artefice in grado di realizzare dipinti murali a buon fresco, motivo per il quale il ciclo si è conservato complessivamente in buone condizioni conservative.
Gli affreschi dell'ex Oratorio del SS. Rosario di Castelvecchio sono senza dubbio un'opera minore nel panorama complessivo del nostro patrimonio artistico, ma la grazia affettuosa e il linguaggio sereno con cui sono narrate le storie sacre (all'altezza dei più sofisticati comunicatori dei tempi odierni), la compiutezza del ciclo pittorico, il contesto ambientale di particolare bellezza in cui l'Oratorio è situato, tutto contribuisce a farne un documento figurativo di rilevante interesse. È opera di un artista che si esprime con un analogo linguaggio popolare anche l'affresco presente in un altro piccolo locale situato a destra dell'Oratorio, che fungeva probabilmente da sede di un'altra Compagnia locale (forse quella dedicata a S. Rocco. Si veda A.V.Pe, Visita 1628, c.64) L'affresco, raffigurante la Madonna col Bambino tra San Sebastiano e San Rocco, era quasi completamente illeggibile prima dell'odierno restauro e documenta, con la presenza dei due santi taumaturghi, la richiesta di protezione contro il flagello della peste.
Il restauro del ciclo pittorico dell'Oratorio del Rosario, dell'affresco con la Madonna e i Santi Sebastiano e Rocco, nonché di quattro lanternoni processionali di stile settecentesco in lamina di metallo ritagliata e verniciata, è stato realizzato grazie a finanziamenti statali dell'anno 2006 dalla brava Lidia Cinelli, coadiuvata da Nara Michelucci.
Per consentire la piena godibilità degli affreschi, la Diocesi di Pescia ha inoltre provveduto all'impianto di illuminazione dell'Oratorio nonché al recupero della porta di accesso e delle panche che corrono lungo le pareti.
In un periodo in cui le risorse per il patrimonio artistico del territorio sono sempre più scarse, i restauri realizzati a Castelvecchio sono di particolare soddisfazione e mostrano come la costanza nel proporre progetti validi e la collaborazione tra Istituzioni porti alla fine al raggiungimento degli obiettivi sperati.

 

Blibliografia
M. C. Masdea, Il ciclo pittorico dell'Oratorio di Castelvecchio, in La compagnia del SS. rosario di Castelvecchio, collana "Restauri Recenti", pp. 8-11.

 

Oratorio di CastelvecchioOratorio di Castelvecchio, Annuncio dell'Angelo a Maria e Visitazione, parete sinistraOratorio di Castelvecchio, Gesù che predica tra i dottori e Orazione nell'orto, parete sinistraOratorio di Castelvecchio, Flagellazione, parete sinistraOratorio di Castelvecchio, Crocifissione con dolenti, parete di fondoOratorio di Castelvecchio, Incoronazione di spine, parete destraOratorio di Castelvecchio, Salita al Calvario con la Veronica e Resurrezione, parete destraOratorio di Castelvecchio, Ascensione al cielo e Pentecoste, parete destraOratorio di Castelvecchio, Assunzione e Incoronazione della Vergine, parete destraOratorio di Castelvecchio, Madonna col Bambino, San Domenico e Santa Caterina da Siena, voltaOratorio di Castelvecchio, Madonna col Bambino e i Santi Sebastiano e Rocco, locale situato a destra dell'Oratorio