Madonna col Bambino e Santi - Niccolò di Pietro Gerini

Niccolò di Pietro Gerini, Madonna col Bambino tra i Santi Giovanni Battista, Giacomo, San Marco e Sant’Ansano, dopo il restauro Collegonzi (Vinci), Chiesa di Santa Maria a Collegonzi
Soggetto
: Madonna col Bambino e Santi, 1385 
Autore: Niccolò di Pietro Gerini
Tecnica: tempera su tavola
Localizzazione: Empoli, FI, Chiesa di Santa Maria a Collegonzi (Vinci)
Dimensioni: 143x123 c.a.
Proprietà: Ecclesiastica 
Tipo di intervento: Restauro conservativo e pittorico
Inizio lavori: 2009
Fine lavori: 2011
Alta Sorveglianza: Cristina Gnoni Mavarelli 
Restauro: Sandra Pucci, Piero Gori 
Finanziamento: Rotary Club Empoli




Inquadramento Storico

Con il restauro del trittico di Niccolo di Pietro Cerini della chiesa di Santa Maria a Collegonzi, opera cheNiccolò di Pietro Gerini, Madonna col Bambino e Sant (part.) Collegonzi (Vinci) versava in condizioni conservative estremamente precarie, è stata recuperata una delle più preziose testimonianze trecentesche del territorio empolese.
Il trittico raffigura nella tavola centrale la Madonna col Bambino in trono e negli scomparti laterali i Santi Giovanni Battista e lacopo Maggiore (a sinistra) e Marco Evangelista e Ansano (a destra), nelle cuspidi entro tondi l'Angelo annunciante, Cristo benedicente e la Madonna annunciata, nella predella sempre entro tondi Cristo in pietà tra la Madonna e San Giovanni e alle due estremità San Biagio (sulla sinistra) e Santa Lucia (sulla destra) con accanto lo stemma del committente (scudo dal campo rosso con un albero e in alto il lambello angioino) ancora in via di identificazione.
Sotto la tavola centrale è apposta in caratteri romani la data che, benché di ardua lettura nelle ultime cifre per l’abrasione della pellicola pittorica, dopo l'intervento di pulitura pare interpretabile come 1385.
L’opera è stata ricondotta all’attività di Niccolo di Piero Gerini (attivo tra il 1368 e il 1414), prolifico pittore protagonista dell’ambiente artistico fiorentino dell’ultimo quarto del secolo XIV che ripropone un linguaggio neo-giottesco arricchito da preziosi stilemi decorativi desunti dalla bottega degli Orcagna. Questi caratteri –Niccolò di Pietro Gerini, Madonna col Bambino e Santi (part.) Collegonzi (Vinci)con forme di solenne monumentalità stemperate dall’eleganza dei sinuosi panneggi – emergono chiaramente nel trittico di Collegonzi dove accanto al maestro è possibile distinguere anche la mano di un abile collaboratore. I risultati più significativi conseguiti grazie alle operazioni di restauro, sono stati il consolidamento del supporto ligneo, liberato nel retro dalla pesante sovrammissione di materiali incongrui, la “riscoperta” della raffinata pellicola pittorica nuovamente apprezzabile a seguito della calibrata pulitura e la restituzione dell’originaria struttura del trittico, ottenuta con la rimozione delle tavolette triangolari apposte tra le cuspidi. Questi inserti, decorati con rigogliosi cespi acantiformi, erano stati inseriti tra le cuspidi in epoca imprecisata, probabilmente nel secolo XX, trasformando il trittico in una pala rettangolare secondo un procedimento non infrequente di “aggiornamento” per il mutamento del gusto o per il cambiamento di collocazione. La meditata decisione di rimuovere le aggiunte “esterne”, scelta che potrà essere riconsiderata in qualsiasi momento futuro, è stata presa in considerazione dell’importanza filologica di riproporre l’originaria conformazione del trittico e della modesta decorazione di tipo modulare di tali tavolette. È stato invece deciso di mantenere, quale significativa testimonianza storica, l’aggiunta pittorica degli scapolari nella mano destra della Vergine, dipinti, con ogni probabilità, tra la fine del secolo XVII e gli inizi del XVIII, per trasformare l’immagine in una Madonna del Carmine, alla quale nella chiesa di Collegonzi era dedicato un altare come risulta dalla Visita pastorale del 1735. La prima citazione del trittico del Gerini nella chiesa di Sante Maria a Collegonzi risale al 1638, non è però da escludere la provenienza dell’opera dalla pieve di San Giovanni Battista a Sant’Ansano come lascerebbe supporre la rappresentazione dei Santi Giovanni Battista ed Ansano negli scomparti laterali.

Cristina Gnoni Mavarelli


Inqudramento tecnico

Niccolò di Pietro Gerini, La Madonna, durante le fasi di restauroStato di conservazione
Lassemblaggio originale dell’opera era stato modificato per conferirle una forma rettangolare mediante inserti in legno decorato. In origine la tavola, costituita da 6 assi in legno di pioppo,aveva una struttura cuspidata molto vicina a quella che vediamo oggi anche se, purtroppo, la carpenteria della parte superiore è stata semplificata per inserire le aggiunte novecentesche. In origine le assi erano tenute insieme da due traverse, andate distrutte e sostituite da una larga tavola incollata sul retro. Nel cercare di proteggere il retro della tavola, fortemente aggredita dai tarli e con molte spaccature, era stato steso uno spesso strato di pece nera creando un effetto di asfaltatura. La superficie pittorica presentava gravi problemi di coesione al supporto sia per le importanti fenditure presenti nel legno, sia per i movimenti del tavolato non accompagnati dalla presenza delle traverse. Il colore era quasi completamente offuscato da uno strato molto spesso di residui di combustione (nerofumo di candele, torce, ecc) e da depositi atmosferici di vario genere (polvere stratificata). Sotto tale strato la superficie pittorica appariva coperta in modo discontinuo e striato da sostanze filmogene di tono giallo-arancio.

Niccolò di Pietro Gerini, La Madonna dolente, durante le fasi di restauroIntervento di restauro
Il primo intervento è consistito nella rimozione delle aggiunte decorative montate tra le cuspidi; lo strato di pece nera è stato ammorbidilo e completamente eliminato per consentire gli interventi di risanamento successivi, cioè "Pincuneatura" delle spaccature e la ricostruzione delle parti mancanti mediante intassellatura. In corrispondenza delle cuspidi sono stati rimossi e adeguatamente incollati i vari tasselli che risultavano grossolanamente assemblati. Inoltre sono state montate due nuove traverse scorrevoli su slittini interni. Il dipinto è stato sottoposto ad intervento di disinfestazione dagli insetti xilofagi che l'avevano ripetutamente attaccato usando i metodi più efficaci cioè "Panossia" e l'imbibizione con liquido tarlicida che svolge anche azione repellente. La pulitura è consistita nell'assottigliamento differenziato e progressivo di quanto si è stratificato nel tempo, in modo da raggiungere il rapporto armonico tra i colori. I solventi usati sono stati inseriti in miscele con supportanti inerti, per limitare al massimo la loro penetrazione negli strati sottostanti al colore. I distacchi di colore e preparazione sono stati adeguatamente riaccostati al supporto e le lacune e i fori di tarlo integrati con operazioni di stuccatura e ritocco pittorico sia 'a selezione' che 'a imitazione'. Ha concluso l'intervento la verniciatura protettiva con resina mastice in trementina applicata a pennello.  

Sandra Pucci - Pietro Cori

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