Palazzo Mozzi Bardini

Localizzazione: Firenze
Proprietà: Demaniale

Tipo di intervento: Restauro conservativo

Inizio lavori:
Termine lavori:
in corso

Progetto e Direzione Lavori: Fiorella Facchinetti 
Assistenza tecnica:
Impresa esecutrice:
Finanziamento:

 



Inquadramento Storico
Il palazzo dei Mozzi, mercanti e tesorieri del Papa uniti in una ricca consorteria, nasce come un insieme di case e case torri fra il 1000 e il 1200. Dopo gli interventi rinascimentali e la trasformazioni in un unico prestigioso palazzo settecentesco, a causa del fallimento della consorteria, il complesso a fine ‘800 fu acquistato da una principessa russa che voleva ricondurlo alle “originali “ forme medioevali. Il progetto rimase incompiuto ed il palazzo divenne proprietà di Stefano Bardini, famoso antiquario fiorentino, che lo utilizzò come depositi e laboratorio, mantenendone quasi totalmente lo stato ibrido di “non finito”. Il figlio di Stefano, Ugo Bardini, lasciò allo Stato Italiano l’intero complesso che oggi è destinato in parte a sede della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino.


Inquadramento Tecnico
Obbiettivi primari dell'intervento di restauro in corso d'opera
1) Rendere alcuni ambienti funzionalmente idonei ad accogliere uffici pubblici
2) Realizzare il restauro di questi ambienti assolvendo anche ai dettami delle normative vigenti

Fra i temi affrontati vi è quello del restauro e consolidamento dei solai lignei che determinano l’orizzontamento fra il primo e secondo piano dell’edificio. Le finalità degli interventi su questi solai sono state:
• Recupero dell’integrità materica, estetica e dei caratteri decorativi di ogni elemento che li compongono
• Raggiungimento di una capacità di carico adeguata alle normative tecniche attuali senza produrre sostanziali modifiche nel comportamento strutturale globale dell’edificio
Il recupero dei singoli elementi lignei ha seguito, come filo conduttore, il criterio di mantenere l’omogeneità del materiale. A titolo di esempio vediamo un solaio di provenienza per ora ignota, aperto al centro per ospitare un grande lucernaio, adattato e utilizzato nei primi del ‘900 per coprire il vano D14. Il solaio è stato smontato, sono stati restaurati tutti gli elementi lignei, molti dei quali gravemente danneggiati da copiose infiltrazioni d’acqua, ed è stato rimontato. Diverse sono state le lavorazioni: Le mensole sono state messe in condizione di svolgere nuovamente la loro funzione, ricostituendo una buona adesione con la trave, tanto da ridurne effettivamente la luce. Alcune travi con ampie porzioni marcite sono state bonificate e le parti mancanti sono state ricostruite con legno di abete simile all’originale. In caso di porzioni particolarmente ampie si sono utilizzati diversi pezzi assemblati con colle particolari ottenendo una sorta di trave lamellare. Questo espediente, oltre a facilitare gli incastri e l’adesione alla trave originale, annulla quasi totalmente la possibile torsione delle nuove parti lignee. Delle viti in acciaio filettate messe in opera ortogonalmente al ‘pacchetto’ e imbullonate garantiscono ulteriormente la buona adesione fra i vari pezzi.

Oltre al consolidamento di alcuni singoli elementi dei solai lignei, è stato in alcuni casi necessario ricostruire intere porzioni di solaio mancante. Integrata la parte lignea e la decorazione pittorica, se pur semplificata, la capacità di carico dell’orizzontamento del vano D20 è stata poi potenziata con lamine di carbonio.
Le orditure dei solai lignei presenti al primo piano del palazzo possono distinguersi in due tipologie: solai a orditura semplice e solai a doppia orditura.
I solai a orditura semplice, che sormontano gli ambienti più piccoli che circondano il cortile, sono costituiti da un insieme di travi poste ortogonalmente alle facciate ed ai lati più lunghi dei vani e sormontate da un assito spartito da cornici che ne determinano una sorta di riquadri decorati a calce o a tempera. Sopra l’assito era la caldana e il pavimento in gres. Questi solai si presentavano in buono stato di conservazione, ma le travi non sostenevano la verifica ai nuovi carichi richiesti dal progetto. E’ stato quindi ottenuto un incremento di circa il 20% della capacità di carico applicando nella parte bassa delle facce laterali delle travi delle lamine di carbonio.
Nei casi in cui il solaio ligneo è controsoffittato con stuoie a cannicciato dipinte, non essendo perseguibile l’applicazione delle lamine, è stata seguita una diversa metodologia che implica una lavorazione all’estradosso del solaio. Nel vano, l’orizzontamento è stato rinforzato mettendo in opera dei profili pultrusi in fibra di vetro.

 

 

Pag. pubblicata in data 28.11.2011