Chiesa di San Marco

Localizzazione: FirenzeChiesa di S.Marco, Facciata
Proprietà: Demaniale

Tipo di intervento: Restauro strutturale delle capriate lignee 
                                quattrocentesche
                                Restauro del cassettonato intagliato e dorato
                                Restauro della tela polilobata di G. A. Pucci 

                        
Inizio lavori:
2002
Fine lavori: 2009

Progettazione e Direzione lavori: Paolo Mazzoni (2002-2003)
                                                        Vincenzo Vaccaro (2003-2009) 
                                                        Caterina Caneva (2005-2008)
                        
Collaboratore tecnico: Enzo Cacioli
Ispettore di cantiere: Mauro Masini

Imprese esecutrici: Sire s.p.a., Firenze
                                 Decoart s.r.l., Firenze
                                 Cer Coop a r.l., Firenze


Veduta della Catena, particolare della chiesa di San Marco, 1490 circa, Museo di Firenze com'eraInquadramento storico

L'attuale chiesa di San Marco fu costruita su iniziativa dei monaci Silvestrini del Monte Fano, un ordine di Benedettini riformati, fondato nel 1267 nelle Marche da Silvestre dei Gozzolini (1177-1267) nel 1299. Nel luglio del 1300 l'allora detto San Marco Nuovo fu costituito in parrocchia e davanti alla facciata venne aperta una grande piazza cittadina, ma solo alla metà del Trecento la chiesa poté finalmente dirsi conclusa come apparato architettonico con la costruzione della cappella maggiore, fondata da Pia dei Caponsacchi nel 1341.
Nel corso del Trecento l'ordine dei silvestrini, grazie a finanziamenti di privati, a donazioni e all'esenzione delle imposte, poté occuparsi decorosamente della manutenzione dell'immobile. La navata centrale  della chiesa venne via via a ornarsi di altari e decorazioni parietali: nel 1355 circa viene commissionata la tavola con il Crocifisso, posta originariamente in iconostasi e oggi in controfacciata. Nel 1402 i padri commissionarono a Niccolò di Lorenzo l'esecuzione dell'ancona per l'altare maggiore. Tuttavia, col passare del tempo il prestigio dei moncai venne a decadere tanto che la loro condotta destò scandalo nel popolo fiorentino; al discredito morale corrispose la diminuzione delle offerte e, venuti a mancare i fondi, iniziò anche un inevitabile degrado di tutto il complesso. I fiorentini, scontenti dei religiosi e dello stato di manutenzione del complesso, nel gennaio del 1418 ne fecero pubblica querela al papa Martino V, supplicandolo di sostituire ai Silvestrini i Padri Domenicani dell'Osservanza di Fiesole.
L'intricata vicenda giudiziaria tra Silvestrini e Domenicani rimase sopita fino al 1435, anno in cui una pubblica petizione di Cosimo de' Medici costrinse il papa Eugenio IV ad ordinare, con Bolla del 19 giugno 1435, il trasferimento dei Domenicani in San Marco e dei Silvestrini nella chiesa di San Giorgio della Costa.

I Domenicani, guidati dal priore fra Cipriano da Fiesole, trovarono in San Marco un convento rovinato e in abbandono, perché i Silvestrini, allontanati forzatamente dalla loro casa originaria, prima di trasferirsi avevano spogliato il complesso di ogni arredo, inoltre, nello stesso anno un violento incendio distrusse un intero dormitorio e danneggiò anche il tetto della chiesa. I lavori di riordino e ampliamento della chiesa iniziarono nel 1437 grazie a un'ingente copertura  finanziaria procurata da Cosimo il Vecchio de' Medici e dal fratello Lorenzo.
Cosimo affidò il progetto di ampliamento e di restauro del complesso al suo architetto di fiducia Michelozzo i cui interventi strutturali produssero il prolungamento della cappella maggiore con l'aggiunta di una nuova abside e la ridistribuzione degli spazi interni della navata con la costruzione dei setti murari dei tramezzi, al primo dei quali si appoggiavano due altari, quello della famiglia dei Ricci, intitolato a san Tommaso d'Aquino, e quello della Compagnia dei Tessitori di drappi intitolato alla Santa Croce.
Su modello di Baccio intorno al 1512 venne costruito l'agile campanile, basato sul contrafforte orientale della tribuna trecentesca, si riordinarono il pulpito ed il pergamo della cappella maggiore. Alla conservazione del tetto si intervenne via via con opere di manutenzione ordinaria: tra il 1518 e il 1520 si adottarono vari provvedimenti per restaurare la copertura, poi nel 1522  si provvide al rinforzo alle antiche capriate, evidentemente indebolite dall'acqua passata dalle tegole, senza ulteriori modiche strutturali all'edifico che ancora alla metà del Cinquecento conservava integro il disegno planimetrico ideato da Michelozzo.
II primo grosso intervento che cambiò la fisionomia dell'antica chiesa risale agli ultimi decenni del Cinquecento, nel 1578 con progetto del Giambologna i fratelli Averardo e Antonio Salviati intrapresero la costruzione di una grandiosa cappella dedicata a sant'Antonino localizzata nel braccio sinistro della chiesa.
Intorno al 1594, nella parete presbiteriale nordest venne costruita la suntuosa cappella dei Serragli dedicata al SS. Sacramento, su progetto di Santi di Tito e del Cigoli. Nel corso della prima metà del Seicento non avvennero ulteriori lavori significativi alla fabbrica della chiesa, che mantenne la sua copertura lignea originaria a vista e l'abside rinascimentale, ma questa architettura ormai si accordava poco con i ricchi lavori eseguiti alla fine del Cinquecento. Finalmente i fratelli, frati speziali nel convento di San Marco, Giovan Gualberto e Angelo Domenico Minghi finanziarono e seguirono gli importanti lavori che dal 1670 al 1730, anno della morte di Angelo Domenico, cambiarono radicalmente la fisonomia di tutta la chiesa.
Nel 1712 si provvide a rifare la volta dell'antica tribuna trecentesca, e si decise di farvi una cupola affrescata e decorata di stucchi. Il progetto della cupola venne eseguito dall'architetto Antonio Ferri. Il consiglio dei frati nel 1724 decise poi d'intraprendere la doratura del controsoffitto intagliato della chiesa, sempre grazie ai denari procurati dal frate speziale Angelo Domenico Minghi, provenienti dall'eredità della madre. Si decise anche di sostituire l'arme del convento che era nel mezzo «supposta d'intaglio alquanto grossolano e in luogo di questa si facesse uno sfondo di buona pittura». La pittura, rappresentante l'Assunzione di Maria in cielo, venne eseguita dal pittore Giovanni Antonio Pucci, un allievo del Gabbiani di scuola romana. Sul contorno del grande dipinto venne stilata a grandi caratteri l'iscrizione commemorativa dell'intera opera (iniziata nel 1679 e conclusa nel 1725). Chiesa di San Marco, trave lignea con impressa la data 1725Durante l'ultimo intervento vennero sicuramente rinforzate la VI e la IV capriata, su cui è impressa la data 1725, per ancorarvi il grand ovato dipinto del Pucci.
Numerose opere di restauro e manutenzione hanno interessato la chiesa anche nei secoli successivi, in particolare per consolidare e rinforzare l'antica orditura lignea del tetto. Nel corso del Novecento, si è provveduto inoltre alla costruzione della IX capriata lignea all'inglese in sostegno delle terzere di luce doppia della altre. Tra il 1958 ed il 1959 il tetto venne nuovamente restaurato sotto la direzione dell'architetto Morozzi e l'assito settecentesco totalmente sostituito. In quell'occasione si costruì un ballatoio ligneo appoggiato sulle catene per garantire una buona ispezionalità ed un controllo del sistema di copertua.

Bibliografia:
Sintesi del contributo di Francesca Carrara da: La chiesa di San Marco a Firenze. Una lunga stagione di restauri, Firenze, Polistampa, 2009, pp. 19-39.


Inquadramento tecnico  

San Marco, Il sottotettoNel 1959 l'architetto Guido Morozzi pubblicò sul «Bollettino Tecnico degli Architetti e Ingegneri della Toscana» il resoconto dei restauri alla chiesa di San Marco, evidenziando la pericolosità dell'interazione del peso del soffitto ligneo appeso alle capriate con la stabilità dell'intera copertura e auspicando un intervento definitivo da effettuare al più presto. Nei decenni successivi ai lavori di Morozzi si ebbero ancora numerose segnalazioni che riferivano di infiltrazioni d'acqua e di pericolosità per lo stato di conservazione del cassettonato e della grande tela dipinta collocata al centro del soffitto, fino a giungere, nel 1999, all'attivazione di un programma di ricerche specialistiche per valutare il reale stato di conservazione e di pericolosità delle strutture portanti della copertura e permettere la redazione di un progetto finalizzato al restauro, indagini che determineranno la chiusura temporanea della chiesa per motivi di sicurezza, e l'avvio del cantiere con l'esecuzione di una struttura tubolare che doveva assicurare il puntellamento del tetto e costituire anche un valido ponte a platea per l'esecuzione di tutte le operazioni necessarie. Per il restauro delle coperture sono state seguite le linee guida del minimo intervento, della visibilità delle tecniche adottate, della reversibilità, se pure parziale, e della futura semplificazione per la manutenzione. Particolare dello stemma della famiglia Altoviti presenti sulla catena della capriata  7: un lupo rampante in campo neroLa copertura è composta da otto capriate di oltre 17 metri di luce decorate con motivi naturalistici e geometrici con prevalenza dei colori rosso, bianco, nero e blu, e da una di tipo "inglese" aggiunta negli anni Trenta del secolo scorso ma mai "messa in carico". Dagli studi effettuati è stato possibile collocare nel tempo le otto capriate antiche, che per convenzione adottata sono state numerate a partire da quella in prossimità della facciata, la CI, fino alla C8, verso il presbiterio. La più antica è la C8, dove sono presenti tutte le parti costitutive e la mensola di raccordo tra il monaco e la trave di colmo; la C7 è caratterizzata da due stemmi araldici con un lupo rampante bianco in campo nero, emblema della famiglia Altoviti.
Le catene delle capriate C6 e C5 sono caratterizzate dalla presenza di emblemi a forma quadriloba in cui è raffigurato il leone di San Marco al quale un monaco, posto di profilo, porge un sacco e anche se coeve delle seguenti, sono state modificate, insieme alla C4, nel 1725 con la riduzione della sezione della catena per permettere la collocazione della grande tela dipinta inserita nel soffitto; la C3, la C2 e la CI hanno sulla catena gli stemmi del Comune di Firenze, del Contado e dei Capitani di Parte Guelfa e risalgono ai primi decenni del Quattrocento. Tutte hanno ancora in essere le antiche staffe di collegamento tra il monaco e la catena in ferro battuto forgiato a forma gigliata. Anche il resto della carpenteria del tetto - travicelli, correnti e terzere - è ricco di decorazioni, alcune di tipo seriale quadrilobato bianco e rosso, altre con disegni a triangoli. Le mensole di collegamento dei saettoni ai puntoni sono decorate con un disegno a foglia San Marco, Le decorazioni della mensola di appoggio dei saettonid'acanto rosa con venature blu e nere, a volte con un fiore a quattro petali dentellati oppure un giglio.
Le singole capriate presentavano vari tipi di danni causati da infiltrazioni d'acqua e da insetti xilofagi principalmente nelle zone di appoggio sulla muratura e in corrispondenza dei nodi. Queste parti andavano necessariamente sostituite, quindi si è proceduto alla rimozione delle sole porzioni ammalorate, dopo aver trasferito a terra il carico sostenuto dalle capriate attraverso la realizzazione di una complessa struttura metallica, e dopo aver provvisoriamente inserito un sistema di catene metalliche che ricostruissero la geometria resistente della capriata rendendo indipendenti gli appoggi.
La scelta progettuale di maggior impegno tecnico ma anche metodologico è stata quella che ha portato a decidere di rendere parzialmente indipendenti le capriate dal peso enorme del soffitto ligneo appeso alle catene delle stesse. È stata realizzata una complessa struttura di travi reticolari metalliche controventate disposte parallelamente alle catene lignee delle capriate, collegate alle murature perimetrali, alla quale è stato parzialmente demandato il sostegno del peso del soffitto. Le travi reticolari, oltre che collegate alla muratura, sono anche appese alle capriate nei punti deputati a sostenere carichi verticali, come i nodi puntoni monaco e puntone saetta. In questo modo il carico del soffitto decorato, che per secoli era stato incongruamente demandato alle catene delle capriate e che era stato causa di notevoli danni fino a contribuire al collasso della struttura, è stato trasferito nei punti idonei a sostenere sforzi di carico. Contemporaneamente all'esecuzione dei lavori alla copertura si è provveduto anche agli interventi necessari per il consolidamento e il restauro del cassettonato ligneo riccamente intagliato e della grande tela dipinta. Il soffitto piano che sovrasta l'intera aula della chiesa presenta un ricchissimo motivo decorativo ad intaglio ed è composto da un'ampia cornice a rilievo a più ordini che corre lungo i quattro lati e delimita le tre grandi sezioni in cui è ripartito lo spazio interno. La cornice si presentava in condizioni di precaria conservazione con cedimenti strutturali, variazioni di geometria, infiltrazioni d'acqua, perdita di colore e di parte della doratura. Si è provveduto ad un preconsolidamento delle dorature dove queste presentavano sollevamenti della foglia d'oro originale, quindi è stata effettuata un'attenta pulitura di tutta la superficie con la rimozione del nero fumo e dei depositi vari che oscuravano la brillantezza naturale delle dorature, sono state rimosse tutte le ridipinture a porporina e le stuccature eseguite nei restauri del passato con materiali non compatibili, è stato riposizionato il modellato che minacciava il distacco integrando gli elementi mancanti di disegno seriale. La presenza del ponteggio ha permesso anche di effettuare un intervento di pulitura e restauro alle due statue che sormontano le serliane in prossimità del presbiterio.
San Marco, G. A. Pucci, L'Assunta, S. Domenico, S. Antonio, S. G. Battista, S. Marco, due Sante Domenicane e AngeliEntusiasmante è stato il restauro della grande tela lobata collocata al centro del soffitto, seguito dalla compianta collega storica dell'arte Caterina Caneva della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico, che ha comportato l'ideazione e la creazione di un nuovo piano di lavoro che permettesse la rimozione della tela dal telaio e l'esecuzione di tutte le complesse fasi d'intervento sulla stessa impalcatura di servizio già predisposta per il cantiere del soffitto ligneo. Dopo la rimozione la tela è stata arrotolata su un grande cilindro costruito per questo scopo e quindi srotolata sul piano di lavoro con la parte pittorica in evidenza. Questo ha permesso ai restauratori di procedere alla pulitura e a tutte le fasi necessarie al restauro; l'operazione di arrotolamento è stata ripetuta più volte, per procedere alla rintelatura e alla creazione di una nuova struttura di supporto che permettesse il reinserimento della tela nel cassettonato.
Nel 2005 è stato necessario anche intervenire con urgenza sul gruppo scultoreo settecentesco presente in facciata sopra il portale d'ingresso: il piede di uno degli angeli che sovrastano il leone di San Marco era caduto fortunatamente fermandosi sul timpano dell'ingresso. L'intervento è consistito nel risarcimento del danno e nella messa in sicurezza delle statue, inserendo una calza di sottilissimo acciaio inox per contenere eventuali futuri distacchi delle parti aggettanti. A conclusione del restauro è stato realizzato un camminamento metallico che permette di percorrere in sicurezza lo spazio tra le capriate e il soffitto ligneo. La struttura è stata messa in opera per consentire la visibilità dei lavori effettuati e l'esecuzione di una periodica manutenzione e verifica degli stati tensionali delle strutture metal-liche di consolidamento strutturale.
In tutti questi anni, nello spirito di trasparenza che connota l'indirizzo della Soprintendenza fiorentina, il cantiere è stato visitato da numerosi studiosi di vari organismi nazionali e internazionali ed è stato inserito nell'elenco dei cantieri visitabili dal corso "Cantieri per il restauro" della Facoltà di Architettura di Firenze. Queste visite hanno portato ad arricchire il dibattito e il confronto tra studiosi di diversa provenienza e formazione ed hanno contribuito a calibrare le scelte operative, che come ben sappiamo sono spesso il risultato di conoscenze e professionalità diverse.

Bibliografia:
Sintesi del contributo di Vincenzo Vaccaro da: La chiesa di San Marco a Firenze. Una lunga stagione di restauri, Firenze, Polistampa, 2009, pp. 41-56.




 

 

Particolare della catena della capriata 5. Si notano il giglio di Firenze e la figura di un frate inginocchiato, con un sacco in mano, di fronte al Leone di San MarcoSan Marco, Stemma con Il giglio di FirenzeSan Marco, emblema di San Marco sulla catena delle capriate 5 e 6 rutrovato durante i restuariSan Marco, Lo stemma dei Capitani di Parte GuelfaSan Marco, Il sottotettoSan Marco, il sottotetto dopo i restauri. Si nota la complessa struttura metallica di sostegno del soffitto ligneo e il camminamento per l'ispezioneSan Marco, Il camminamento per l'ispezioneChiesa di San Marco, Il soffitto e le pareti della navata a restauri ultimatiChiesa di San Marco, particolare della cornice del soffitto dopo il restauroParticolare dell'iscrizione dedicatoria nella cornice del soffittoChiesa di San Marco, Gruppo scultoreo della facciata dopo il restauro