Palazzo Davanzati

Palazzo Davanzati, Firenze, Facciata dell'edificio
Localizzazione:
Firenze
Proprietà: Demaniale

Tipo di intervento: Consolidamento e Restauro dell'edificio
                                Restauro Pittorico della Sala dei Pappagalli 

Inizio lavori: 1993
Fine lavori: 2004


Interventi della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Firenze, Pistoia e Prato

Responsabile unico del procedimento:
arch. Fulvia Zeuli
Progettazione: e direzione lavori: arch. Fulvia Zeuli
Direzione delle indagini per le pitture murali: dott. Litta Medri

Direttore operativo: geom. Leandro Verdiani
Resp. sicurezza in fase di esecuzione: geom. Fulvio Cafiero, arch. Paolo Bottai
Progettazione e direzione lavori prima fase, pronto intervento e opere provvisionali: arch. Laura Baldini

Consolidamento e restauro:
Impresa esecutrice:
IRES SpA, Firenze - Dir. di Cantiere: geom. Andrea Balzani
Consulente per le strutture: ing. Leonardo Paolini
Impresa opere di decoratore: Zoccolini e Ponzuoli Snc, Firenze

Restauro pitture murali:
Funzionario di zona:
dott. Maria Matilde Simari
Impresa esecutrice: IRES SpA – Restauratori Franco Franci, Paolo Cecchettini
                                  Fabrizio Iacopini - restauro di opere d’arte, Firenze
                                  Daniele Rossi - restauro di opere d’arte, Firenze

 

I lavori qui esposti, a cura della Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Firenze, Pistoia e Prato, sono stati condotti in concomitanza con altre significative opere realizzate a cura della Soprintendenza Speciale al Polo Museale Fiorentino con progetto e direzione dei lavori di Maria Cristina Valenti.
I precedenti lavori erano stati realizzati a cura di Laura Baldini.



Palazzo Davanzati, Firenze, La facciata del'edificio dopo l'Intervento di restauroInquadramento Storico

Alla metà del XIV secolo i Davizzi, famiglia di mercanti iscritti all’Arte di Calimala, accorparono in un palazzo alcune torri di loro proprietà, situate sull’attuale via Porta Rossa che si trovava all’interno della cerchia muraria risalente al XII secolo.
Questo edificio conserva i caratteri della casa-torre tipica del medioevo fiorentino, ma allo stesso tempo anticipa, per alcuni suoi caratteri, i palazzi quattrocenteschi. Nella sua conformazione originaria il palazzo possedeva un coronamento merlato ed era circondato da edifici molto vicini gli uni agli altri, per cui il suo rapporto con il tessuto urbano circostante appariva molto differente da quello attuale – non esisteva la piazza antistante – e la loggia al piano terreno era aperta, come una sorta di luogo di passaggio tra la via pubblica e la proprietà privata.
A causa di problemi economici, nel 1516, i Davizzi vendono il palazzo alla famiglia Bartolini e poi, nel 1578, ne divengono proprietari i Davanzati che lo abitano fino al 1838. I Davanzati costruiscono l’altana, togliendo la merlatura di coronamento, e arricchiscono la facciata ponendovi il loro stemma.

Dopo la morte dell’ultimo erede della famiglia, il palazzo viene diviso in appartamenti e affittato a famiglie o circoli, mentre il cortile viene utilizzato come deposito per i negozianti della strada. Queste scelte danno avvio a un periodo di degrado e per lungo tempo palazzo Davanzati non viene più neanche nominato nelle guide.
Sopravvissuto alle distruzioni che interessano tutto il vecchio centro storico di Firenze diventata capitale, l'edificio viene acquistato, nel 1904, dall’antiquario Elia Volpi – collaboratore e poi antagonista di Stefano Bardini – che decide di trasformarlo in un museo. I lavori di restauro, che durano più di cinque anni, consistono nel ripristino degli spazi più importanti, prima parcellizzati, nel recupero di molti apparati originali, ma anche nell’inserimento di elementi in stile e ricostruzioni.
Il palazzo viene aperto al pubblico nel 1910 come museo dell’antica casa fiorentina, nonché vetrina per il commercio antiquariale. A causa della crisi economica il Volpi è costretto a battere all’asta tutti gli arredi. L’asta più memorabile è del 1916. L'antiquario riesce a riallestire e aprire nuovamente il palazzo nel 1920.
Nel 1924, oberato dai debiti, Elia Volpi è costretto a vendere la collezione agli antiquari Vitale e Leopoldo Bengujat, i quali prendono anche in affitto l’edificio, che viene poi definitivamente acquistato da Leopoldo nel 1927.

Palazzo Davanzati viene utilizzato in questi anni come punto vendita, pur conservando la funzione di museo privato, e vengono eseguiti al suo interno lavori. Nel 1934 Bengujat vende la collezione e nel 1937 l’intero edificio alla Spanish Art Gallery. Nel 1940 lo stato italiano, confisca il palazzo, dichiarandolo bene nemico. Solo gli scantinati vengono utilizzati come rifugio antiaereo, nel 1948 la Spanish Art Gallery, tornata in possesso dell’edificio, avvia la vendita al conte Alessandro Contini Bonacossi.
In seguito, con decreto del 27 novembre 1951, Palazzo Davanzati diventa proprietà dello Stato e nel 1952 vengono avviati i lavori di restauro delle strutture e delle decorazioni parietali. Il museo viene aperto al pubblico nel 1956, ordinato a cura di Filippo Rossi e sotto la direzione di Luciano Berti. Da allora le collezioni sono andate arrichendosi grazie anche all’opera di Maria Rossi Torodow, direttrice dal 1972 al 1990, cui si deve, fra l’altro, la creazione dell’’importante settore dedicato ai merletti.

Palazzo Davanzati, Firenze, La Sala dei Pappagalli dopo l'intervento di restauroLa sala dei pappagalli

La Sala dei Pappagalli è uno degli ambienti più significativi del Palazzo, costituendo l'immagine stessa del Museo su manifesti, dèpliant, libri e cataloghi. La sua elegante decorazione geometrica a losanghe presenta una vivace cromia di rossi, verdi, gialli e motivi di fiori stilizzati e piccoli uccelli, i pappagalli, che le danno il nome e che, affrontandosi, richiamano il lusso delle auliche stoffe sassoni.
Le sue pareti dipinte suggeriscono una tappezzeria in stoffe pregiate pendente a tendaggio e sollevata dal pavimento, come si nota nei risvolti di vaio agli angoli delle pareti e lungo i fianchi del camino, mentre una bordura, correndo in basso, funge da finitura. Questa finta tappezzeria pare pendere dall'alto per mezzo di anelli sotto una loggettina a colonnine che si apre su verzieri dai fondi rossi e azzurri, con vasi da fiori poggiati sui davanzali e uccelli su alberelli tondeggianti di diverse specie. Una serie di finti archetti in prospettiva chiude in alto le pareti.
Le decorazioni murali, utilizzate a Firenze fin dal secolo XIII nelle sale delle dimore signorili – come testimonia anche Dante nella Vita Nova – ebbero grande diffusione durante tutto il periodo gotico. La alazzo Davanzati, Sala dei Pappagalli, particolare della decorazione pittorica delle paretidocumentazione di analoghi frammenti – alcuni dei quali esposti nella loggia di ingresso – provenienti da altre dimore (case dei Lamberti, degli Strozzi, dei Pilli etc.) che non ebbero la ventura di sopravvivere alla ristrutturazione del centro storico di Firenze capitale, testimonia la diffusione di questo genere di decorazioni, che consentivano allo Schiapparelli, nel 1908, di scrivere che "non ci fosse in Firenze casa signorile dove non esistesse almeno una stanza così decorata".
Un soffitto con travi a vista e travicelli decorati orna la Sala dei Pappagalli, sala da giorno del primo piano che presenta sulle pareti due nicchie a muro con sportelli per usi domestici e un grande camino, con cappa piramidale poggiata su architrave sostenuta da pilastri gotici. Palazzo Davanzati, Firenze, La Sala dei Pappagalli, particolare del camino, dopo il restauroL’arme dei Davizzi, dipinta al centro della cappa tra quelle degli Alberti e dei Ridolfi, si accompagna all'arme degli Alberti scolpita sull'architrave, rimandando al matrimonio di Francesco di Tommaso Davizzi con Catelana degli Alberti nel 1395, che fu occasione di aggiornamenti e abbellimenti del Palazzo. Il recente restauro, condotto con abilità e precisione, segue nel tempo altri interventi.
Il primo importante restauro fu quello effettuato da Elia Volpi, il quale, dopo aver acquistato nel 1904 il Palazzo dall'ultimo erede Antonio Orfei, lo riscattò dallo stato di abbandono in cui versava, restaurandolo sia da un punto di vista statico sìa nella facciata sia nell'interno.
L’intervento sulle decorazioni parietali fu ampiamente lodato dal Carocci, che così scriveva: "La decorazione di questa sala, e quella di altre stanze del palazzo consimili, tornò fortunatamente alla luce dopo aver tolte con ogni cura e diligenza le imbiancature che da secoli erano state sovrapposte: tali decorazioni sapientemente riordinate, offrono ora gli unici completi esempi della ricchezza con la quale si decorava un’abitazione signorile nel secolo XIV".
Ma, nel corso del Novecento, queste decorazioni ad affresco e a tempera, estremamente fragili, hanno avuto altri interventi di restauro negli anni cinquanta e ottanta. L'arredo della Sala dei Pappagalli, all’apertura del Palazzo nel 1910, consisteva in un tavolo, al centro, con sedie pieghevoli e "savonarole"; sulla parete di ingresso un cassone in pastiglia era sormontato da uno scaffale con maioliche, mentre nella nicchia sulla stessa parete era stato collocato un gruppo in terracotta della Madonna col Bambino. Nel secondo allestimento del 1920 trovarono posto in questa sala alcune delle opere più importanti di Elia Volpi, vendute poi dallo stesso antiquario, oltre ad un cassone quattrocentesco in pastiglia con figure allegoriche delle virtù, il coretto attribuito ad Antonio da Baiso, del 1440 circa, e il polittico di Benedetto Bembo, opere entrambe attualmente a Milano nel Museo del Castello Sforzesco. Quindi l’allestimento del Museo statale, inaugurato nel 1956, prima di Luciano Berti e poi di Maria Fossi, dotò la Sala di un arredamento che la improntava a un tono più familiare e domestico.
Per poter valutare appieno l’ottimo restauro, la sala viene presentata oggi senza alcun arredo, eccezion fatta per alcune maioliche nelle nicchie, che suggeriscono nell’allestimento definitivo, la destinazione di questa sala all'esposizione della collezione delle maioliche più antiche, soprattutto toscane.



Inquadramento tecnico


Il 22 giugno 1995, con Decreto Ministeriale, è stata autorizzata la chiusura del Museo di Palazzo Davanzati.
Sotto la direzione dell'arch. Laura Baldini è stato dato inizio al consolidamento, successivamente diretto dall’arch. Fulvia Zeuli, con la consulenza dell’ing. Leonardo Paolini.
Una serie di gravi dissesti aveva creato uno stato di allarme: nella sala dei “Pappagalli” il pavimento era vistosamente distaccato e la muratura di tutta la verticale era fuori piombo. Si leggeva un quadro fessurativo diffuso e di difficile interpretazione e numerose travi erano inflesse. Il palazzo é stato immediatamente messo in sicurezza con un articolato sistema di opere provvisionali, con puntelli e fasciature.
Come tutti gli edifici antichi, utilizzati in differenti modi nei secoli, palazzo Davanzati ha sofferto principalmente a causa di una serie di modifiche che poco hanno tenuto conto, con il loro sovrapporsi, della globalità della sua struttura. Demolizioni e ricostruzioni di pareti, consistenti tracce realizzate nella muratura per allogare impianti, vetustà delle coperture con notevoli infiltrazioni d’acqua e loro inadeguatezza strutturale sono tutti agenti di dissesto emersi con maggior chiarezza nel corso dei lavori.
Sono state eseguite infatti analisi di tipo endoscopico, prove di assorbimento, carotaggi, analisi della composizione degli intonaci dei materiali pittorici finalizzate a reperire la maggiore quantità possibile di informazioni.
Nella Sala dei Pappagalli è stato messo in luce un interessante sistema di ritenuta delle mensole in pietra aggettanti, realizzato con doppie travi di legno inserite nel corpo della muratura e collegate con tirafondi verticali. Purtroppo tutto il legno si è rivelato privo delle minime capacità strutturali, quasi sbriciolato, e quindi causa del vistoso ribaltamento delle mensole e del dissesto nel collegamento tra il soprastante muro d’ambito e gli orizzontamenti.

Interventi Principali
L’apparecchio ligneo di travi con tirafondi verticali a sostegno delle mensole, ritrovato all'internoPalazzo Davanzati, Firenze, Rilievo della facciata posteriore con riferimento al fuori piombo della muratura del primo piano, è stato sostituito con analogo sistema realizzato in ferro. Le mensole in pietra sono state rese di nuovo solidali con iniezioni di resina epossidica.
Nella parete d’ambito sul primo tratto di vicolo Capaccio, in verticale sulla sala dei “Pappagalli”, la muratura presentava poca coesione fra il paramento interno, a piombo, e quello esterno, fuori piombo. Il consolidamento è stato realizzato mediante l’introduzione in breccia di diatoni. Si tratta di elementi resistenti in pietra serena perpendicolari alla muratura, che tendono a migliorare il monolitismo trasversale. I conci sono formati da due pezzi troncopiramidali, collegati con due barre in acciaio, ad ottenere un concio unico a coda di rondine – geometria che aiuta a garantire la coesione. Nella sala dei “Pappagalli” questo intervento si è dovuto limitare ad una parte della profondità della muratura, a causa della presenza delle decorazioni e perciò si sono eseguite iniezioni di malta di calce a bassa pressione. Nella zona tergale, ove il muro era sottoposto alla sollecitazione di un tetto spingente, poi eliminata, le strutture orizzontali sono state rinforzate con catene e tiranti in ferro.

Palazzo Davanzati, Firenze, Intonaco realizzato senza l'uso di ponteggiLa mancanza dell’intonaco è stata una causa significativa di degrado. Si suppone che all’inizio del secolo scorso, in sintonia con il gusto dell’epoca che ha condotto alla riproposizione di arredi e decorazioni, il palazzo sia stato privato dell’intonaco. Da allora la superficie esterna, vero e proprio strato di sacrificio a protezione della struttura, non è più stata integrata o protetta. Si è avuta confema dei danni provocati dalla mancanza dell’intonaco durante il consolidamento della superficie pittorica della Sala dei Pappagalli che ha rivelato come che pareti d’ambito avevessero sofferto più delle altre dell’escursione termica e di infiltrazioni d’acqua.
Sulle facciate laterale e tergale è stata condotta dal prof. Andrea Vanni Desideri un’indagine stratigrafica con livello di approfondimento di tipo archeologico e con l’individuazione dei materiali costruttivi come indicatori cronologici, che ha consentito di risalire con esattezza alle fasi storiche del palazzo.
Avendo documentato e ben studiato tutto il racconto delle pietre e dei mattoni, si è potuto occultare il tessuto della facciata. L’intonaco é stato realizzato con cocciopesto e calci idrauliche naturali, affinchè avesse maggiore resistenza e contribuisse alla portanza della muratura. La superficie è stata infine velata a calce.


La copertura dell’abitazione del casiere, nella parete tergale era costituita da un tetto ad unica falda sorretto da travi inclinate prive di catene o tiranti. Si trattava di una struttura spingente che ha provocato lesioni sia nel pavimento degli ambienti all’ultimo piano che sulla muratura verticale esterna. È stato effettuato un semplice ma efficace intervento di modifiche delle capriate con apposizione di catene in legno collegate alla muratura con cravatte e capochiave in acciaio.

Gli interventi di consolidamento hanno reso necessario provvedere al restauro di molti degli elementi di finitura degli interni, quali gli intonaci e le dipinture dei muri, gli infissi interni ed esterni, i pavimenti, i soffitti lignei, le vetrate.
Ad opera della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale fiorentino è stato eseguito un intervento radicale di adeguamento e messa a norma di tutti gli elementi di finitura coinvolti.
È in corso il restauro della gran parte delle pitture murali che presentano danni da infiltrazioni d’acqua derivanti da cause differenti che sono state tutte esaminate.

Palazzo Davanzati, Rilievo della facciata posteriore con riferimento al fuori piomboPalazzo Davanzati, Rilievo della facciata posteriore con riferimento al fuori piomboPalazzo Davanzati, Individuazione delle lesioni sulla facciata lateralePalazzo Davanzati, Camera da letto delle Impannate, mappatura delle pareti murariePalazzo Davanzati, Camera da letto delle Impannate, prima del restauroCamera da letto delle Impannate, durante il restauroPalazzo Davanzati, Camera da letto delle Impannate, dopo il restauroPalazzo Davanzati, Camera da letto dei Pavoni, mappatura delle pareti murariePalazzo Davanzati, Camera da letto dei Pavoni, spolvero per la riproduzione del pavonePalazzo Davanzati, Camera de letto dei Pavoni, dopo il restauro.jpgPalazzo Davanzati, Sala dei Pappagalli dopo il restuaroPalazzo Davanzati, Sala dei Pappagalli dopo il restauroPalazzo Davanzati, Intonaco realizzato senza l'uso di ponteggiPalazzo Davanzati, Facciata dopo l'InterventoPalazzo Davanzati, Firenze, particolare della volta del cortile internoPalazzo Davanzati, Opere provvisionali nella cortePalazzo Davanzati, Palazzo Davanzati, Firenze, Il cortile interno ripreso dall'alto